Come il socialismo cinese sta sconfiggendo il Covid-19

di Carlos Martinez

Riceviamo (e volentieri pubblichiamo) da Infopoint Barricate la traduzione di questo lungo articolo, tratto dal sito www.invent-the-future.org, uscito il 25 marzo scorso (ndr).

Il focolaio iniziale del coronavirus (COVID-19) ha avuto luogo nella città cinese di Wuhan, la capitale della provincia di Hubei, all’inizio di gennaio 2020. L’epidemia è stata limitata quasi interamente in Cina fino al mese successivo, quando si è estesa in Iran, Giappone, Sud Corea e Italia.
L’11 marzo era chiaro che la trasmissione del virus a livello comunitario stava avendo luogo in diverse regioni del mondo, e l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha dichiarato la pandemia. Con il virus in via di diffusione attraverso l’Europa e l’America del Nord, vi è ora una seria possibilità che il COVID-19 possa infettare una grande parte della popolazione globale e possa causare la morte prematura di milioni di persone. Questa è un’emergenza sanitaria globale di proporzioni senza precedenti.

l successi cinesi nel contenimento del virus

In assenza di un vaccino o di una cura, l’unico modo per sconfiggere un’epidemia virale è di ridurre drasticamente il contagio, e questo può essere ottenuto attraverso l’uso rigoroso dei test, tracciando i contatti, isolando i pazienti e il distanziamento sociale per la maggior parte della popolazione.
Una volta capita la natura e lo scopo della crisi, il governo cinese si è attivato, un’azione senza compromessi. È stato imposto il blocco totale a Hubei, l’epicentro del contagio, il 23 gennaio 2020, nel momento in cui vi erano circa 800 casi confermati. È stato chiesto a decine di milioni di persone di rimanere a casa. Le scuole e i luoghi di lavoro sono stati chiusi, e gli eventi sportivi e culturali sono stati cancellati. Con le parole di Bruce Aylward, epidemiologo e consulente del direttore generale dell’OMS, sono stati impiegati “strumenti di sanità pubblica antiquati con un rigore e un approccio innovativo su dimensioni mai viste nella storia.”
Il rapporto della missione congiunta OMS-Cina, svolto alla fine di febbraio 2020, concludeva che “di fronte ad un virus precedentemente sconosciuto, la Cina ha portato avanti forse il più ambizioso, agile ed aggressivo tentativo di contenimento di una malattia in tutta la storia”. Il rapporto sottolinea che informazioni aggiornate di sanità pubblica sono state distribuite regolarmente ed ampliamente attraverso molteplici canali; vi è stato uno sforzo coordinato a livello nazionale per portare ad Hubei sufficienti forniture mediche; infine, che le autorità locali hanno lavorato per assicurare una stabile fornitura di beni di prima necessità e per prevenire la speculazione e il saccheggio delle risorse.
Il governo ha immediatamente annunciato che i test e le cure – incluse tecniche costose e sofisticate come l’ossigenazione della membrana extracorporea – sarebbero stati gratuiti per tutti, ed ha subito introdotto varie misure per alleviare gli effetti sulla vita quotidiana delle persone (per esempio la sospendendo il pagamento dei mutui e delle carte di credito, e fornendo sussidi per garantire i salari). L’acquisto del cibo è diventato interamente on-line, e le autorità provinciali e le sedi locali del Partito Comunista Cinese (PCC) si sono coordinate per assicurare che ogni casa ricevesse il cibo e che le persone con problemi di salute ricevessero le prescrizioni mediche.
Più di 30.000 dottori e infermieri sono stati mandati a Wuhan da tutta la Cina. Quarantacinque ospedali sono stati designati come centri per il trattamento del COVID-19, 12 tra centri fieristici e infrastrutture simili sono state riconvertite in ospedali temporanei e sono stati costruiti da zero nel giro di pochi giorni due nuovi ospedali, con una capacità di 1.000 e 1.300 letti. Il sistema sanitario ha dato la priorità a mantenere in vita le persone, incrementando la produzione di ventilatori e aumentando le capacità in tutta la gamma di opzioni di trattamento e di rilevamento. Il i proponiamo dottor Aylward ha sottolineato: “I cinesi sono molto bravi a mantenere le persone in vita durante questa epidemia”.
