A Parma ci sono alternative: città di nuove alleanze. Il 17 febbraio “The Cost of Growth” all’Astra di Parma

di Nicola Cavallotti

Ripubblichiamo questo articolo già uscito su puntoevirgola.online [ndr].

Uno dei leitmotiv più in voga nella società contemporanea riprende la massima thatcheriana “There Is No Alternative”, quella postura nella quale accettiamo, di fatto, la crescita economica come unica via per lo sviluppo della società umana. Quello slogan, utilizzato più volte dalla Premier inglese negli anni ’80 (ma ampiamente ripreso da altri capi di Stato, si pensi al “Es gibt keine Alternative” della CDU, nella Germania di metà anni ’90) non solo sanciva il passaggio dello Stato dal suo ruolo di regolatore a quello di garante degli interessi privati e del mercato, era soprattutto un manifesto programmatico del progetto neoliberista: non sarebbe potuto esistere un modello alternativo alla società neoliberale, quindi alla crescita infinita. Quella tesi si inseriva in una strategia multilivello, a quel punto già decennale, che prevedeva di limitare progressivamente l’intervento pubblico, in favore del libero mercato, promuovendo la concorrenza, la deregolamentazione e la riduzione della spesa pubblica per i servizi sociali. Ma quelle quattro parole ebbero la forza di codificare il messaggio in un imperativo che non lasciava margine, ostruiva immaginazioni altre, assumeva il governo dell’inconscio collettivo.

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I fan di Vannacci si incontrano a Parma per parlare di Remigrazione, la nuova panacea neofascista

di Potere al popolo Parma

Sono vent’anni almeno che per non parlare dei problemi sociali che si aggravano sempre più, si parla di scontri di civiltà, “difesa della nostra cultura” contro non meglio precisati attacchi che si perdono nelle nebbie del complottismo o vere e proprie bufale, tipo il Piano Kalergi. Tutti i governi che si sono succeduti nel nuovo millennio hanno puntato su un sistema economico che affermava che l’unico modo per stare bene era permettere a un pugno di uomini di arricchirsi senza limiti, a qualunque costo, gettando al vento la scuola e la sanità pubblica, cancellando i diritti sul lavoro perché non ci rendevano competitivi.

Mentre la nostra vita peggiorava, l’unico problema trattato era quello della sicurezza associato all’immigrazione. Prima erano i meridionali, poi gli albanesi, i rumeni e oggi gli islamici e gli africani. La scuola non funziona “perché ce ne sono troppi”, gli ospedali non funzionano “perché curano solo loro”, le nostre città fanno schifo “perché ci sono loro”. È un “loro” indefinito, vago, non sono nemmeno persone reali, incontrate, sono persone raccontate sulle tv, sui social, notizie di cronaca commentate e strumentalizzate da politici che comprensibilmente preferiscono indicarci un capro espiatorio, piuttosto che spiegarci come intendano risolvere i problemi.

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“Foibe e fascismo”: giovedì 12 febbraio, la 21.a edizione sul riconoscimento degli “infoibati”

di Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti di Parma

Solo perché italiani? Solo perché italiani sono stati vittime delle foibe del ’43 e ’45?

Per la ricorrenza del 10 febbraio, “giorno del ricordo”, solennità civile nazionale istituita in base alla legge 92 del 2004, da vent’anni vengono attribuiti riconoscimenti e medaglie agli “infoibati”. Ma quanti sono questi riconosciuti e chi sono? Dalla documentatissima ricerca dello storico Sandi Volk, autore del libro Solo perché italiani? Un ricordo truccato (Kappa Vu, 2026) di recente pubblicazione, emerge che sono circa 800 (ottocento) e in gran parte appartenenti alle forze armate dell’Italia fascista che aveva aggredito e occupato la Jugoslavia, e delatori e collaborazionisti dei nazifascisti.

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Sprawl, ovvero la favolaccia di Fidenza

di Potere al popolo Fidenza

Da anni ormai frammentazione e dispersione degli insediamenti sono un tratto distintivo dello sviluppo urbano in Italia, e Fidenza, purtroppo, né è esempio paradigmatico. Capannone dopo capannone, si continua a trasformare il paesaggio nel quale viviamo, in modo apparentemente inesorabile e al servizio del capitale privato.

Come focolai di una malattia, gli insediamenti pianificati nei decenni precedenti si completano e si espandono inesorabilmente in un vero e proprio diluvio di costruzioni e tutto questo avviene senza valutare se effettivamente il mercato sia in grado di assorbirne l’offerta, “drogata” dagli investimenti immobiliari privati usati dal comune come bancomat, in una spirale diabolica, per garantire servizi non più coperti da risorse pubbliche.

