di Andrea Bui*

Secondo quanto documentato da Antigone, a Parma circa 400 persone detenute sono seguite per problemi di salute mentale. A queste si aggiungono dipendenze, marginalità sociale, in un contesto di sovraffollamento e scarsità di opportunità educative e lavorative.
Credo sia importante sottolineare questa situazione, soprattutto perchè un carcere trasformato in discarica sociale non produce sicurezza: aggrava i problemi, spezza ulteriormente i legami, rende più difficile il reinserimento e aumenta il rischio di recidiva.
Un conto sono le dichiarazioni pubbliche muscolari. Un altro è misurarsi con la realtà.
È questo il paradosso: proprio mentre il carcere viene invocato come soluzione definitiva alla microcriminalità, lo si organizza in modo da alimentare le condizioni che possono riprodurla. Molti esponenti politici commentano ogni fatto di cronaca nera per invocare soluzioni sempre più drastiche. Molti meno trovano qualcosa da dire quando Antigone osserva e documenta una realtà che tanti evocano e pochi conoscono.
La sicurezza autentica non si costruisce chiudendo i problemi sociali dietro le sbarre, ma investendo nei servizi di salute mentale, nella cura delle dipendenze, nella casa, nell’educazione e nelle misure alternative. La spesa sociale non viene dopo la sicurezza. È una delle principali politiche di sicurezza.
Il securitarismo sfrutta la paura. La sicurezza sociale affronta i problemi e prova a risolverli.
* Potere al Popolo Parma