I funzionari della sanità pubblica hanno cercato di rintracciare ogni singolo caso confermato, e successivamente hanno fatto il test a chiunque fosse entrato in contatto con la persona contagiata, in linea con il chiaro messaggio dell’OMS di “testare, testare, testare”.
Lo sforzo di contenimento della Cina è stato facilitato dall’uso massiccio di tecnologia avanzata. In tutto il paese sono state collocate stazioni per il controllo della temperatura, ed è stato chiesto alle persone di installare una app per lo smartphone che fornisce informazioni, permette di controllare e segnalare i sintomi e consente alle autorità sanitarie di monitorare la diffusione del virus.
È stata impiegata ampiamente anche l’Intelligenza Artificiale (IA); per esempio, un modello di previsione “sta aiutando le autorità sanitarie di Chongqing e Shenzhen a prevedere i focolai in anticipo con tassi di precisione superiori al 90%.”
Anche i giganti dell’industria tecnologica cinese hanno reso dei servizi essenziali per la lotta contro il COVID-19: “Alibaba Cloud ha offerto gratuitamente capacità di calcolo di IA per gli istituti di ricerca pubblici per sostenere il sequenziamento del gene del virus, nuovi farmaci R&D e screening proteici. Baidu ha aperto LinearFold, il suo algoritmo per la previsione del RNA, alle agenzie di test genetici, ai centri di prevenzione epidemica e agli istituti di ricerca di tutto il mondo. Neusoft Medical ha donato scanner CT di alta fascia, tecnologie imaging mediche di IA, piattaforme cloud e software remoti di post-elaborazione avanzata per gli ospedali di Wuhan”.
Sono stati utilizzati dei robots per consegnare i pasti alle persone in quarantena. Huawei e China Telecom hanno lavorato insieme per creare un centro remoto di diagnostica video abilitato al 5G, permettendo al personale medico di condurre consultazioni remote on-line.
Dando un chiaro segnale del suo impegno verso la cooperazione internazionale per il contenimento del virus, il centro cinese per il controllo delle malattie ha sequenziato per intero il genoma del COVID-19 e l’ha pubblicato pochi giorni dopo che il virus è stato identificato. Per fare un paragone, ci sono voluti due mesi per sequenziare il genoma durante la diffusione di Ebola nel 2014.
L’OMS ha riconosciuto che le “misure incredibilmente difficili” prese dalla Cina probabilmente hanno prevenuto centinaia di migliaia di nuovi casi. La crisi ha raggiunto il suo picco all’inizio di febbraio 2020, quando i nuovi casi confermati stavano crescendo ad una cifra intorno ai 3.000 al giorno. La curva ha cominciato ad appiattirsi verso la metà di febbraio, e si è appiattita quasi completamente all’inizio di marzo: nelle prime tre settimane di marzo il numero dei casi è aumentato da 80.026 a 81.008, e mentre sto scrivendo (fine marzo) quasi tutti i nuovi casi in Cina sono importati piuttosto che trasmessi internamente al paese.
Le misure di contenimento hanno prevenuto con successo una diffusione seria in Cina al di fuori di Hubei. La provincia affetta maggiormente dal contagio dopo Hubei è stata Guangdong, una grande provincia di 113 milioni di abitanti nella Cina meridionale, dove alla fine di marzo ci sono stati circa 1.400 casi confermati e solo 8 morti. Mentre scriviamo, due delle province nei dintorni di Hubei, Hunan e Anhui, hanno zero casi attivi confermati.
