Gramsci oggi: contro la “tendenza a mummificarsi e diventare anacronistici”

di Matteo Battilani

Ringraziando il blog Progetto Me-Ti, pubblichiamo una riflessione già uscita sul loro sito il 3 aprile scorso [ndr].

“Una delle manifestazioni più tipiche del pensiero settario […] è quella per cui si ritiene di poter fare sempre certe cose anche quando la «situazione politico-militare» è cambiata. Tizio lancia un grido e tutti applaudono e si entusiasmano; il giorno dopo, la stessa gente che ha applaudito e si è entusiasmata a sentire lanciare quel grido, finge di non sentire, scantona ecc.; al terzo giorno la stessa gente rimprovera Tizio, lo rintuzza, e anche lo bastona o lo denunzia. Tizio non ne capisce nulla; ma Caio che ha comandato Tizio, rimprovera Tizio di non aver gridato bene, o di essere un vigliacco o un inetto ecc. Caio è persuaso che quel grido, elaborato dalla sua eccellentissima capacità teorica, deve sempre entusiasmare e trascinare, perché nella sua conventicola infatti i presenti fingono ancora di entusiasmarsi ecc.”[1]

Una delle argomentazioni classiche che mirano a screditare qualsiasi progetto socialista non riformista nel XXI secolo è quella secondo cui il comunismo sarebbe “roba vecchia”, un’esperienza storica conclusa che sarebbe anacronistico riproporre oggi. Ancor prima di evocare tutti i suoi terribili crimini, è sufficiente collocarlo nella storia del Novecento per rimuoverlo dall’orizzonte delle alternative possibili. Questo genere di argomentazioni molto deboli e triviali ha una lunga tradizione: ciclicamente, ogni vent’anni a partire dalla fine dell’Ottocento si decretava Marx “deceduto” e il comunismo “superato” in favore di progetti più moderati ma più “realistici”. Eppure, la crisi endemica del capitalismo mondiale, la tendenza alla guerra in cui ci sta trascinando l’imperialismo e la crisi climatica globale, mettono in luce con tutta evidenza la necessità di una trasformazione radicale. Non si tratta, dunque, di una nostra tendenza ideologica precostituita, ma di una risposta ad alcune contraddizioni del modello di sviluppo capitalistico che rendono il suo superamento un’esigenza ancora attuale.

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Siamo tutt* colpevoli di Palestina. Sabato 11 aprile, presidio di solidarietà con i 21 indagati per le manifestazioni contro il genocidio

da Comunità palestinese di Parma e solidali

La sera del primo ottobre, mentre a Gaza continuava il genocidio, tra tonnellate di bombe e la fame usata come arma di guerra, decine di migliaia di persone in tutto il Paese scesero in piazza in difesa della Global Sumud Flotilla, che proprio in quelle ore veniva attaccata dalla marina israeliana.
La notizia del blocco della flotta scatenò rabbia e una forte indignazione anche nella nostra città, dove duemila persone scesero in strada per protestare contro l’ennesima azione criminale del governo Netanyahu, ricercato, assieme al suo ministro Gallant, dalla Corte Penale Internazionale.

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In ricordo di un anarchico. Il 7 aprile, nella piazzetta dell’Avèrta di borgo del Naviglio, un’iniziativa per ricordare Antonio Cieri

da Aicvas, Centro studi movimenti, Gruppo anarchico Cieri e Unione Sindacale Italiana

Non ancora ventenne, Antonio Cieri combatte nella Grande guerra, dove si guadagna una decorazione al valore. Tornato dal fronte trova lavoro ad Ancona nelle Ferrovie dello Stato come disegnatore tecnico. Qui, negli ambienti proletari della città, aderisce al movimento anarchico e vive l’esperienza della rivolta del giugno 1920. Proprio per punirlo della sua attività “sovversiva”, la direzione ferroviaria lo trasferisce a Parma, dove entra in contatto con la milizia antifascista degli Arditi del popolo di Guido Picelli. È lui, infatti, a guidare durante l’agosto 1922 la resistenza del rione popolare del Naviglio, dove si avvengono gli scontri più duri, contro le squadre fasciste guidate da Italo Balbo.

