di Potere al Popolo – Parma e Fidenza

La vicenda dell’ampliamento H.Essers a Chiusa Ferranda non riguarda soltanto un nuovo capannone. Riguarda una scelta destinata a incidere per decenni sul territorio di Fidenza e pone una domanda più generale: quale modello di sviluppo vogliamo per questa città?
Il progetto prevede la trasformazione di quasi 200.000 metri quadrati di terreno, con un nuovo fabbricato di oltre 82.000 metri quadrati. Nel Business Plan presentato dalla stessa H.Essers si parla esplicitamente di un magazzino di circa 80.000 metri quadrati destinato alla logistica chimica, conforme ai requisiti Seveso di soglia superiore, con circa 250 nuovi posti di lavoro previsti.
Su questo progetto il Comitato “Per il futuro di Fidenza” ha svolto nelle ultime settimane una funzione preziosa di controllo pubblico: ha studiato migliaia di pagine di documentazione, organizzato momenti di informazione, raccolto firme e presentato osservazioni puntuali agli enti competenti. Le osservazioni del Comitato pongono questioni alle quali le istituzioni devono dare risposte chiare prima di qualsiasi decisione: occorre verificare se gli impatti debbano essere valutati considerando insieme il nuovo intervento e l’insediamento esistente; verificare correttamente superfici e capacità di stoccaggio; approfondire il rapporto con le aree ambientalmente sensibili; valutare il rischio d’area e l’eventuale effetto domino con gli stabilimenti limitrofi; garantire un’informazione completa alla cittadinanza. Il Comitato chiede inoltre che, in attesa di questi accertamenti, il procedimento venga sospeso, sia organizzata un’assemblea pubblica e siano riaperti o estesi i termini per le osservazioni.
Potere al Popolo sostiene queste richieste.
Non perché possiamo anticipare il risultato delle verifiche tecniche, ma per la ragione opposta: proprio perché riguardano ambiente, salute e sicurezza, quelle verifiche devono precedere la decisione politica e non seguirla. Lo stralcio della delibera dal Consiglio comunale del 30 luglio e la scelta di concedere più tempo agli approfondimenti rappresentano quindi un’occasione che non deve essere sprecata. Non qualche settimana in più per riportare sostanzialmente lo stesso progetto in Consiglio, ma il tempo necessario per mettere a disposizione della città dati, pareri e risposte.
Ma per noi la discussione non può fermarsi qui.
Fidenza e la logistica: è arrivato il momento di fare un bilancio
Fidenza da anni punta molto sulla logistica e sulla trasformazione di territorio agricolo in grandi insediamenti produttivi e distributivi.
I dati ISPRA sul consumo di suolo consentono di misurare questa trasformazione; nel dibattito locale sono stati richiamati quasi 84 ettari di nuovo suolo consumato netto tra il 2006 e il 2024 e quasi 13 ettari nel solo ultimo anno rilevato. Il progetto Essers ne aggiungerebbe, da solo, quasi altri venti.
Naturalmente conosciamo l’argomento utilizzato ogni volta per giustificare queste trasformazioni: gli investimenti portano lavoro, producono oneri e contributi straordinari per il Comune, permettono di realizzare opere e infrastrutture. È vero. Ma è soltanto una parte del conto.
La domanda che poniamo è: qual è il saldo sociale complessivo di questo modello?
Perché il beneficio economico di una trasformazione urbanistica è immediatamente visibile: milioni di euro di contributi, un investimento annunciato, un numero di nuovi occupati scritto nel business plan. I costi sono molto meno facili da mettere in un bilancio: suolo agricolo perso, impermeabilizzazione, traffico pesante, infrastrutture da mantenere, consumo energetico. E poi c’è il lavoro. La logistica crea occupazione ma che lavoro viene creato, in quali quantità e a quali condizioni?
Quando H.Essers inaugurò nel maggio 2025 il primo magazzino di Fidenza, di 15.000 metri quadrati, il management dell’azienda parlò pubblicamente della possibilità di creare circa 300 posti di lavoro diretti di alta qualità. Oggi il Business Plan del nuovo ampliamento parla di circa 250 nuovi posti; nelle dichiarazioni pubbliche sul progetto si è arrivati nuovamente a parlare di almeno 300 occupati.