In Cina, con il contagio sotto controllo, le misure di isolamento sono state attenuate e le persone hanno cominciato a tornare alla loro vita normale, tuttavia rimanendo vigili rispetto alla possibilità di ritorno del virus. La straordinaria risposta cinese al COVID-19, nonostante abbia avuto un notevole costo economico e umano, ha fornito una lezione indispensabile al resto del mondo su come affrontare questa pandemia. Un’analisi epidemiologica apparsa sul noto giornale “The Lancet” afferma: “Quello che è successo in Cina dimostra che la quarantena, il distanziamento sociale e l’isolamento delle persone contagiate può contenere l’epidemia. L’impatto della risposta cinese al COVID-19 è incoraggiante per i tanti paesi in cui il COVID-19 sta cominciando a diffondersi”.

La risposta nell’occidente capitalista è stata molto meno impressionante

Un effetto importante delle misure di drastico contenimento attuate in Cina è stato il rallentamento della diffusione globale del virus, dando agli altri paesi il tempo per prepararsi. In Vietnam, e anche in Cina al di fuori di Hubei, il numero dei casi è stato molto basso, da quando sono state introdotte misure di contenimento abbastanza severe nelle fasi iniziali.
In ogni caso, dato l’alto tasso di contagio di COVID-19 e il livello di connessione della Cina con il resto del mondo, era inevitabile che il COVID-19 si diffondesse a livello globale a meno che gli altri paesi non prendessero misure di precauzione adeguate. A metà febbraio 2020 ci sono stati contagi in Giappone e in Corea del Sud, entrambi i quali hanno realizzato abbastanza rapidamente test su larga scala, isolamento e contenimento ed entrambi stanno vedendo un significativo calo dei casi.
L’epicentro della pandemia è adesso l’Europa, con gravi focolai in Italia, Spagna, Germania, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Norvegia e Danimarca, che non sono ancora riusciti a rompere la crescita esponenziale dei casi. Tutti questi paesi adesso hanno posto dei blocchi e stanno reagendo in maniera abbastanza aggressiva, ma la traiettoria delle statistiche indica che la risposta è stata “troppo piccola, troppo tardi”. Il numero di casi COVID-19 pro capite è molto più elevato in Europa occidentale che in Cina (al 24 marzo ci sono 1.057 casi ogni milione di persone in Italia e 1.016 per milione in Svizzera, comparato con 56 per milione in Cina).
Dato che il resto del mondo ha avuto diverse settimane di anticipo per impedire la crisi, i paesi (in particolare i paesi benestanti con le risorse necessarie) avrebbero dovuto cominciare a prendere misure precauzionali dalla fine di gennaio. Avrebbero dovuti assicurarsi di avere sufficienti scorti di kit per fare i test, ventilatori, mascherine e abbigliamento protettivo; avrebbero dovuto incrementare la capacità umana e fisica per i loro sistemi sanitari; ed avrebbero dovuto mettere in campi dei sistemi per mitigare gli effetti dannosi di qualsiasi blocco. Come John Ross ha fatto notare: “Mentre la Cina ha beneficiato enormemente da un’azione determinata contro il virus, i fatti dimostrano che l’intero occidente ha sprecato del tempo prezioso”.
Le risposte più vergognosamente irresponsabili e inette finora si trovano in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Con il numero di casi in aumento, dalla metà di febbraio era ovvio che si stava sviluppando un focolaio, nonostante questo c’è voluto un altro mese perché questi paesi iniziassero ad introdurre misure di contenimento, e queste sono state finora tristemente insufficienti.
Donald Trump è passato dal negare che ci fosse alcun problema ( “abbiamo la situazione completamente sotto controllo; è una persona arrivata dalla Cina e ce l’abbiamo sotto controllo. Andrà tutto bene”) al sostenere che nessuno avrebbe potuto prevedere l’arrivo della crisi.
Il 6 marzo 2020 ha detto: “è qualcosa che non si sarebbe mai davvero potuto pensare che stesse per accadere. Che razza di problema. Uscito fuori dal nulla”.
Ciò è evidentemente assurdo. Mentre i non-specialisti potrebbero non aver capito la gravità della minaccia, non sono mancati scienziati rispettati che hanno lanciato l’allarme, e invece Trump è stato informato dalle agenzie di intelligence degli Stati Uniti sulla questione a partire da fine gennaio.
