di Elisabetta Salvini*
Ieri, 25 novembre, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, in apertura della seduta del Consiglio comunale di Parma sono intervenute diverse associazioni (Casa delle donne, Centro antiviolenza e Maschi che si immischiano) per sensibilizzare l’assemblea e la cittadinanza. Di seguito pubblichiamo l’intervento di Elisabetta Salvini della Casa delle donne (ndr).
Buongiorno consigliere e consiglieri, quando il presidente Michele Alinovi ci ha chiesto di intervenire in questo consiglio, abbiamo pensato molto a cosa valesse la pena dire in questa sala, che non è solo luogo di confronto sulla gestione della pubblica amministrazione ma anche luogo di discussione circa i valori che dovrebbero stare alla base della nostra comunità.
E che oggi qui si discuta di violenza contro le donne è senz’altro una buona cosa perché significa tentare di rispondere a un interrogativo che tutti dovremmo porci di fronte a questo tema che, lo vediamo dalle cronache quotidiane, non sembra ridimensionarsi. Qual è il nostro ruolo? Il mio ruolo di cittadina ma anche e soprattutto il vostro ruolo di uomini e donne delle istituzioni.
Qualcuno vi chiede leggi più severe, altri più controllo, altri ancora una maggior restrizione dell’immigrazione, come se la violenza sulle donne fosse un problema di ordine pubblico. Come se punizioni o restrizioni potessero essere un deterrente. Limitarsi a questo, ormai lo sappiamo, non serve a nulla e tutte queste richieste soffrono di una miopia di base, non riescono a vedere quale sia l’origine del problema e quindi difficilmente potranno essere utili a risolverlo. Perché la violenza che nel nostro paese ha ucciso 96 donne da gennaio a oggi, non è quella dello sconosciuto che si incontra per strada: è una violenza che ha le chiavi di casa, che è nelle nostre relazioni, nello sbilanciamento di queste nostre relazioni.
È una violenza che inizia con questioni banali, di cui molti e molte di noi non sanno nemmeno riconoscere il senso, piccole pressioni quotidiane, ricatti psicologici, divieti, umiliazioni. Le operatrici dei Centri antiviolenza che ogni giorno accolgono migliaia di donne maltrattate ce lo hanno insegnato molto bene che la violenza non è solo il pugno in faccia, e che, anzi, quando diventa il pugno in faccia, è già molto tardi, molto difficile uscirne, molto pericoloso starci dentro.
La violenza inizia prima, nel modo di stare in una relazione, nel modo di intendere l’autonomia dell’altro, di pensare se stessi in relazione all’altro. E risolvere la violenza delle nostre relazioni significa cambiare noi stessi, il nostro modo di essere donne e soprattutto di essere uomini, mettere in discussione i modelli di mascolinità tossica e virilista che ancora spadroneggiano intorno a noi e formano il senso di sé nei ragazzi che li respirano; ragazzi che stiamo crescendo incapaci di riconoscere e soprattutto accettare la libertà femminile, incapaci di accettare il fallimento di una relazione, l’abbandono, di elaborare il tradimento. Cose che accadono nelle nostre vite e nelle nostre relazioni, e con cui è certamente doloroso confrontarsi, e che si traducono in violenza quando si è incapaci di mettere in discussione la propria abitudine al dominio, al possesso, al controllo.
Liberare gli uomini da tutto questo è ciò che dobbiamo fare, offrir loro altri modelli in cui riconoscersi nel rispetto dell’autonomia femminile e, al tempo stesso, sostenere l’autonomia femminile, incoraggiarla, darle spazio. E per fare questo non serve repressione ma cultura, pratica, relazioni.
Serve riconoscere che la violenza di genere è sistemica, non è mai un fatto privato, isolato, non è mai opera di un mostro, ma di uomini, di ragazzi educati e cresciuti qui, in questa società, in questa cultura che deve essere cambiare e non semplicemente governata.
Servono luoghi e spazi in cui farlo e la Casa delle donne che inaugureremo in via Melloni il prossimo gennaio sarà uno di questi luoghi, sarà uno spazio liberato da stereotipi e modelli tossici, aperto anche agli uomini, che diventerà un punto di riferimento importante per costruire relazioni più paritarie tra di noi. Questo è ciò che noi ci auguriamo, è ciò in cui metteremo tutto il nostro impegno e le nostre capacità, ed è ciò che, in quanto uomini e donne delle istituzioni, vi chiediamo di sostenere se vogliamo davvero contrastare la violenza che ci circonda.