Non un passo indietro. Sabato 30 maggio un nuovo corteo per la Palestina a Parma

da Comunità palestinese di Parma e solidali

Sabato 30 Maggio, alle ore 16, da piazzale Picelli, a Parma, corteo cittadino contro il genocidio e per denunciare i complici di Israele che fanno da scorta politica e mediatica. Corteo contro le aggressioni sioni-imperialiste e contro le politiche del riarmo e della guerra che alcuni stati, insieme alla Commissione europea, continuano a propagandare. Corteo a fianco dei popoli palestinese, libanese e iraniano. Corteo solidale con la Global Sumud Flotilla. Corteo a fianco degli indagati (39 a Parma) per dire che la solidarietà non si indaga e non si processa. Corteo per la libertà e la democrazia contro ogni tipo di repressione. Corteo per dire che non arretriamo di un passo e che saremo fermi sui nostri principi di giustizia e libertà. Siamo tutti colpevoli di Palestina.

Domani 23 maggio nuovo presidio a Parma di solidarietà alla Palestina, alla Flotilla e ai 39 denunciati

da Comunità palestinese di Parma e Coordinamento cittadino per la Palestina

Da Israele arrivano immagini di violenze e torture ai membri della Flotilla fermati illegalmente in acque internazionali. Questo avviene mentre a Gaza e in Cisgiordania continuano le stragi quotidiane con l’obiettivo dichiarato di espellere ogni palestinese e il governo di Tel Aviv approva la pena di morte su base etnica. Anche se in silenzio, il genocidio continua.

Le reazioni del governo italiano di fronte a questi atti sono solo di facciata. Si critica a parole l’operato israeliano ma non si mettono in discussione i rapporti politici, economici e militari e in tutta Italia si cerca di intimidire e crminalizzare chi scende in piazza al fianco del popolo palestinese. Solo a Parma sono state notificate 39 denunce.
Invitiamo tutti a mobilitarsi, facciamogli vedere che l’israelizzazione della nostra città non passerà.

Al Barrique Piazzale Picelli, giovedì 14 maggio si parla di polizia, “il braccio armato del potere”

di Centro studi movimenti

Giovedì 14 maggio alle 18.30, negli spazi del Barrique Piazzale Picelli, arriva Michele Di Giorgio per presentare il suo libro Il braccio armato del potere. Storie e idee per conoscere la polizia italiana, pubblicato da nottetempo nel 2024. A dialogare con l’autore sarà Andrea Cossu del Centro studi movimenti, in un incontro che promette di affrontare un tema spesso discusso a slogan, ma raramente approfondito con strumenti storici e spirito critico.

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Il 25 aprile è inconciliabile con chi sostiene il genocidio del popolo palestinese

da Comunità palestinese di Parma, Fronte della Gioventù Comunista – Parma, Potere al Popolo – Parma

Diverse persone sono state raggiunte da un avviso di fine indagini per la contestazione alla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile dell’anno scorso. Queste notifiche non ci stupiscono troppo; dopo le 21 denunce arrivate dopo le mobilitazioni per la Flotilla, sono la prova di un atteggiamento repressivo a livello nazionale verso chiunque osi mettere in discussione l’operato del governo italiano o dei suoi alleati, tra cui Israele. Se solo a Parma vengono aperti 40 procedimenti per chi lotta contro un genocidio significa che ci attendono tempi bui.

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Siamo tutt* colpevoli di Palestina. Sabato 11 aprile, presidio di solidarietà con i 21 indagati per le manifestazioni contro il genocidio

da Comunità palestinese di Parma e solidali

La sera del primo ottobre, mentre a Gaza continuava il genocidio, tra tonnellate di bombe e la fame usata come arma di guerra, decine di migliaia di persone in tutto il Paese scesero in piazza in difesa della Global Sumud Flotilla, che proprio in quelle ore veniva attaccata dalla marina israeliana.
La notizia del blocco della flotta scatenò rabbia e una forte indignazione anche nella nostra città, dove duemila persone scesero in strada per protestare contro l’ennesima azione criminale del governo Netanyahu, ricercato, assieme al suo ministro Gallant, dalla Corte Penale Internazionale.

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Fanta reati per treni ritardati

di Luca Marola

Gran clamore per un’inchiesta che sembra tutto fuorché un’inchiesta.

Il Procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, dopo essere uscito scornato solo pochi mesi fa da un processo in cui pretendeva di “fare giurisprudenza” sulla mia pellaccia inventandosi il fanta reato di detenzione e spaccio di una droga che non droga (e quindi non è droga), solo perché era tanta, e volendomi negare le attenuanti perché ho attaccato un adesivo su un palo della luce in cui c’era scritto “la marijuana non fa niente, speriamo non si annoi”, si è appena inventato nuovi fantasmagorici reati.

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Solidarietà ai 21 denunciati per il corteo sulla Palestina dell’1 ottobre scorso

La redazione

La vetrina della Casa delle donne di Parma di via Melloni.

Dopo la notizia della denuncia di 21 persone per la manifestazione spontanea della sera del primo ottobre scorso avvenuta a Parma in solidarietà con la Global Sumud Flotilla, fermata quel giorno stesso dalle forze del governo israeliano, ieri sono stati diffusi numerosi comunicati di solidarietà ai denunciati appartenenti a diversi gruppi della sinistra antagonista della città, oltre che a due assessori della giunta comunale (Francesco De Vanna e Caterina Bonetti) e due consigliere comunali (Gabriella Corsaro e Victoria Oluboyo). Li pubblichiamo di seguito, esprimendo anche la nostra totale solidarietà ai denunciati.

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Una treccia non dovrebbe diventare un campo di battaglia. Cronaca dal Rojava

Riceviamo e volentieri pubblichiamo [ndr].

In queste settimane, ciò che sta accadendo in Rojava e nel Kurdistan turco colpisce in modo diretto i corpi, le vite e la dignità delle persone, in particolare delle donne e dei bambini. Non si combatte solo con le armi, ma attraverso il controllo quotidiano, l’umiliazione sistematica e la paura normalizzata.

Scrivo da qui. Mi trovo a Mardin, nel Kurdistan turco. Da quando sono arrivata vedo passare carri militari diretti verso il confine siriano, in direzione di Nusaybin. Li vedo ogni giorno. Vedo anche ciò che raramente viene raccontato: persone fermate per strada, gruppi di amici bloccati solo perché insieme, perquisiti “per la sicurezza pubblica”. Ma quale sicurezza, quando bastano cinque o sei giovani fermi a parlare per essere trattati come una minaccia?

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