Manifestazione del Primo maggio 1976 a Parma (Archivio del Centro studi movimenti).
Gli anni Settanta italiani continuano a rappresentare uno dei nodi più controversi e discussi della storia repubblicana. Un decennio attraversato da conflitti sociali, trasformazioni politiche, sperimentazioni collettive e pratiche di lotta violente, ancora oggi al centro di interpretazioni opposte, memorie divise e riletture spesso semplificate.
Proprio a questa complessità prova a guardare “Il sogno della rivoluzione. La nuova sinistra negli anni Settanta”, volume curato da Alessandro Barile e Alberto Pantaloni, che sarà presentato giovedì 21 maggio, alle ore 18:30, al Barrique di Piazzale Picelli, a Parma, in un incontro promosso dal Centro studi movimenti insieme a Barrique Piazzale Picelli.
Prosegue la rassegna “Stati di crisi – Mondovisioni”, ciclo di incontri promosso dall’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Parma ETS dedicato ai temi dell’attualità e della geopolitica attraverso il cinema del reale e il confronto pubblico. Il quarto appuntamento, in programma il 15 e 16 maggio, sarà dedicato alla Striscia di Gaza e alla Palestina.
La rassegna, realizzata in collaborazione con CineAgenzia, Internazionale, Università di Parma e CAPAS, propone un percorso di approfondimento sulle complessità del presente attraverso documentari della rassegna Mondovisioni 2025-2026.
Giovedì 14 maggio alle 18.30, negli spazi del Barrique Piazzale Picelli, arriva Michele Di Giorgio per presentare il suo libro Il braccio armato del potere. Storie e idee per conoscere la polizia italiana, pubblicato da nottetempo nel 2024. A dialogare con l’autore sarà Andrea Cossu del Centro studi movimenti, in un incontro che promette di affrontare un tema spesso discusso a slogan, ma raramente approfondito con strumenti storici e spirito critico.
Come si racconta oggi la Resistenza? E quali linguaggi possono ancora parlare alle nuove generazioni senza trasformare la memoria in una celebrazione distante e retorica? Proverà a rispondere a queste domande “Ribelli pop. Raccontare la Resistenza oggi”, una mattinata di riflessione in programma sabato 9 maggio, dalle 9.30 alle 13, all’auditorium “Mattioli” del Palazzo del Governatore, in piazza Garibaldi a Parma.
L’iniziativa ha l’obiettivo di rileggere la lotta partigiana attraverso forme artistiche e narrative capaci di intrecciare riflessione storiografica, memoria collettiva e cultura popolare. Non solo Storia dunque, ma anche fumetti, musica, letteratura, cinema e persino giochi da tavola. Forme di divulgazione del passato che negli ultimi decenni hanno contribuito a rinnovare il modo di raccontare l’esperienza partigiana.
Ringraziando il blog Progetto Me-Ti, pubblichiamo una riflessione già uscita sul loro sito il 3 aprile scorso [ndr].
“Una delle manifestazioni più tipiche del pensiero settario […] è quella per cui si ritiene di poter fare sempre certe cose anche quando la «situazione politico-militare» è cambiata. Tizio lancia un grido e tutti applaudono e si entusiasmano; il giorno dopo, la stessa gente che ha applaudito e si è entusiasmata a sentire lanciare quel grido, finge di non sentire, scantona ecc.; al terzo giorno la stessa gente rimprovera Tizio, lo rintuzza, e anche lo bastona o lo denunzia. Tizio non ne capisce nulla; ma Caio che ha comandato Tizio, rimprovera Tizio di non aver gridato bene, o di essere un vigliacco o un inetto ecc. Caio è persuaso che quel grido, elaborato dalla sua eccellentissima capacità teorica, deve sempre entusiasmare e trascinare, perché nella sua conventicola infatti i presenti fingono ancora di entusiasmarsi ecc.”[1]
Una delle argomentazioni classiche che mirano a screditare qualsiasi progetto socialista non riformista nel XXI secolo è quella secondo cui il comunismo sarebbe “roba vecchia”, un’esperienza storica conclusa che sarebbe anacronistico riproporre oggi. Ancor prima di evocare tutti i suoi terribili crimini, è sufficiente collocarlo nella storia del Novecento per rimuoverlo dall’orizzonte delle alternative possibili. Questo genere di argomentazioni molto deboli e triviali ha una lunga tradizione: ciclicamente, ogni vent’anni a partire dalla fine dell’Ottocento si decretava Marx “deceduto” e il comunismo “superato” in favore di progetti più moderati ma più “realistici”. Eppure, la crisi endemica del capitalismo mondiale, la tendenza alla guerra in cui ci sta trascinando l’imperialismo e la crisi climatica globale, mettono in luce con tutta evidenza la necessità di una trasformazione radicale. Non si tratta, dunque, di una nostra tendenza ideologica precostituita, ma di una risposta ad alcune contraddizioni del modello di sviluppo capitalistico che rendono il suo superamento un’esigenza ancora attuale.
