
Continuano ad essere diffusi nuovi attestati di solidarietà ai 21 denunciati per il corteo spontaneo della sera del primo ottobre a Parma. Di seguito pubblichiamo quelli del Centro studi movimenti, del Comitato provinciale dell’Anpi e dell’Unione sindacale di base di Parma.
Centro studi movimenti:
Il 1° ottobre scorso la Global Sumud Flotilla è stata assaltata e arrestata dalle forze armate israeliane. Quel nuovo atto di arroganza del governo di Benjamin Netanyahu contro ogni solidarietà umana e ogni regola del diritto internazionale ha suscitato un moto di indignazione profondo, tanto che numerose sono state le manifestazioni al grido di “Blocchiamo tutto!”. E così anche a Parma, dove a sera inoltrata, un ritrovo con passa parola in piazzale Picelli (in Oltretorrente, l’epico Oltretorrente!), si è trasformato in corteo spontaneo per le strade della città buia e sonnecchiante.
Un corteo che da “Parma vecchia” si è diretto prima in “Parma nuova”, e poi alla stazione ferroviaria, dove centinaia di persone hanno bloccato il traffico ferroviario per segnalare il loro sdegno verso il governo di Giorgia Meloni che da due anni giustifica, balbettando scompostamente, lo sterminio, missile dopo missile, di oltre 72 mila persone, in gran parte donne e bambini. Un corteo determinato ma pacifico, senza eccessi, solo pieno d’indignazione e rabbia. Un corteo applaudito dalle persone che lo hanno incrociato (come quelle davanti al Teatro Regio, in una pausa del Falstaff di Verdi), e che spesso gli si sono unite.
Quella sera si è vista la Parma più bella. Quella che non si gira dall’altra parte, quella che traduce la rabbia personale in azione collettiva, per scuotere il sonno della ragione, per scrollarsi via il torpore dell’indifferenza, per mettere sotto accusa la complicità dei potenti di un genocidio di cui le generazioni a venire ci chiederanno conto. Per far questo, insieme a tante altre città, quella bella Parma è stata costretta a bloccare anche il traffico ferroviario e pochi giorni dopo quello sulla tangenziale perché il governo italiano, complice, continuava a farfugliare le sue assurde giustificazioni mentre un popolo intero continuava a morire.
In quel corteo c’erano persone molto diverse, ma tutte sentivano che quella sera era giusto essere lì. E insieme a loro vi erano anche alcuni rappresentanti della città, i rappresentanti del popolo, perché quello era il luogo dove dovevano essere: insieme alla bella Parma e al suo sdegno.
Quella sera, però, è stata osservata anche da chi ha scrutato tutto questo con altro sguardo. Quello ostile, attento a valutare i “passi falsi” dell’avversario da sfruttare a proprio vantaggio. Quello inquisitorio, alla ricerca di irregolarità per avanzare nella carriera personale. Quello di chi invece di guardare la luna, guarda il dito di chi la mostra. E invece di lodare il riemergere di un moto democratico che solidarizza verso le sofferenze di altri uomini e donne, si ferma ad annotare ogni infrazione di norme e commi, e a quelle sofferenze mostra le spalle, complice anch’esso.
Queste 21 denunce sono, nel piccolo e provinciale ambiente della nostra città, la rappresentazione concreta di come va oggi il mondo. Da un lato coloro che rendono sempre più repressive le regole burocratiche di una democrazia che vorrebbero distruggere a favore del loro potere, guidati da puri interessi personali e, dall’altro, quanti tentano di opporsi alla loro devastazione per ricostruire dal basso forme di partecipazione popolare e valori di solidarietà e giustizia sociale.
Il Centro studi movimenti non ha dubbi su quale fronte della barricata schierarsi: totale e concreta solidarietà ai 21 denunciati per i fatti del 1° ottobre 2025.
Anpi, Comitato provinciale di Parma:
Esprimiamo la nostra più profonda solidarietà e vicinanza ai cittadini, agli amici e ai compagni indagati per la manifestazione dello scorso ottobre a sostegno di “Global Sumud Flotilla”.
In quei giorni, mentre il mondo intero assisteva alla sistematica violazione del Diritto Internazionale da parte dello Stato di Israele, a Parma c’era chi sceglieva di non restare indifferente, portando in piazza la voce della coscienza civile.
Siamo orgogliosamente al fianco degli amministratori e dei consiglieri coinvolti in questa indagine. A loro va il nostro riconoscimento per aver messo il proprio corpo e la propria funzione a difesa dei valori universali, dell’Umanità, della Pace, manifestando con onore e rigore nel solco della legalità costituzionale.
Chi oggi avvalla una sorta di “concorso morale” – mossa nei confronti di chi ha agito pacificamente e con senso delle istituzioni – nasconde malamente il sapore amaro dell’intimidazione politica. È il segnale di un clima pericoloso, dove il tentativo non è colpire atti violenti, ma l’idea stessa che il dissenso possa essere espresso e rappresentato.
Questo è il volto repressivo della Legge 80/2025: La trasformazione della protesta nonviolenta in un delitto penale. La criminalizzazione della resistenza passiva come strumento per svuotare lo spazio pubblico. Lo smantellamento del diritto di opposizione per imporre una cultura del silenzio e della sanzione ideologica.
Non si può, né oggi né mai, lasciare solo chi si è speso per denunciare l’oppressione e lo sterminio di un popolo. Difendere il diritto di manifestare contro le ingiustizie commesse dallo Stato di Israele significa difendere la democrazia in casa nostra.
Per questo, con forza, ribadiamo la nostra scelta di campo: restiamo umani, restiamo solidali. Lo facciamo con la fermezza che la storia civile, partigiana e antifascista della città di Parma ci ha insegnato.
Unione Sindacale di Base, Confederazione di Parma:
Solidarietà agli indagati per le manifestazioni contro il genocidio in Palestina: no alla criminalizzazione della solidarietà internazionale e del dissenso al Governo Meloni.
USB di Parma esprime piena solidarietà ai 21 cittadini e cittadine attualmente sottoposti a procedimento giudiziario in seguito alla loro partecipazione alla manifestazione del 1° ottobre, in risposta al blocco israeliano della flotilla umanitaria diretta a Gaza e all’arresto dei suoi equipaggi.
La manifestazione di quella giornata si inserisce nel contesto straordinario di mobilitazioni di quei giorni, durante i quali centinaia di migliaia di persone in tutta Italia hanno bloccato stazioni, porti, strade e fabbriche per esprimere solidarietà al popolo palestinese e denunciare le responsabilità dei governi occidentali.
È grave il fatto che la partecipazione a manifestazioni come quella svoltasi a Parma possa oggi costituire oggetto di indagine penale: siamo di fronte alla ennesima conferma del pesante attacco al diritto costituzionalmente garantito alla libera manifestazione del pensiero e alla partecipazione democratica.
È un chiaro gesto repressivo che cerca di punire chi in quei giorni, non è rimasto a casa, ma è sceso in piazza perché non vuole essere complice del nostro governo e del genocidio in Palestina: la nostra organizzazione ribadisce con fermezza che il diritto di manifestare è un pilastro fondamentale della democrazia e rappresenta una regressione sul piano delle libertà civili.
Rivendichiamo con orgoglio quelle giornate di lotta e solidarietà, rivendichiamo che la volontà di un popolo che lotta a fianco della Palestina non può essere ridotta al silenzio attraverso sanzioni e denunce.