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Torna in Cittadella “la piccola clandestina”. La caccia al tesoro partigiana per bambin* del Centro studi movimenti

da Centro studi movimenti

Disegno di Fogliazza.

La caccia al tesoro a squadre La piccola clandestina – organizzata dal Centro studi movimenti in collaborazione con Lostello, per sabato 11 aprile (ore 15, parco della Cittadella) – ha l’obiettivo di far conoscere a bambini e bambine dai 6 ai 10 anni la storia della Resistenza: le vite e le avventure di quelle persone che si sono opposte in diversi modi al fascismo e al nazismo e che ora chiamiamo partigiani e partigiane.

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La nostra onda non si arresta. Un incontro per Gaza in piazzale Inzani a Parma

di Comunità palestinese di Parma e solidali, Casa delle donne, Ciac, La Paz Antiracist Football Club, Potere al Popolo e USB Confederazione di Parma

In un momento in cui in molte città d’Italia il movimento di solidarietà con il popolo palestinese è sotto attacco, chiamiamo alla coesione e alla resistenza contro la repressione di stato e il tentativo di criminalizzazione delle pratiche che uniscono i popoli contro i dettami imperialisti e coloniali. Le mobilitazioni a terra dello scorso autunno hanno trasformato un’azione civile in un mandato popolare. Le piazze hanno dato legittimità a una missione che agisce al di fuori delle istituzioni – proprio perché queste non agiscono, rendendoci complici del genocidio del popolo palestinese.

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Se questa è scuola? Martedì 31 marzo un dibattito sulla scuola dell’autonomia “tra nuovismo e obbedienza”

di Parma Città Pubblica

Mentre fioccano dai partiti di governo e dal ministero i provvedimenti e le schedature per scuole e insegnanti disobbedienti, contrastivi e non allineati, mentre emerge nel modo più tragico il disagio dei giovanissimi, crediamo non sia più rinviabile una seria riflessione della scuola sulla scuola.

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A cosa serve un assessorato alla Pace se si fa la fiera delle armi?

da Potere al Popolo Parma

Siamo stupiti e ci sentiamo presi in giro dalle parole dell’assessore alla Pace (!) Jacopozzi, che si è spinta a farsi fotografare in un presidio contro il riarmo parlando del grande successo del regolamento di EOS a Parma, che sarebbe stata una manifestazione inerente esclusivamente la caccia e la pesca e non avrebbe promosso la cultura delle armi, in particolare verso i minori. Crediamo che Jacopozzi invece di farsi scattare una foto in Piazza Garibaldi avrebbe fatto meglio a verificare di persona alle Fiere cosa stava succedendo. Come i video e le immagini che stanno circolando in rete grazie a XR Parma, che ha effettuato un’azione dimostrativa a EOS, si possono vedere quali “risultati eccezionali” siano stati raggiunti grazie al lavoro del Comune…

Crediamo non ci sia nemmeno necessità di commentare. Chiediamo invece all’assessorato alla pace e alla giunta come concilia l’impegno per la pace con la presenza di un fornitore dell’IDF, Sig Sauer, alla fiera, o come si concilia l’impegno per la pace con il ruolo svolto da Beretta nella vendita di armi in Cisgiordania, oggi annessa di fatto da Israele e sottoposta alla violenza sistematica dei coloni. Non una parola. Ci saremmo aspettati almeno un silenzio riflessivo, anche per rispetto nei confronti di chi ha svolto il compito di controllo che invece avrebbe dovuto operare il Comune: nell’incontro imbarazzante tenutosi al Toscanini il mese scorso era evidente che né il vicesindaco Lavagetto, nè Jacopozzi sapessero di cosa si stesse parlando. Ci chiediamo come sia possibile che degli amministratori pubblici non facciano nemmeno una ricerca su google per capire come affrontare le domande di una parte della cittadinanza su una manifestazione che è addirittura co-organizzata da un ente partecipato dal Comune.