Elisabetta Sirani, Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno, 1659 (particolare).
Sabato prossimo, 7 marzo , alle ore 17:00, presso la Casa delle donne (via Melloni 1, Parma), si terrà la presentazione del volume L’autodifesa delle donne. Pratiche, diritto, immaginari nella storia (Viella, 2024), a cura delle storiche Laura Schettini e Simona Feci.
L’incontro intende scardinare la narrazione tradizionale che considera le donne esclusivamente soggetti passivi o “vittime naturali” della violenza maschile. Attraverso una prospettiva storica inedita, infatti, il libro raccoglie saggi che spaziano dall’età moderna ai giorni nostri, documentando come le donne abbiano sempre reagito, pianificato e messo in atto forme di resistenza e autodifesa.
Partigiani in piazza Prampolini a Reggio Emilia, 25 aprile 1945 (Archivio ISTORECO).
Cosa rimane della “grande illusione” a pochi mesi dall’ingresso trionfale dei partigiani armati nelle città italiane? Come si è passati dal sogno di un’Italia radicalmente rinnovata alla constatazione che i rapporti sociali e le dinamiche politiche erano impregnati di vischiosità e conservazione? Queste le domande a cui cercherà di rispondere il corso “Che fine hanno fatto?” Esiti politici, sociali e antropologici della guerra partigiana, a cura di Santo Peli, in collaborazione con la Sezione “Laura e Lina Polizzi” dell’Anpi di Parma, che si svolgerà dal prossimo 10 marzo al 31 marzo.
Murale di Jorit su un caseggiato popolare dell’Isolotto a Firenze, 2020.
Considerato uno dei grandi pensatori politici del Novecento, Antonio Gramsci è studiato e discusso in università e istituti di ricerca di tutto il mondo, mentre in Italia da almeno un trentennio la sua figura e le sue teorie sono marginalizzate in ambienti accademici limitati. Una damnatio memoriae determinata dal clima anticomunista che ha segnato gran parte della nostra classe dirigente e lo ho condannato a essere vuota icona della sinistra progressista. Già perché Gramsci, oltre a essere stato uno straordinario intellettuale marxista, fu un dirigente del movimento operaio, prima nelle file del Partito socialista e poi, dal 1921, di quello comunista. Massimo esponente del Pcd’I dal 1924 al 1926, fu arrestato dalla polizia fascista e detenuto in carcere e, poi, ridotto in fin di vita, in una clinica privata, dove morì nell’aprile 1937.
Il centenario della fondazione del PCI, nel 2021, ha determinato la messa in commercio di testi di taglio giornalistico molto superficiali e spesso mossi più dalla necessità propagandistica di liquidarne le ragioni piuttosto che l’interesse storiografico a comprenderne la rilevanza nello sviluppo complessivo della società italiana. Per fortuna, oltre a questi, si è anche attivato uno sforzo per riprendere la ricerca al fine di illuminare questioni rimaste in ombra in una storiografia molto concentrata sulla strategia politica e il dibattito nei gruppi dirigenti, anche per per verificare come le vicende del partito si sono articolate e differenziate nelle diverse realtà locali.
La Fondazione Arta DS Parma e l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma hanno dato impulso ad un lavoro di ricerca che si è condensato nel volume pubblicato dalla MUP Editore, intitolato “Il comunismo parmense dall’antifascismo alla Bolognina” (pp. 229, € 17,00), curato da Mariachiara Conti e Alessandra Mastrodonato.
È andata molto bene l’iniziativa di presentazione della neonata Piccola Biblioteca Partigiana, l’associazione di promozione sociale che ha sede presso la sede di Rifondazione Comunista ma è autonoma dal Partito e aperta a tutti coloro che si riconoscono nei valori dell’antifascismo.