di Casa delle donne Parma

24 novembre 2025, Amleta e Differenza Donna rendono pubblica la sentenza del tribunale del lavoro di Parma che ha condannato un noto regista parmigiano e il più importante teatro di prosa della città per molestie di contenuto sessuale e violenze sessuali e al risarcimento psicologico del danno non patrimoniale.
La città che cambia perché nulla cambi
La 1ª anomalia: gli uomini di potere e i teatri di potere non si possono nominare, neanche quando vengono riconosciuti colpevoli di qualcosa, neanche quando vengono condannati in tribunale.
La 2 ª anomalia: tutti si aspettano che in un caso di violenza a parlare siano le donne, come se gli uomini fossero esentati dal riflettere sugli squilibri di potere che segnano le nostre vite e su come questi spesso si traducono in abusi.
Anomalie? Forse no. È il passato che non passa. È il patriarcato che non muore.
La città che bisbiglia
Sono passati diversi giorni da quando è stata data la notizia della condanna e il boato non si è ancora sentito. Tutti aspettano noi: le donne. Tutti telefonano a noi. Ma voi? Nell’era dei social e del commento tutto, voi non siete opinione pubblica?
Tutti parlano a bassa voce, si guardano di sottecchi, si scrivono privatamente su wa… beh, è il tribunale che non vuole che il regista venga nominato, che la Fondazione teatrale venga nominata… e per fortuna. Siamo tutti sollevati dal non doverlo fare noi, e di dar loro fastidio! Tanto in città lo sappiamo tutti, non c’è bisogno di dirlo, o ripeterlo. Lasciamo stare. Lasciamo correre, così possiamo dimenticare alla svelta. Come abbiamo dimenticato quando l’Università è stata teatro di abusi e violenze, come abbiamo dimenticato il consigliere comunale che mandava foto intime a donne varie senza il loro consenso.
Possiamo dimenticare, tranquilli!
Sul silenzio degli uomini
E perché gli uomini non parlano? Un po’ di ipotesi (ma sarebbe importante e necessario che ce lo dicessero loro):
- Alcuni hanno scheletri nell’armadio che non vogliono rischiare di rianimare. Perciò: tengo un profilo basso, do ragione un po’ a tutti e aspetto che passi la bufera.
- Alcuni sono anestetizzati al futuro e alla possibilità del cambiamento: queste cose sono sempre successe, non ci si può fare granché. Tanto vale.
- Alcuni hanno amici importanti inseriti nella Parma che conta, e tra chi conta (come conta il regista e come conta la direzione della Fondazione teatrale), non ci si dà fastidio.
- Alcuni non vogliono o riescono a spezzare il patto. Quel patto assurdo che lega i maschi agli altri maschi fin da quando sono piccoli, dalle battute oscene che si imparano negli spogliatoi ai commenti sessisti che si fanno al bar o fuori da scuola o alle barzellette omofobe. Quel modo di essere maschi che è capace di produrre le peggio cose anche intorno a un banale tavolo di trattoria, se vicino a quel tavolo passa una preda. Quel modo di essere maschi che impedisce loro di vedere il proprio sguardo da macellai, che diventa l’humus in cui radica, cresce e germoglia la violenza di alcuni.
Cambio della direzione
E dunque sono solo le donne che a volte rompono il cazzo, ma per fortuna neanche tanto, fatta eccezione per le attrici che hanno denunciato, uscendo dai bisbigli e dalla normalizzazione della violenza.
Il problema è che le donne sanno che, anche di fronte ad una sentenza di colpevolezza storica come questa, il boato non scoppia, che la polvere torna sotto il tappeto, che le prese di posizione importanti sono sempre timide, che nessuno chiederà – come minimo – un cambio di direzione del teatro, vista la sua totale inadeguatezza nell’affrontare e impedire una situazione di abusi e violenze che è durata decenni.
E allora lo chiediamo noi, e a gran voce: chiediamo che il più importante teatro di prosa della città si liberi dalla violenza, che il teatro che tutte frequentiamo e vogliamo continuare a frequentare si liberi dalla gestione gerarchica e arrogante che da decenni lo regge, che la sua direzione venga rimossa e sostituita.
