Antonio Gramsci, un intellettuale organico. A febbraio un corso, in quattro lezioni, della Libera Università del Sapere Critico

di Centro studi movimenti

Murale di Jorit su un caseggiato popolare dell’Isolotto a Firenze, 2020.

Considerato uno dei grandi pensatori politici del Novecento, Antonio Gramsci è studiato e discusso in università e istituti di ricerca di tutto il mondo, mentre in Italia da almeno un trentennio la sua figura e le sue teorie sono marginalizzate in ambienti accademici limitati. Una damnatio memoriae determinata dal clima anticomunista che ha segnato gran parte della nostra classe dirigente e lo ho condannato a essere vuota icona della sinistra progressista. Già perché Gramsci, oltre a essere stato uno straordinario intellettuale marxista, fu un dirigente del movimento operaio, prima nelle file del Partito socialista e poi, dal 1921, di quello comunista. Massimo esponente del Pcd’I dal 1924 al 1926, fu arrestato dalla polizia fascista e detenuto in carcere e, poi, ridotto in fin di vita, in una clinica privata, dove morì nell’aprile 1937.

Sembra contraddittorio ma oggi è proprio la destra postfascista, quella del Governo Meloni, fortemente condizionata da Fratelli d’Italia, che rievoca Gramsci e le sue elaborazioni per proporre una strategia di “egemonia culturale” di stampo neoconservatore e nazionalista. L’attuale ministro alla Cultura, Alessandro Giuli, con un passato nelle organizzazioni di estrema destra, ha pubblicato addirittura un libello per Rizzoli intitolato Gramsci è vivo. Sillabario per un’egemonia contemporanea (2024) e ha più volte dichiarato la sua ammirazione per questo «grande italiano».

Al di là di queste strumentali appropriazioni, per coloro che intendono capire meglio le dinamiche del potere e si pongono un orizzonte di cambiamento radicale è urgente recuperare la figura di Gramsci e alcune delle categorie politiche da lui elaborate.

Molti dei suoi scritti, infatti, e particolarmente quelli dei Quaderni stesi in carcere, possono essere utili a comprendere le dinamiche del presente, dall’interpretazione del marxismo come “filosofia della prassi” al ruolo degli intellettuali nello scontro tra classi dominanti e classi dominate, dal partito come “moderno principe” al “sovversivismo” delle classi dirigenti, dalla distinzione nell’esercizio del potere tra coercizione ed egemonia all’analisi dei processi rivoluzionari in relazione ai caratteri della società civile dei diversi paesi.

Sono questi alcuni dei concetti che verranno affrontati da un corso di quattro lezioni della Libera Università del Sapere Critico, curato da Matteo Battilani, William Gambetta e Cristina Quintavalla, a partire da martedì 10 febbraio, fino al 3 marzo. Il corso ‒ che si svolgerà presso la sala conferenze della Casa delle donne (via Melloni 1, Parma) ‒ è riconosciuto valido per la formazione dei docenti e può essere seguito anche online.

Per ogni informazione scrivere a lusc.csm@gmail.com