di Comitato Società civile per il NO nel referendum costituzionale di Parma

Sabato scorso, 17 gennaio, nella Sala Arta di Via Treves a Parma, è stato ufficialmente presentato il Comitato provinciale Società civile per il NO nel referendum costituzionale, con una conferenza stampa in cui sono state dettagliate le ragioni per le quali ci si oppone alla riforma della giustizia Nordio.
Sono numerose le realtà della società civile, i sindacati e i partiti che hanno aderito alla campagna per il sostegno al NO a livello provinciale, un fronte che potrà ulteriormente allargarsi nelle prossime settimane a tutti i soggetti in difesa della Costituzione. Attualmente il Comitato provinciale vede tra i suoi componenti: ANPI provinciale, ANPPIA, ARCI, AUSER, Casa della Pace, CGIL, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, CIAC, Donne in Nero, Europa Verde, Federconsumatori, Giovani Democratici, Laboratorio Democratico Montanara, Legambiente, Libera, Parma Città Pubblica, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Sinistra Studentesca Universitaria, SUNIA, Tuttimondi, Unione degli Universitari.
Alla base del NO c’è una critica netta all’impianto della riforma. Per la prima volta, si sostiene, il potere esecutivo interviene in modo così profondo sulla struttura di un altro potere dello Stato. Un “intervento senza precedenti” che non nasce da un confronto ampio nel Paese ma da un percorso accelerato, privo di un vero dibattito pubblico. Una forzatura che rischia di tradursi in un indebolimento dei contrappesi democratici. Il nodo centrale è il Consiglio superiore della magistratura. La riforma lo frammenta, ne riduce il ruolo e introduce il sorteggio casuale dei membri togati, presentato come rimedio al correntismo. In realtà, spiega il comitato, “un Csm in mano al caso è più debole”, meno competente e quindi meno capace di difendere l’indipendenza dei giudici. A questo si aggiunge la scelta dei membri laici attraverso liste decise dalla maggioranza parlamentare, un meccanismo che espone l’organo alle interferenze politiche. Altro punto critico è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Una scelta che non rende la giustizia più efficiente, come riconosciuto dallo stesso ministro Nordio, ma che apre la strada a un pubblico ministero più forte e isolato, con un Csm indebolito alle spalle. Nei sistemi dove le carriere sono separate, ricordano i promotori del NO, il pm tende spesso a dipendere dall’esecutivo. Un modello che avvicina l’Italia a un controllo politico dell’azione penale e allontana i cittadini da un arbitro realmente imparziale.
Nonostante il Governo abbia deciso, forzando i tempi, le date per il voto referendario, senza tenere conto della raccolta firme che peraltro in poco più di tre settimane ha già superato il mezzo milione di sottoscrizioni, l’impegno del Comitato è volto a favorire una corretta informazione alla cittadinanza per un voto consapevole e per consentire che l’opinione pubblica sia informata dei danni che questa pessima riforma costituzionale potrà arrecare.