Dopo la prima manciata di casi, i governi della Gran Bretagna e degli Stati Uniti avrebbero dovuto installare dei servizi per rendere i test gratuiti e facilmente accessibili da coloro che presentavano i sintomi; avrebbero dovuto implementare strutture per la quarantena per coloro risultati positivi ai test; avrebbero dovuto fornire informazioni e supporto per l’auto-isolamento delle persone anziane e immunodepresse, così come per coloro con situazioni compromesse che li rendono più vulnerabili al contagio. Avrebbero dovuto cominciare a costruire strutture per l’accoglienza sanitaria; avrebbero dovuto mettere in atto dei piani di emergenza per chiudere le scuole e i luoghi pubblici e per assicurare il rifornimento costante di beni di prima necessità in caso di blocco.
Il governo britannico ha a malapena commentato il COVID-19 fino alla seconda metà di marzo, nel momento in cui c’erano già diverse centinaia di casi confermati (e quasi certamente decine di migliaia di casi non ufficiali). In aperto contrasto con le raccomandazioni dell’OMS, il capo consigliere medico della Gran Bretagna Chris Whitty ha affermato che non fosse necessario diffondere l’uso dei test: “ci sposteremo dall’aver effettuato i test principalmente nelle case, negli ambulatori e nei centri sanitari, ad una situazione in cui le persone che stanno rimanendo a casa non avranno bisogno dei test”. Il primo ministro Boris Johnson ha suggerito che forse il paese aveva bisogno di “affrontarla a muso duro”, lasciando che ognuno si ammali ed accettando che una grande parte della popolazione possa morire.
Un paio di giorni più tardi, questa politica di negligenza criminale è stata rivestita di abiti scientifici chiamandola “immunità di gregge”, un’ipotesi che è stata smontata velocemente, comprensibilmente e senza tante cerimonie. L’immunità di gregge “necessiterebbe che una significativa proporzione della popolazione si ammali e guarisca dal COVID-19. Acquisire un’immunità di gregge richiederebbe che più di 47 milioni di persone in Gran Bretagna si ammalassero”. Questo potrebbe tranquillamente concretizzarsi in più di un milione di morti e diversi altri milioni ospedalizzati.
Come ha fatto notare Jeremy Rossman, professore associato in virologia all’Università di Kent, “possiamo e dobbiamo fare meglio di così. La Cina sta rapidamente controllando la diffusione del COVID-19 senza il bisogno dell’immunità di gregge (è stato infettato solo il 0.0056% della sua popolazione).”
Sotto un’intensa pressione popolare, il 20 marzo 2020, il governo britannico ha finalmente chiuso le scuole, i luoghi pubblici, i bar, i ristoranti, i locali e i pub. È stato annunciato un pacchetto di misure di salvataggio per compensare i commerci e i lavoratori nella perdita delle entrate (nonostante mentre scriviamo questo non si estenda a milioni di lavoratori occasionali, temporanei o autonomi). Ad ogni modo, queste misure sono ben lontane da ciò che è stato introdotto e ha dimostrato di funzionare in Cina in una fase molto più precoce della progressione del virus. I maggiori consulenti governativi hanno detto che 20.000 morti di COVID-19 rappresenterebbero la migliore delle ipotesi, e le analisi dei ricercatori della UCL e di Cambridge indicano che l’attuale strategia provocherebbe tra i 35.000 e i 70.000 morti in eccesso. Questo è particolarmente sconvolgente alla luce del fatto che il bilancio delle morti in Cina probabilmente non supererà le 4.000. Considerando che la popolazione cinese è 21 volte quella britannica, ciò significa che il dato probabile di mortalità per il COVID-19 in Gran Bretagna è 300 volte più alto di quello cinese. E invece che implementare l’enorme capacità richiesta dal servizio di sanità pubblica per fornire adeguatamente test e cure (senza parlare delle attrezzature di protezione personale necessarie agli operatori sanitari), il governo inglese è apparentemente più concentrato nel costruire obitori temporanei.
