Sono 23 milioni, lascio?Il caso Ferrarini e una domanda sul futuro dell’industria agroalimentare parmense

di Andrea Bui

Il 4 agosto la Regione Emilia-Romagna ha annunciato con soddisfazione il progetto del nuovo stabilimento Ferrarini a Masone, nel Reggiano: quasi 100 milioni di euro di investimento, 145 posti di lavoro salvaguardati, un impianto tecnologicamente avanzato costruito recuperando un’area industriale dismessa. Il nuovo sito dovrebbe portare gli occupati a circa 159 e la capacità produttiva fino a 18 mila tonnellate l’anno, con l’obiettivo dichiarato di aumentare fatturato ed esportazioni verso Europa e Nord America. Poi Il Fatto Quotidiano ha aggiunto alla storia un dettaglio importante: Ferrarini Lab, società controllata dal gruppo Pini, ha chiesto al ministero delle Imprese 23,2 milioni di agevolazioni sui 99,9 milioni complessivi dell’investimento.

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Una statua che non è mai stata ferma. A settant’anni dall’inaugurazione del monumento al Partigiano

di William Gambetta

Il 30 giugno 1956, in un’assolata giornata d’inizio estate, veniva inaugurato a Parma il monumento al Partigiano. Davanti a decine di migliaia di persone, alle massime autorità dello Stato (tra cui il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi) e delle istituzioni comunali e provinciali, ai reparti delle forze armate schierati, ai gonfaloni dei comuni decorati e alle bandiere delle brigate partigiane, si celebrava la Resistenza quale momento fondativo della nuova Italia democratica.

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Bui (Potere al popolo) risponde alla Cavandoli (Lega) sulle carceri: “la Lega guarda il dito, ma il problema è la Luna”

di Andrea Bui*

Le dichiarazioni della deputata e consigliera comunale della Lega Laura Cavandoli sulle carceri riducono ancora una volta un problema complesso a uno schema propagandistico: le carceri sarebbero sovraffollate perché ci sono “troppi stranieri”. È una lettura comoda, utile alla polemica politica, ma incapace di spiegare davvero cosa sta accadendo dentro gli istituti penitenziari italiani e dentro quello di Parma.

Partiamo da un punto semplice: la presenza di persone straniere in carcere è un dato reale, ma non è una spiegazione. Dire che in alcune regioni del Nord la quota di detenuti stranieri è alta non significa aver individuato la causa del sovraffollamento. Significa, semmai, dover guardare a come funzionano il sistema penale, le politiche migratorie, l’accesso alla difesa, alle misure alternative, al lavoro, alla casa, ai documenti e ai percorsi di reinserimento.

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Ciao Chetto!

I compagni e le compagne del movimento antifascista

I compagni e le compagne annunciano con profondo dolore la scomparsa di Chetto, Marco Pescina, compagno di una vita intera, di tante lotte sociali e di un cammino instancabile verso una società più giusta.

Il suo viaggio, iniziato nel movimento antagonista di Firenze e approdato a Parma, ha lasciato un segno indelebile in tutti noi. Lo ricordiamo sulle barricate della memoria e del presente, e come anima del Circolo “Mariano Lupo”.

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Cittadine! Le donne che fecero la Repubblica, ottant’anni dopo, in un seminario alla Casa delle donne

di Ines Artoni

Sabato 6 giugno, alla Casa delle donne di via Melloni 1, nel pieno centro di Parma, oltre settanta persone hanno partecipato al seminario di studi Cittadine! 1946, le donne, la Repubblica, promosso dal Centro studi movimenti, dalla Casa delle donne e dalla sezione cittadina dell’ANPI “Laura e Lina Polizzi”. Un incontro nato a pochi giorni dall’ottantesimo anniversario del referendum del 2 giugno 1946 e del primo voto politico delle donne italiane.

L’impressione, fin dalle prime battute, è stata quella di una discussione che provava a sottrarsi alle celebrazioni rituali. Più che commemorare una data, le relatrici hanno ricostruito un processo storico complesso, fatto di mobilitazioni, contraddizioni, aspettative e resistenze. Un percorso che portò milioni di donne a entrare per la prima volta nella cittadinanza politica e che contribuì a ridefinire il significato stesso della democrazia nel dopoguerra.

