Il rivoluzionario spogliato della rivoluzione. Ancora su Guido Picelli

di William Gambetta

Guido Picelli fu un importante dirigente del Partito comunista d’Italia. Senza addentrarci nei particolari, egli fu cacciato dal Partito socialista nel settembre 1921 (per essere l’animatore degli Arditi del popolo a Parma) e, dopo un anno di attesa, fu accettata la sua iscrizione al Pcd’I (settembre 1922). Da allora fino alla morte, oltre che deputato, ne fu un esponente di rilievo. La sua vita, dunque, si intrecciò indissolubilmente a quella del comunismo degli anni Venti e Trenta. E la sua attività politica si svolse nel solco della lotta rivoluzionaria, attraverso pratiche insurrezionali e organizzazioni paramilitari[1].

Ciò nonostante la sua figura continua ad essere celebrata tanto da coloro che esaltano la democrazia liberale quanto da coloro che, pur tendendo a qualche forma di socialismo, condannano ogni radicalità “estremista” e “violenta”[2]. E dunque ogni forma di rivoluzione.

È questa una contraddizione evidente, che deve essere spiegata.

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Oltretorrente, dove ancora abitano le storie ribelli. Una visita guidata “dalle barricate di Parma alle trincee di Spagna”

di Marco Severo

Guido Picelli, Achille Benecchi, Adelino Paini, Bruno Bucci e Antonio Cieri.

Se i muri potessero parlare, forse l’intera vita pubblica ne trarrebbe oggi vantaggio. Potremmo portare in visita il nostro presente, ad ascoltare quelle pareti. Spegneremmo le cuffie dello smartphone per accostarci alle pietre della storia. All’inizio sarebbero scricchiolii fra le fessure, minimi smottamenti di sabbia di mattoni che si fanno bisbigli. Poi attraverso gli intonaci passerebbe l’eco di vecchi palpiti, di accenti di furore e d’amore.

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Un fragore che risuona ancora. Due giornate per ricordate i combattenti antifascisti del Parmense nella guerra di Spagna

della redazione

Il Comune di Parma ha organizzato due giornate per ricordare gli antifascisti del Parmense che combatterono a difesa della legittima Repubblica popolare di Spagna tra il 1936 e il 1939.

“Tra il 1936 e il 1939 – si legge in un comunicato del Comune – furono almeno 47 i volontari di Parma e provincia che combatterono a fianco della Repubblica spagnola nelle milizie antifasciste e nelle Brigate internazionali, che complessivamente riunirono oltre 50.000 volontari provenienti da 53 Paesi. Tra i tredici caduti parmigiani si ricordano Guido Picelli, protagonista delle Barricate antifasciste dell’agosto 1922, e Antonio Cieri, responsabile della difesa della zona del Naviglio”.

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L’omicidio di Mario Lupo ai tempi di Fratelli d’Italia

di William Gambetta

Funerali di Mario Lupo. Parma, 28 agosto 1972 (foto di Beppe Fontana).

Quest’estate la “Gazzetta di Parma” ha pubblicato una lunga intervista, curata da Paola Guatelli, a Edgardo Bonazzi, l’omicida di Mario Lupo[1]. Il titolo racconta già l’essenza di queste due paginone: “Ho ucciso Mariano Lupo, ma non doveva succedere”. Sostanzialmente l’ormai anziano Bonazzi, che per questo e altri reati ha passato in carcere numerosi anni, ribadisce la tesi della morte di Lupo come «disgrazia, qualcosa che non doveva accadere».

Una tesi già avanzata all’epoca da lui e dai suoi avvocati nei due processi che si svolsero ad Ancona tra l’estate del 1975 e quella del 1976 e alla quale non credette né il Tribunale d’appello ‒ che condannò per «omicidio volontario» Bonazzi a 14 anni e 8 mesi di reclusione, Andrea Ringozzi a 9 anni e 4 mesi, e Luigi Saporito a 6 anni e 3 mesi ‒ né la Corte di cassazione che quella sentenza confermò. Secondo la Corte d’appello, infatti, non potevano esservi dubbi «sul fatto che i giovani missini, quella sera, avevano in animo di fare qualcosa, e si erano preparati in tal senso»[2].

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Una serata tra storie e canti partigiani sotto i Porti del Grano per ricordare il 9 Maggio 1945

Centro studi movimenti

Ottant’anni fa, dopo gli ultimi combattimenti di fine aprile per liberare la città, il 9 maggio 1945, le migliaia di uomini e donne delle brigate partigiane del Parmense sfilarono nel centro di Parma, da viale San Michele fino a piazza Garibaldi, dove ad attenderle vi erano gli ufficiali delle Forze alleate, i comandanti della Resistenza, i dirigenti del Comitato di liberazione nazionale e le nuove autorità democratiche.