È fin troppo evidente che la riluttanza ad affrontare adeguatamente la crisi in questione si basa sulla preoccupazione economica. In effetti, il consigliere capo del Primo Ministro inglese, Dominic Cummings, ha dichiarato: “va protetta l’economia e se questo significa che alcuni pensionati dovranno morire, peccato”.
Questa è un’idea che sembra essere risuonata anche dall’altra parte dell’Atlantico. La crescita del PIL in Gran Bretagna è praticamente a zero, e la fuoriuscita dall’UE alla fine dell’anno è pronta a spingere l’economia in recessione. Un periodo di blocco a causa del COVID-19 ridurrà in maniera significativa l’attività economica ed inciderà quindi sui profitti, ed è proprio questo il fattore che spiega la risposta vergognosamente indolente del governo britannico di fronte ad una pandemia.

Nel socialismo, il popolo viene prima dei profitti

“La nostra grande forza risiede nel nostro sistema socialista, che ci permette di unificare e mobilitare risorse su larga scala. Questa è la chiave del nostro successo” (Xi Jinping).
Come mai la risposta al COVID-19 è stata talmente più efficace e completa in Cina rispetto ai paesi dell’Ovest capitalista?
Com’è possibile che la Cina,un paese in via di sviluppo con un PIL procapite attorno ai 10.000 dollari, meno del 20% rispetto al PIL procapite americano, sia stata in grado di limitare la diffusione della malattia a meno dello 0,01% della popolazione, mentre paesi ricchi come la Gran Bretagna stanno parlando di “immunità di gregge”?
Come ha sostenuto il comunista indiano Siteram Yechury, “in ultima analisi si tratta della questione di chi controlla lo Stato o di quale classe sociale predomina: nel dominio di classe della borghesia, il livello dei profitti determina la direzione e il senso dell’azione statale. Quando al contrario il predominio è nelle mani della classe operaia le responsabilità sociali divengono prioritarie.”
Il leader sociale sudafricano Chris Hani ha espresso una opinione simile: “Il Socialismo non è questione di grandi concetti o difficili teorie. Socialismo significa un rifugio decente per coloro che sono senza casa. Riguarda l’acqua per coloro che non hanno acqua potabile. Riguarda la salute delle persone e la vita dignitosa per le persone anziane. Riguarda il superamento delle enormi differenze tra aree rurali e aree urbane. Riguarda la possibilità di avere una educazione decente per tutto il nostro popolo.”
In breve la Cina sta rispondendo in questo modo efficace e responsabile all’epidemia di COVID-19 perché è un paese socialista e il suo governo risponde prioritariamente al popolo e non ai capitalisti.
La priorità assoluta e non negoziabile è quella di far fronte ai bisogni del popolo, partendo da quelli dell’educazione, del lavoro, sicurezza sociale, servizi medici, alloggi, protezione dell’ambiente, fino ai bisogni della vita intellettuale e culturale.
Una volta divenuto chiaro che la lotta contro il COVID-19 comportava una scelta, da un lato salvare milioni di vite umane e dall’altro sostenere la crescita economica e le aziende, la Cina ha scelto senza ambiguità di salvare le vite umane.
In secondo luogo il sistema relativamente centralizzato di controlli sull’economia ha messo a disposizione del Governo enormi risorse in tempi rapidissimi. Come a malincuore ha dovuto ammettere un analista del Council on Foreign Relations, organizzazione legata al governo americano, “lo Stato cinese può oltrepassare la sua natura burocratica e i vincoli finanziari ed è in grado di mobilitare tutte le risorse disponibili.”
Allo stesso modo la CNN è stata costretta ad ammettere la capacità cinese “…di uscire dalla crisi sanitaria è dovuta ad una leadership potente e centralizzata in grado di reagire correttamente.”
La Cina è certamente un paese in cui vi è una presenza imponente di capitalisti privati, tuttavia la sua strategia economica è senza dubbio diretta dallo Stato.
