Un’autosospensione non ci basta

di Amleta, Casa delle donne, Centro Antiviolenza di Parma, Europa Teatri, Festina Lente Teatro, Gianluca Foglia Fogliazza, Giolli Cooperativa Sociale, La Paz Antiracist Football Club, LENZ Fondazione, LOFT – Libera Organizzazione Forme Teatrali, Maschi Che Si Immischiano, Progetti&Teatro associazione culturale, Teatro del Cerchio, Teatro Necessario, Vagamonde, Zona Franca, cittadine e cittadini di Parma

Paola Donati si è autosospesa. E tutti ringraziano tutti, per il lavoro svolto, per la qualità, per la professionalità. Per “la corretta e positiva attività finora svolta”. ll Cda e i soci, addirittura, ne prendono atto “pur ritenendo che non vi siano elementi tali da poter determinare la scelta”. Ecco fatto. Siete contenti? Andiamo avanti e non parliamone più.

E allora a noi cosa resta da fare? Unirci ai ringraziamenti come se niente fosse? Come se non ci fosse la condanna di un tribunale, come se non ci fossero decine e decine di donne che in questo ultimo mese si sono unite al coro di chi in quel teatro ha subito molestie, per raccontare le proprie?

Dovremmo ringraziare la direttrice per “il suo senso di responsabilità”, arrivato dopo comunicati e interviste irricevibili per il loro tono supponente e arrogante? Il tono di chi non avrebbe fatto un passo indietro nemmeno se fosse stato l’ultimo? Dovremmo metterci l’animo in pace e tornare allegramente a Teatro Due?

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«Allo stadio funziona così»… ma anche no!

di Irene Grossi – Casa delle donne di Parma

Sono donna e vado allo stadio. Nel fine settimana vado al Tardini per tifare la squadra della nostra città, il Parma, come fanno tante altre persone. Ricordo la prima partita come fosse oggi, ricordo l’adrenalina e la voglia di cantare a squarciagola che ogni volta mi fa tornare a casa senza voce. Vado allo stadio perché il calcio mi piace e lo seguo da diverso tempo, anche grazie a mio fratello che mi ha trasmesso questa passione. Continue reading “«Allo stadio funziona così»… ma anche no!”

Ci infiocchettano la pancia e ci tagliano la testa

di Elisabetta Salvini

I contenuti passano anche attraverso le immagini. Anzi, le immagini arrivano prima e con maggiore efficacia. E questa locandina ne è un esempio lampante. L’uomo che parlerà a Parma, mercoledì 13 febbraio, ha un viso, un nome e un cognome. La donna, di cui si deve decidere e programmare il destino, no. Per lei non è previsto alcun viso. Il suo corpo è tagliato per metterne in evidenza le due sole parti importanti: la pancia gravida e il seno che presto allatterà il futuro neonato o neonata (con ogni probabilità ipotesi meno auspicabile). Il resto non ha alcuna importanza, perché per il Popolo della famiglia la donna/persona non esiste. Esiste solo la donna/pancia e madre. Continue reading “Ci infiocchettano la pancia e ci tagliano la testa”

L’opprimente pericolosa “normalità”

di Margherita Becchetti

Il problema non è quella parte di società che davvero vorrebbe un ritorno alla medievale subalternità femminile, quelli che – da Fontana a Pillon ‒ ci vorrebbero chiuse in casa a far figli, meste e ubbidienti. Loro sono una piccola parte, retrograda e irrispettosa certo, ma facilmente arginabile se… Se non ci fosse un altro pezzo di società composto da uomini e donne, quello sì pericoloso e insidioso, che rimane pressoché indifferente di fronte al sessismo diffuso, che non lo riconosce, che ride a battute volgari, che le inoltra sui social. Che di fronte a una pubblicità come quella esposta dal negozio di elettrodomestici e ferramenta Chiastra di Langhirano, sorride con un’alzata di spalle e dice «ma che vuoi che sia», rinunciando a riflettere sul senso delle cose. Continue reading “L’opprimente pericolosa “normalità””