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Un convegno sul pensiero e l’azione di Eugenio Melandri

di Casa della pace di Parma

Eugenio Melandri

Basta ricordare anche solo alcuni tratti dell’attività di Eugenio Melandri per capire le ragioni del convegno intitolato a lui: le campagne e le iniziative che aveva condotto come parlamentare – la regolamentazione del commercio delle armi, il sostegno alla obiezione di coscienza militare e fiscale, alla eliminazione delle armi nucleari, la messa a bando delle mine antiuomo e ancora “Chiama l’Africa” e “Contro la fame cambia la vita”, la marcia a Sarajevo – per accorgerci che stiamo parlando dell’oggi, dell’impegno che oggi dobbiamo tenere. “L’attualità del pensiero e dell’azione di Eugenio Melandri” si svolgerà venerdì 30 gennaio presso la sala conferenze dei Missionari Saveriani, organizzato da Missione Oggi, Casa della pace di Parma e Associazione Missionari Saveriani.

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Una treccia non dovrebbe diventare un campo di battaglia. Cronaca dal Rojava

Riceviamo e volentieri pubblichiamo [ndr].

In queste settimane, ciò che sta accadendo in Rojava e nel Kurdistan turco colpisce in modo diretto i corpi, le vite e la dignità delle persone, in particolare delle donne e dei bambini. Non si combatte solo con le armi, ma attraverso il controllo quotidiano, l’umiliazione sistematica e la paura normalizzata.

Scrivo da qui. Mi trovo a Mardin, nel Kurdistan turco. Da quando sono arrivata vedo passare carri militari diretti verso il confine siriano, in direzione di Nusaybin. Li vedo ogni giorno. Vedo anche ciò che raramente viene raccontato: persone fermate per strada, gruppi di amici bloccati solo perché insieme, perquisiti “per la sicurezza pubblica”. Ma quale sicurezza, quando bastano cinque o sei giovani fermi a parlare per essere trattati come una minaccia?

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No alle zone rosse! Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi: esistono soluzioni giuste

di Comitato No alle zone rosse

In città esistono problemi reali: disagio sociale, povertà, consumo di sostanze, conflitti nello spazio pubblico. Negarlo sarebbe sbagliato. Ma le zone rosse non risolvono questi problemi. Li spostano, li aggravano e colpiscono soprattutto chi è già fragile. Questo comunicato serve a spiegare cosa sono davvero, perché non funzionano e quali alternative esistono.

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No alla riforma Nordio della Giustizia

di Comitato Società civile per il NO nel referendum costituzionale di Parma

Sabato scorso, 17 gennaio, nella Sala Arta di Via Treves a Parma, è stato ufficialmente presentato il Comitato provinciale Società civile per il NO nel referendum costituzionale, con una conferenza stampa in cui sono state dettagliate le ragioni per le quali ci si oppone alla riforma della giustizia Nordio.

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Sabato 17 gennaio si presenta a Parma il Comitato per il NO al referendum costituzionale

di Comitato società civile per il No nel referendum costituzionale

Il 17 Gennaio 2026, alle ore 11, nella Sala Arta di Via Treves, 2 a Parma, verrà ufficializzato il Comitato provinciale Società civile per il NO nel referendum costituzionale, con una conferenza stampa durante la quale verranno esposte le ragioni per le quali ci si oppone alla riforma della giustizia Nordio.

Molte le realtà della società civile, i sindacati e i partiti che hanno aderito alla campagna per il sostegno al NO a livello provinciale, un fronte che auspichiamo possa allargarsi ad una molteplicità di soggetti in difesa della Costituzione.

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Antonio Gramsci, un intellettuale organico. A febbraio un corso, in quattro lezioni, della Libera Università del Sapere Critico

di Centro studi movimenti

Murale di Jorit su un caseggiato popolare dell’Isolotto a Firenze, 2020.

Considerato uno dei grandi pensatori politici del Novecento, Antonio Gramsci è studiato e discusso in università e istituti di ricerca di tutto il mondo, mentre in Italia da almeno un trentennio la sua figura e le sue teorie sono marginalizzate in ambienti accademici limitati. Una damnatio memoriae determinata dal clima anticomunista che ha segnato gran parte della nostra classe dirigente e lo ho condannato a essere vuota icona della sinistra progressista. Già perché Gramsci, oltre a essere stato uno straordinario intellettuale marxista, fu un dirigente del movimento operaio, prima nelle file del Partito socialista e poi, dal 1921, di quello comunista. Massimo esponente del Pcd’I dal 1924 al 1926, fu arrestato dalla polizia fascista e detenuto in carcere e, poi, ridotto in fin di vita, in una clinica privata, dove morì nell’aprile 1937.

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