Il Governo mantiene uno stretto controllo sulle parti più importanti del sistema economico, le “vette di comando dell’economia”: industria pesante, energia, finanza, trasporti, telecomunicazioni, e commercio estero.
Il sistema finanziario – che ha un ruolo chiave sull’intera economia – è dominato dalle quattro grandi banche di proprietà statale, responsabili verso il Governo.
La produzione privata è incoraggiata solo nella misura in cui contribuisce alla modernizzazione, all’innovazione tecnologica, all’aumento dell’occupazione e al miglioramento degli standard di vita.
Nei paesi capitalisti, il governo è essenzialmente sotto il controllo dei capitalisti; nei paesi socialisti come la Cina i capitalisti sono essenzialmente sotto il controllo del Governo.
Come ha sostenuto Eric Li, “in nessun modo un gruppo di miliardari potrebbe arrivare a controllare l’Ufficio politico del PC cinese, nella maniera in cui i miliardari controllano le politiche di Washington.”
La posizione egemonica che tuttora il partito cinese detiene significa due cose: che il Governo può prendere decisioni che antepongono gli interessi della vita umana rispetto a quelli del profitto e dei capitalisti e che i proprietari delle imprese private non hanno altra scelta che di adeguarsi, anche di fronte a decisioni che possono arrivare alla requisizione e all’esproprio delle loro aziende e dei loro beni. Per questo motivo molte grandi aziende cinesi hanno messo i loro servizi a disposizione della lotta contro il virus. In un articolo pubblicato sul blog del World Economic Forum si legge: “Grandi corporation cinesi come Alibaba, Baidu, Bank of China, ByteDance, China Construction Bank, China COSCO Shipping Corporation, China Merchants Group, Envision Energy, Fosun Group, Guangzhou Pharmaceutical, JD.com, Mengniu, Ping An, SinoChem, Sinopec, Tai Kang Insurance, Tencent, Xiaomi, Yili e altre ancora hanno donato grandi quantità di mascherine, disinfettanti, cibo e altre merci alle città delle zone più colpite. Industrie manifatturiere come BYD, Foxconn, Guangzhou Automobile Group Co. and SAIC-GM-Wuling hanno modificato le loro linee di montaggio per produrre quantità addizionali di mascherine e disinfettanti.”
Altre aziende hanno messo a disposizione robot semoventi per effettuare le consegne di beni di prima necessità ai pazienti sotto quarantena: la risposta cinese all’epidemia ha fruito di tecnologie all’avanguardia che incorporano gli ultimi sviluppi nel campo dell’intelligenza artificiale, della robotica e del medical imaging. Anche nel campo dello shopping, dei pagamenti on line e della didattica a distanza la Cina ha dimostrato il suo elevato livello tecnologico. L’esperto giornalista scientifico Philip Ball ha scritto recentemente che in molti campi della scienza e della tecnologia, “la Cina inizia ad aprire sentieri che poi gli altri devono seguire. Nel 1992, anno in cui effettuai un tour nei principali laboratori cinesi, solo quelli che vidi nell’Università di Pechino – fiore all’occhiello del sistema della ricerca cinese all’epoca – sembravano all’altezza di ciò che avresti potuto trovare nelle principali università occidentali. Oggi le risorse disponibili per i migliori scienziati cinesi potrebbero suscitare l’invidia della maggior parte dei loro colleghi occidentali.” Se pensiamo all’arretratezza scientifica, alla povertà generalizzata e all’ignoranza diffusa che caratterizzavano la Repubblica Popolare Cinese quando nacque il 1 ottobre 1949, è a dir poco incredibile che oggi la Cina sia emersa come leader mondiale nel campo scientifico e tecnologico.