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Sabato 1 Marzo: oltre al corteo un presidio dell’area libertaria

Gruppo anarchico Antonio Cieri, USI Parma e Parma Rude

Il primo marzo il fascistame calerà nuovamente su Parma. Il fascismo ha varie facce da sempre, una istituzionale, una che fa il lavoro sporco. Ultimamente i piani si confondono ma la sostanza non cambia. Come area libertaria e non solo presidieremo come le altre volte la nostra sede, che, se mai esiste una distanza giusta, purtroppo è troppo vicina a loro. Facciamo una chiamata a tutte/i le/gli antifasciste/i della città a dimostrare insieme a noi che per quanto la situazione ci faccia sempre più paura e repulsione, non hanno ancora vinto.
E mai lo faranno. Vi invitiamo a partecipare al nostro presidio e al concerto, con determinazione e consapevolezza.

Sabato 1° marzo: manifestazione antifascista a Parma

Coordinamento Antifascista Parma

Nella data del 1° marzo, qualche centinaio di nazifascisti, provenienti da tutta Italia, calerà sulla nostra città. L’occasione, o meglio, il pretesto, è rappresentato da un concerto organizzato dai soliti gruppi in quella ferita aperta che è la sede di via Toscana.

Il popolo di Parma, fiero della propria identità antifascista, risponderà come sempre ha saputo fare, in nome della democrazia e della Costituzione, di fronte alla minaccia manifesta di questi gruppi ora direttamente sostenuti dal Governo che annovera tra le sue fila esponenti delle fazioni terroriste, come Nar e Terza Posizione. Continue reading “Sabato 1° marzo: manifestazione antifascista a Parma”

Le Barricate di Parma: Davide contro Golia

di William Gambetta

Fotografia di Glenda Pelosi.

Come di consueto, il 5 agosto scorso, davanti al Monumento alle Barricate di Parma, in piazzale Rondani a Parma, si è svolta la commemorazione a ricordo della rivolta popolare antifascista del 1922. Organizzata dalla Camera del lavoro della CGIL di Parma, in collaborazione con le associazioni partigiane e antifasciste, il Comune e la Provincia, tra i diversi interventi anche quello di William Gambetta del Centro studi movimenti, che pubblichiamo di seguito (ndr).

È quella di oggi un’altra occasione per poter riflettere sui fatti di Parma dell’agosto 1922. Lo vorrei fare non attraverso gli occhi del passato, da un punto di vista storico (chi è qui oggi sa bene cosa successe in quelle straordinarie giornate di 102 anni fa e dunque non penso ci sia bisogno di raccontarlo), quanto con gli occhi del presente. Continue reading “Le Barricate di Parma: Davide contro Golia”

No al “treno del ricordo” parziale e mistificatorio

di Andrea Ghezzi e Giovanni Caggiati

Lunedì mattina 19 febbraio 2024 nella stazione ferroviaria di Parma è arrivato e si è fermato nel primo binario fino alle 19 “il treno del ricordo”, un vecchio treno adibito a museo, con materiali e filmati, allo scopo di far conoscere la vicenda delle foibe del ’43 e ’45 e dell’esodo istriano giuliano dalmata, avvenuto sopratutto in seguito al trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, da parte di quegli italiani (circa 250.000 mila nel corso di dieci e oltre anni) che scelsero l’Italia anziché restare in quelle zone che col trattato passarono alla nuova Repubblica socialista jugoslava. Un’iniziativa, “il treno del ricordo”, intrapresa dal Governo quest’anno per la prima volta, in linea con la mistificatoria e falsificazionista celebrazione nazionale della ricorrenza del 10 febbraio “giorno del ricordo” introdotta con la legge 92/2004. Continue reading “No al “treno del ricordo” parziale e mistificatorio”

Foibe e fascismo. Un incontro al Circolo Aquila Longhi per capire la storia del confine orientale italiano

di Andrea Ghezzi

Col “giorno del ricordo” del 10 febbraio, istituito nel 2004, in Italia assistiamo a un racconto parziale e mistificatorio dei fatti accaduti nelle zone del confine italiano nordorientale. Anzi c’è, innanzitutto, l’occultamento: nulla si dice sull’azione delle squadracce fasciste che cominciò poco dopo la fine della prima guerra mondiale proprio in quelle terre culminando, nei confronti degli sloveni, nella distruzione del Narodni dom l’edificio di Trieste sede delle organizzazioni degli sloveni, nulla si dice dell’opera di italianizzazione forzata nelle zone passate al Regno d’Italia popolate anche da sloveni e croati fatta dal fascismo durante il ventennio, il silenzio si mantiene sulla guerra d’aggressione intrapresa dall’Italia fascista nel ’41 e sulla feroce occupazione di suoi vasti territori. Continue reading “Foibe e fascismo. Un incontro al Circolo Aquila Longhi per capire la storia del confine orientale italiano”