Il 30 giugno 1956, in un’assolata giornata d’inizio estate, veniva inaugurato a Parma il monumento al Partigiano. Davanti a decine di migliaia di persone, alle massime autorità dello Stato (tra cui il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi) e delle istituzioni comunali e provinciali, ai reparti delle forze armate schierati, ai gonfaloni dei comuni decorati e alle bandiere delle brigate partigiane, si celebrava la Resistenza quale momento fondativo della nuova Italia democratica.
da Comunità palestinese di Parma, Fronte della Gioventù Comunista – Parma, Potere al Popolo – Parma
Diverse persone sono state raggiunte da un avviso di fine indagini per la contestazione alla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile dell’anno scorso. Queste notifiche non ci stupiscono troppo; dopo le 21 denunce arrivate dopo le mobilitazioni per la Flotilla, sono la prova di un atteggiamento repressivo a livello nazionale verso chiunque osi mettere in discussione l’operato del governo italiano o dei suoi alleati, tra cui Israele. Se solo a Parma vengono aperti 40 procedimenti per chi lotta contro un genocidio significa che ci attendono tempi bui.
Come si racconta oggi la Resistenza? E quali linguaggi possono ancora parlare alle nuove generazioni senza trasformare la memoria in una celebrazione distante e retorica? Proverà a rispondere a queste domande “Ribelli pop. Raccontare la Resistenza oggi”, una mattinata di riflessione in programma sabato 9 maggio, dalle 9.30 alle 13, all’auditorium “Mattioli” del Palazzo del Governatore, in piazza Garibaldi a Parma.
L’iniziativa ha l’obiettivo di rileggere la lotta partigiana attraverso forme artistiche e narrative capaci di intrecciare riflessione storiografica, memoria collettiva e cultura popolare. Non solo Storia dunque, ma anche fumetti, musica, letteratura, cinema e persino giochi da tavola. Forme di divulgazione del passato che negli ultimi decenni hanno contribuito a rinnovare il modo di raccontare l’esperienza partigiana.
La vita di Emilio Canzi è una di quelle che non si scordano, per le straordinarie vicende che lo travolgono e, al tempo stesso, lo vedono protagonista.
Piacentino di nascita, classe 1893, Canzi è stato un anarchico e molto di più. Fu un giovane soldato nell’occupazione italiana in Libia, un combattente della Grande guerra, un dirigente della milizia degli Arditi del popolo, un esiliato politico in Francia, un volontario antifascista nella “rivoluzione” spagnola, un prigioniero nei lager tedeschi, un confinato del regime fascista, un partigiano delle formazioni della Resistenza piacentina, anzi il comandante partigiano di tutte quelle formazioni, il “comandante anarchico”.
Il 25 aprile più di 10.000 persone sono scese in piazza nella nostra città per ricordare la lotta di Liberazione e gli ideali di giustizia, pace e libertà che l’hanno animata, oltre al sacrificio individuale di chi ne ha fatto parte, mettendo da parte le proprie comodità per lottare contro il fascismo e la sua visione del mondo becera, razzista ed escludente.
Una marea umana, determinata e coesa, che in maniera del tutto coerente, ancora una volta, ha ribadito la propria contrarietà alle politiche del governo Meloni, che intendono soffocare la società e i suoi desideri attraverso politiche fortemente autoritarie e reazionarie e la repressione del dissenso, comunque esso si manifesti.
Crediamo fermamente che il 25 Aprile sia un giorno di lotta. Il giorno in cui è giusto ricordare i sacrifici che il popolo italiano e i suoi partigiani hanno sofferto per la Liberazione. Il giorno in cui raccogliere la bandiera dei partigiani e continuare a combattere nel nostro tempo le stesse battaglie per cui loro combatterono allora. Per questo invitiamo tutti coloro che tra settembre e ottobre sono scesi in piazza per la Palestina, tutti coloro che hanno bocciato con convinzione il governo al referendum, a scendere in piazza in uno spezzone unitario e di classe contro le politiche di riarmo del governo, per la pace e a fianco del popolo palestinese.
Un momento di Quartieri Partigiani di un’edizione passata (foto di Lorenzo Melegari).
Dopo il Montanara, il Pablo e il Montebello, Quartieri Partigiani arriva al San Leonardo. La passeggiata fatta di canti, musica e racconti ‒ curata dal Coro dei Malfattori e dal Centro studi movimenti ‒ ci porterà per le strade del quartiere a nord della città, al centro del dibattito politico e amministrativo degli ultimi anni.
Partigiani in piazza Prampolini a Reggio Emilia, 25 aprile 1945 (Archivio ISTORECO).
Cosa rimane della “grande illusione” a pochi mesi dall’ingresso trionfale dei partigiani armati nelle città italiane? Come si è passati dal sogno di un’Italia radicalmente rinnovata alla constatazione che i rapporti sociali e le dinamiche politiche erano impregnati di vischiosità e conservazione? Queste le domande a cui cercherà di rispondere il corso “Che fine hanno fatto?” Esiti politici, sociali e antropologici della guerra partigiana, a cura di Santo Peli, in collaborazione con la Sezione “Laura e Lina Polizzi” dell’Anpi di Parma, che si svolgerà dal prossimo 10 marzo al 31 marzo.
Le vetrine della Casa delle donne di Parma in via Melloni.
La Casa delle donne risponde ai cori fascisti che il 28 ottobre sono risuonati in borgo del Parmigianino, strada a pochi metri dalla sua sede di via Melloni. E lo fa esponendo dalle sue vetrine grandi immagini di due donne che 80 anni fa hanno già risposto a quella cultura violenta e oppressiva che i giovani di Gioventù nazionale sembrano rimpiangere.
Due partigiane – la parmigiana Mirka Polizzi e la bellunese Aida Dal Mas – che dovrebbero ricordare a tutti quanto sia stato faticoso per le donne di allora conquistarsi un ruolo diverso da quello che i fascisti (quelli che cantavano Giovinezza) hanno sempre imposto loro. Due partigiane che hanno sovvertito quel ruolo materno, ancillare, domestico che il fascismo ha cucito addosso ad ogni donna.
I giovani universitari fascisti dicevano: “non vogliamo le donne in università, le vogliamo nude sul sofà”. Queste due donne, come tutte le altre che hanno aderito alla lotta di Liberazione, hanno risposto a quella cultura sessista e non dovremmo dimenticare mai quanto sia stata faticosa ma anche dirompente e necessaria quella rottura.
La loro fatica la nostra fatica, la loro battaglia la nostra battaglia. Ora e sempre Resistenza.
Ottant’anni fa, dopo gli ultimi combattimenti di fine aprile per liberare la città, il 9 maggio 1945, le migliaia di uomini e donne delle brigate partigiane del Parmense sfilarono nel centro di Parma, da viale San Michele fino a piazza Garibaldi, dove ad attenderle vi erano gli ufficiali delle Forze alleate, i comandanti della Resistenza, i dirigenti del Comitato di liberazione nazionale e le nuove autorità democratiche.