Un altro aspetto del socialismo cinese che si sta dimostrando importante nella crisi attuale è l’esistenza di grande e ben organizzato partito comunista che ha attivisti in tutti i quartieri delle città e in tutte le fabbriche. Le sezioni del PCC hanno preso in mano la situazione per andare incontro ai bisogni di base della popolazione costretta alla quarantena, coordinando le consegne di cibo e medicinali. I militanti del partito hanno lavorato a titolo volontario in tutta la nazione per uno scopo che Xi Jinping aveva reso esplicito già da gennaio: “I Comitati e le sezioni del partito e i governi regionali a tutti i livelli devono affrontare la questione della prevenzione e del controllo del Coronavirus come la principale priorità del loro lavoro”.
Una ulteriore differenza tra la Cina e i principali paesi occidentali è questa: la classe lavoratrice in Europa e in USA hanno dovuto affrontare politiche neoliberiste nel corso degli ultimi decenni che hanno pesantemente colpito i servizi sanitari, gli ospedali e i servizi sociali. Il tasso di mortalità in Spagna e Italia è ben più alto rispetto a quello cinese, nonostante Italia e Spagna siano molto più ricche in termini di PIL procapite, probabilmente perché il numero di tamponi, il numero di cittadini ospedalizzati, la distribuzione di informazioni, di cibo e cure per gli anziani e gli immunodepressi, i sostegni economici per chi ha perso il lavoro e i sostegni psicologici sono stati e sono assai migliori in Cina che nell’occidente.
Non vi è stata austerity in Cina; al contrario i salari al netto dell’inflazione sono più che raddoppiati negli ultimi decenni, il welfare è stato decisamente rafforzato e l’incremento delle prestazioni offerte dal sistema sanitario nazionale cinese è stato descritto come “senza paragoni”: secondo la Banca Mondiale esso rappresenterebbe “la più ampia espansione della copertura sanitaria nella storia umana.” Il numero di letti d’ospedale per 1000 abitanti pari a 4,34 è assai maggiore della media OCSE, di quello USA (2,7) e di quello inglese (2,5). Questo fattore ha giocato un ruolo importante della capacità cinese di contenere i danni causati dall’epidemia.

L’internazionalismo cinese

La dicotomia basilare della politica globale dell’era attuale è questa: da una parte, lo sforzo degli Stati Uniti per riaffermare la sua egemonia globale attraverso la coercizione e il bullismo e dall’altra l’impegno cinese per “la pace, lo sviluppo e una cooperazione vantaggiosa per tutti” e la costruzione di un mondo multipolare.
Il primo dovere internazionalista della Cina in relazione al COVID-19 è stato il contenimento della diffusione del virus a Hubei, in modo da far guadagnare al resto del mondo tempo per adottare misure preventive. Martin Jacques, autore del libro When China Rules the World, spiega: “Dobbiamo ricordare che questo era un virus di cui nessuno sapeva niente prima. La Cina è stata la cavia. Il problema della Cina e quello di chiunque altro erano fondamentalmente diversi. La Cina si è trovata di fronte ad un nuovo virus. Tutti possono imparare dalla Cina. Grazie alla Cina loro sanno che cosa è il coronavirus, non devono ricominciare tutto da capo”.
All’inizio di marzo la diffusione in Cina era sostanzialmente sotto controllo, ma la situazione stava peggiorando rapidamente in Iran, Italia, Spagna e altrove. La Cina ha dichiarato di essere pronta a fornire supporto ad ogni livello ai paesi che stavano subendo i contagi, così come collaborare con le compagnie e gli istituti di ricerca di tutto il mondo per lo sviluppo di vaccini e cure. Ha mandato team sanitari e grandi quantità di forniture – milioni di mascherine chirurgiche, centinaia di migliaia di kit per i test, decine di migliaia di ventilatori – verso i paesi del resto del mondo, tra cui Italia, Spagna, Iran, Cambogia, Venezuela, Cuba, Filippine, Francia, Iraq, Serbia e Polonia.
Gli esperti sanitari cinesi si sono coordinati da vicino con il Centro Africano per il Controllo delle Malattie e della Prevenzione con lo scopo di preparare il continente per un’azione rapida e decisiva contro la pandemia. La Fondazione Jack Ma, in coordinamento con il governo dell’Etiopia, ha concordato l’invio di 100.000 mascherine, 20.000 kit per i test, e 1000 tute protettive per uso sanitario ad ogni paese africano.
