di Centro studi movimenti

Considerato uno dei grandi pensatori politici del Novecento, Antonio Gramsci è studiato e discusso in università e istituti di ricerca di tutto il mondo, mentre in Italia da almeno un trentennio la sua figura e le sue teorie sono marginalizzate in ambienti accademici limitati. Una damnatio memoriae determinata dal clima anticomunista che ha segnato gran parte della nostra classe dirigente e lo ho condannato a essere vuota icona della sinistra progressista. Già perché Gramsci, oltre a essere stato uno straordinario intellettuale marxista, fu un dirigente del movimento operaio, prima nelle file del Partito socialista e poi, dal 1921, di quello comunista. Massimo esponente del Pcd’I dal 1924 al 1926, fu arrestato dalla polizia fascista e detenuto in carcere e, poi, ridotto in fin di vita, in una clinica privata, dove morì nell’aprile 1937.