Quanti dei 300 posti annunciati nel 2025 esistono oggi? I 250 previsti dal nuovo Business Plan sono aggiuntivi rispetto a quelli annunciati allora oppure ne fanno parte? Quanti saranno dipendenti diretti di H.Essers? Quanti lavoreranno attraverso somministrazione, appalti o subappalti? Quali saranno le mansioni, i contratti applicati, i livelli salariali e la stabilità del rapporto di lavoro?
Sappiamo che nel sito esistono e vengono ricercate anche professionalità qualificate e che l’azienda ha effettuato contemporaneamente campagne di reclutamento per operatori di magazzino: è quindi ancora più importante conoscere la composizione reale dell’occupazione invece di limitarsi al numero complessivo annunciato. Un posto di lavoro è una cosa troppo seria per diventare semplicemente una cifra da presentare quando bisogna approvare una variante urbanistica.
Il Comune possiede già gli strumenti per rispondere
Nel dicembre 2024 Fidenza ha istituito un Osservatorio del Mercato del Lavoro, indicando esplicitamente tra i temi da approfondire un «Accordo programmatico sulla logistica etica», insieme alla qualità degli appalti, al rispetto dei contratti collettivi e all’elaborazione dei dati necessari a conoscere la realtà del lavoro sul territorio.
È esattamente ciò che oggi chiediamo: prima di autorizzare un altro grande insediamento logistico, il Comune renda pubblico un bilancio degli insediamenti autorizzati negli ultimi anni: quanti posti di lavoro erano stati promessi e quanti ne sono stati realmente creati; quanti sono diretti e quanti in appalto o somministrazione; quali contratti vengono applicati; quale stabilità hanno quei rapporti di lavoro; quanto suolo è stato trasformato; quali contributi economici sono entrati nelle casse comunali; quali infrastrutture sono state necessarie e quali costi permanenti sono rimasti alla collettività.
Chiediamo inoltre che siano resi facilmente accessibili il testo dell’accordo sulla logistica etica, gli eventuali verbali e i risultati del lavoro svolto finora dall’Osservatorio, perché prima di consumare altro territorio sarebbe normale conoscere il bilancio di quello già consumato.
Il problema non è scegliere tra lavoro e ambiente
Non vogliamo una città senza lavoro e non pensiamo che la soluzione sia semplicemente respingere ogni attività produttiva. Vogliamo però discutere quale lavoro, quale produzione, quale uso del territorio e quale distribuzione dei costi e dei benefici.
Se un’impresa ottiene dalla collettività la possibilità di trasformare permanentemente grandi superfici agricole, è legittimo che la collettività chieda in cambio qualcosa di più di una previsione occupazionale: lavoro stabile e dignitoso, filiere degli appalti trasparenti, sicurezza, tutela dell’ambiente e benefici verificabili per il territorio. E questo vale ancora di più per un settore come la logistica, nel quale proprio il ricorso ad appalti e subappalti ha reso necessario negli anni costruire strumenti specifici di controllo e di “logistica etica”.
La stessa Fidenza ha riconosciuto che il problema esiste quando ha istituito il proprio Osservatorio del lavoro. Ora utilizziamolo. Il caso Essers ci offre quindi l’occasione per aprire finalmente una discussione che da troppo tempo viene rimandata.
Sosteniamo le richieste del Comitato “Per il futuro di Fidenza”: prima di qualsiasi voto devono essere chiariti tutti i dubbi ambientali e di sicurezza, deve essere garantita una reale partecipazione della cittadinanza e devono essere pubblici gli elementi sulla base dei quali verrà presa la decisione.
Noi aggiungiamo una richiesta.
Prima di continuare sulla strada intrapresa negli ultimi anni, Fidenza faccia un bilancio pubblico del proprio modello logistico.
Quanto lavoro ha prodotto? Che lavoro ha prodotto? Quanto territorio abbiamo consumato? Quanto abbiamo incassato? Quali costi sono rimasti alla collettività?
Perché sviluppo non significa semplicemente costruire di più, significa migliorare le condizioni di vita di chi abita e lavora in un territorio. E prima di chiamarlo sviluppo, facciamone il bilancio.