Dal momento che è una giunta che, almeno nelle intenzioni, vuole operare “in coerenza con la sua visione politica di ricerca della Pace e del disarmo e della condanna della guerra- come recita art. 11 Costituzione-” a nessuno è venuto in mente che poteva essere un problema ospitare la più grande esposizione europea di armi leggere rivolta al pubblico, che si sposta da una città all’altra inseguita dalle contestazioni e che ospita fornitori ufficiali dell’IDF, tra gli altri. Se non fa questo, l’assessorato alla Pace cosa fa di preciso?

Riteniamo che sia gravissimo che il Comune, che detiene il 16% delle quote di fiere non abbia alzato nemmeno un sopracciglio, non abbia fatto un fiato: evidentemente la condanna della guerra vale fino a un certo punto, fino a quando non è economicamente conveniente. Chiediamo che Jacopozzi dia spiegazioni alla città rispetto a quanto andato in scena a Fiere di Parma, possibilmente reperendo informazioni attendibili e non enunciando dichiarazioni di principio. Un assessorato alla Pace è incompatibile con la fiera delle armi, per questo riteniamo che l’amministrazione debba fare una scelta: o un impegno per la Pace o assumersi la responsabilità di concedere una vetrina a chi specula sulla guerra e sul genocidio. O una o l’altra. Che siano i cittadini a dover spiegare questo concetto elementare all’assessore alla Pace riteniamo sia una sentenza sull’utilità di questa figura.

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Sosteniamo Cuba. Il 3 aprile un incontro a Parma con il console cubano in Italia Darias Suarez José Luis

da Partito comunista di unità popolare e Associazione Emilia por Cuba

Venerdì 3 aprile, alle ore 19:30, presso il circolo Aquila Longhi di Parma in Borgo Santa Maria 2 ( laterale di via D’Azeglio), il Partito Comunista di Unità Popolare assieme all’Associazione Emilia por Cuba organizza una serata dedicata al sostegno dell’isola in questo momento internazionale molto difficile.

Sarà presente il console cubano in Italia, Darias Suarez José Luis, così da poterci spiegare meglio la situazione nell’isola, seguirà una cena a base di prodotti tipici parmigiani e infine proietteremo il documentario La sottile linea della verità.

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Dal 24 al 29 marzo, una serie di iniziative contro la “fiera delle armi”. E sabato 28 un corteo cittadino

da Coordinamento contro la Fiera delle armi

In vista della manifestazione European Outdoor Show, in programma alle Fiere di Parma da sabato 28 a lunedì 30 marzo, un coordinamento di associazioni, gruppi e singoli cittadini lancia una serie di iniziative per contrastare la “Fiera delle armi” e ottenere la sua cancellazione, a partire dal prossimo anno.

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Quelli che i 21 denunciati… “criminali”, “inopportuni”, “imprudenti”

La redazione

In città si discute da diversi giorni delle 21 denunce che hanno colpito alcuni dei partecipanti al corteo del 1° ottobre scorso. Quella sera, come in tante altre città, c’è stata una manifestazione spontanea contro l’assalto delle forze israeliane alla Global Sumud Flotilla, l’arresto del suo equipaggio e il sequestro di medicine e alimenti destinati alla popolazione palestinese stremata.

Alla manifestazione, che dall’Oltretorrente si è diretta prima in centro storico e poi alla stazione, si sono aggregate “più di 1500 persone” (secondo i giornalisti presenti)[1]. Un corteo pacifico ma profondamente indignato non solo per l’aggressione alla Flotilla ma anche per i due anni di bombardamenti su Gaza che hanno fatto 72 mila vittime, per la maggior parte donne e bambini. Un corteo che aveva come obiettivo quello di spingere il governo Meloni ad attivarsi per fermare il genocidio, bloccare l’invio di armi e di ogni altro supporto al governo di Netanyahu.

Per questo, dunque, dicevamo, la Procura ha denunciato 21 persone e in città si è scatenato il dibattito[2]

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