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Matria, amargi, serhildan. Tre parole per il Rojava a Fidenza

di Marco Romeo*

Matria, amargi, serhildan: sono queste le tre parole cardine con cui riassumere la partecipata ed emozionante serata dedicata al Rojava che abbiamo vissuto venerdì 22 maggio al circolo ‘Il girasole’ in via Ariosto a Fidenza, grazie all’organizzazione di PaP Fidenza, Rete Kurdistan Parma, Associazione Jambo e ANPI.

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“Ricordiamo la Nakba”: sala piena a Parma per l’iniziativa sulla Palestina. Presentato anche l’opuscolo sulla Brigata ebraica

La redazione

(Fotografia di Simona Spaggiari).

Venerdì 15 maggio la sala del Circolo Aquila Longhi di Parma era gremita. Oltre un centinaio di persone hanno partecipato all’iniziativa “Ricordiamo la Nakba del popolo palestinese”, promossa dalla Comunità palestinese e dai collettivi solidali cittadini, in una serata che ha intrecciato memoria storica, attualità politica e solidarietà internazionalista. Al centro dell’incontro, il ricordo della Nakba del 1948 – la “catastrofe” che per il popolo palestinese coincide con l’espulsione di centinaia di migliaia di persone dalle proprie terre e con la nascita dello Stato di Israele – ma anche la presentazione dell’opuscolo Liberatori o colonizzatori? La Brigata ebraica tra la Seconda guerra mondiale e la pulizia etnica in Palestina, curato dalla Comunità palestinese di Parma.

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Priamo Bocchi sostiene l’inclusione?! Gli assurdi tentativi di “sterilizzare” il 25 aprile

di Emanuele Leonardi

La contestazione allo striscione della Brigata ebraica filosionista a Parma del 25 aprile 2025 (foto di parmatoday.it).

Voladora ha già dedicato attenzione alla vicenda dell’avviso di fine indagine recapitato a 18 militanti della sinistra parmigiana per i fatti del 25 Aprile 2025, pubblicando un importante comunicato della Comunità Palestinese, del Fronte della Gioventù Comunista e di Potere al Popolo.

Su quel piano, non ho nulla da aggiungere: mi limito alla condivisione piena. Vorrei però dedicare una riflessione al peculiare contesto politico in cui si situano i fatti in questione. In particolare, partirei dalle parole che Priamo Bocchi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ha rilasciato alla “Gazzetta di Parma” (venerdì 8 maggio): “Nessuno dovrebbe sentirsi escluso da uno spazio pubblico per la propria identità o per le proprie idee”.

A prima vista, si tratta di un ragionamento condivisibile – pure troppo, forse: sembra quasi un manifesto di inclusività “woke”, infarcito di quella tolleranza da mollaccioni che certo farebbe storcere il naso allo smemorato ministro Valditara.

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I reietti del Novecento hanno vinto

di Marco Severo e William Gambetta

I reietti del Novecento hanno vinto. Le canaglie del secolo prendono posto nel tempio civile. Eccoli, in bell’ordine schierati per nome e cognome. Una lapide commemorativa è per loro, posta nella sede del potere democratico, all’ingresso del Municipio.

Una lapide immaginata a Barcellona e realizzata a Parma, che affianca altre, di secoli passati, poste a ricordo di combattenti di altre battaglie e altri sguardi. Tutte a comporre, lungo i Portici del grano, un memoriale cittadino, spesso impercettibile nei ritmi del correre frenetico del terzo millennio, eppure ancora importante nella costruzione di un’identità che ci aiuta nel caotico e impalpabile presente.

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La voce di Antonio Cieri in Spagna nella stampa antifascista

di Franco Ferrari

Antonio Cieri, anarchico, nato a Vasto (Abruzzo) il 10 novembre 1898, arrivò in Spagna tra i primi italiani già alla fine di luglio del 1936, poche settimane il colpo di Stati dei generali antirepubblicani. Entrò nelle fila della Sezione Italiana della Colona Ascaso, nella quale, affiancati ad una maggioranza di anarchici, si erano integrati uomini di Giustizia e Libertà, guidati da Carlo Rosselli, nonché militanti di altre formazioni politiche. La Sezione si era costituita il 13 agosto e pochi giorni dopo una prima colonna lasciava la capitale catalana per dirigersi verso il fronte di Huesca.

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