L’Alto commissariato dell’ONU per i diritti umani ha accolto la petizione di Maria

da Rete Diritti in Casa

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha accolto la petizione di Maria, una cittadina italiana residente a Parma, sottoposta a provvedimento di sfratto e per la quale si stava prospettando l’esecuzione dello stesso senza previsione di alternative che rispettassero la dignità e la tutela della famiglia, della quale fa parte anche una nipote di 11 anni. Dopo avere attentamente esaminato il caso l’Alto Commissariato ha emanato una direttiva trasmessa allo Stato italiano e alla diretta interessata, con la quale si richiede la sospensione della procedura di sfratto in attesa della definizione di una soluzione abitativa adeguata per il nucleo. La questione è ora passata al Tribunale di Parma che non potrà che prendere atto delle direttive di un organismo internazionale sovraordinato.

Lo Stato Italiano ha infatti aderito al Patto Internazionale sui Diritti Economici Sociali e Culturali dell’ONU che all’art. 11 prevede il rispetto del diritto di ognuno a uno standard di vita adeguato per sé e per la propria famiglia, richiamando espressamente la necessità per ognuno di avere un alloggio adeguato. La Commissione che vigila sul rispetto dei trattati riconosce sempre più spesso che questo diritto non viene riconosciuto e interviene richiamando lo stato italiano e le sue diramazioni territoriali a provvedere in merito. A tutela della incolumità e del rispetto delle persone i cui diritti non vengono riconosciuti, vengono momentaneamente sospesi i provvedimenti (come lo sfratto) che possono portare gravi e irreparabili disagi alle persone coinvolte.
In pratica l’ONU riconosce che lo sfratto senza soluzioni alternative adeguate è da considerarsi un atto violento e non rispettoso dei diritti umani di base. Se portiamo queste valutazioni alle conclusioni logiche che ne derivano, a dover essere messo in discussione è il sistema delle politiche alloggiative nel suo complesso, un sistema che, come andiamo denunciando da decenni, esclude i più deboli, i più bisognosi e i più fragili, essendo diventato un redditizio terreno di pascolo per la rendita privata, per le imprese immobiliari, per la speculazione finanziaria, un sistema in sé escludente in cui l’intervento pubblico si è eclissato per lasciare tutto lo spazio possibile alla crudele legge del mercato.
E’ chiaro che non si può andare avanti così. L’intervento dell’ONU ci conforta nelle nostre rivendicazioni ma siamo coscienti del fatto che solo il conflitto sociale organizzato e coordinato nelle sue diramazioni potrà portare a un cambiamento di questa società anche se non disdegniamo nessun metodo di intervento.
Pertanto confermiamo il presidio antisfratto di giovedì 12 maggio davanti a casa di Maria in Borgo delle Colonne 11 per prevenire eventuali blitz che a questo punto sarebbero del tutto illegali. Nello stesso luogo alle ore 9:00 si terrà una conferenza stampa per riferire in merito all’intervento dell’Alto Commissariato Onu sullo sfratto di Maria.