Mentre la Cina invia aiuti e solidarietà ad ogni angolo del pianeta, gli Stati Uniti continuano ad imporre sanzioni punitive verso i paesi che rifiutano di piegarsi ai suoi voleri. La Cina si è unita agli appelli per la revoca delle sanzioni contro Iran e Venezuela. Sottolineando la disumanità dell’imposizione di sanzioni in questo momento, il portavoce del Ministro degli Esteri Geng Shuang ha dichiarato: “In questo momento critico in cui tutti i governi e le popolazioni del mondo stanno lottando contro la pandemia, gli Stati Uniti sono ancora ostinati a sanzionare il Venezuela, non mostrando alcun rispetto verso l’umanità”.

Imparare dalla Cina

Nelle prime tre settimane di marzo il numero di casi confermati di COVID-19 in Cina è aumentato da 80.026 a 81.054. I casi nel resto del mondo nello stesso periodo sono aumentati da 8.559 a 223.982 e continuano a salire velocemente.
Chiaramente, ora è il momento di imparare dalla Cina piuttosto che criticarla. Tutti i governi che stanno affrontando il contagio e non stanno imparando attivamente dal successo cinese stanno commettendo un grave crimine contro la popolazione. Sfortunatamente la combinazione di razzismo e anti-comunismo sta prevalendo in occidente – un mix di “pericolo giallo” e “paura rossa” – rendendo difficile per i governi e per gli organi di informazione riconoscere gli sforzi cinesi.
Sono stati scritti numerosi articoli riguardo alla violazione dei diritti connessi alla chiusura delle città cinesi. Kenneth Roth, presidente di Human Rights Watch, all’inizio di febbraio ha dichiarato che “quarantene di questo tipo solitamente non funzionano. Questo non è un approccio alla sanità pubblica rispettoso dei diritti. Questo è avere a che fare con la sanità pubblica con un martello”. Poche settimane dopo, quando Wuhan aveva sconfitto il proprio contagio e le città europee avevano imposto l’isolamento, questi commenti rappresentavano solo una ulteriore prova dell’ignoranza del signor Roth e del suo pregiudizio pro-imperialista.
Donald Trump ha suscitato sentimenti contro la Cina e l’ossessione razzista anti-asiatica riferendosi costantemente al COVID-19 definendolo il “virus cinese”. Come ogni virus, il COVID-19 è essenzialmente un insieme di acidi nucleici e non si può pensare che abbia una nazionalità, ma non è questo il punto. Le dichiarazioni reazionarie di Trump sono deliberatamente pensate per spostare la colpa della pandemia sulla Cina, per distogliere l’attenzione dalle vittoriose misure di contenimento cinesi e inoltre per giustificare i fallimenti statunitensi.
John Ross, docente presso il Chongyang Institute for Financial Studies della Renmin University of China, ha scritto che “invece che imparare le positive lezioni dell’abilità cinese di controllo del virus, i media occidentali e il governo statunitense sono impegnati in una propaganda contro la Cina. L’amara verità è che la campagna di propaganda anti-Cina ha contribuito in qualche modo all’atteggiamento negligente dell’occidente nei confronti della crisi incombente, e ora stanno affrontando un disastro sanitario, umanitario ed economico.”
È difficile immaginare che le popolazioni dell’Europa e del nord America accetteranno tranquillamente la morte di milioni di persone per il COVID-19 quando possono vedere loro stesse che altri paesi stanno affrontando la situazione con molta più efficienza.
La crudele e moribonda natura del capitalismo occidentale è stata svelata. Infine, quello che questa crisi sanitaria mondiale sta dimostrando è che il socialismo è di gran lunga superiore al capitalismo quando si tratta di venire in contro ai bisogni primari delle persone e di difendere il diritto umano più fondamentale: il diritto alla vita.