Siamo tutt* colpevoli di Palestina. Sabato 11 aprile, presidio di solidarietà con i 21 indagati per le manifestazioni contro il genocidio

da Comunità palestinese di Parma e solidali

La sera del primo ottobre, mentre a Gaza continuava il genocidio, tra tonnellate di bombe e la fame usata come arma di guerra, decine di migliaia di persone in tutto il Paese scesero in piazza in difesa della Global Sumud Flotilla, che proprio in quelle ore veniva attaccata dalla marina israeliana.
La notizia del blocco della flotta scatenò rabbia e una forte indignazione anche nella nostra città, dove duemila persone scesero in strada per protestare contro l’ennesima azione criminale del governo Netanyahu, ricercato, assieme al suo ministro Gallant, dalla Corte Penale Internazionale.

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Fanta reati per treni ritardati

di Luca Marola

Gran clamore per un’inchiesta che sembra tutto fuorché un’inchiesta.

Il Procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, dopo essere uscito scornato solo pochi mesi fa da un processo in cui pretendeva di “fare giurisprudenza” sulla mia pellaccia inventandosi il fanta reato di detenzione e spaccio di una droga che non droga (e quindi non è droga), solo perché era tanta, e volendomi negare le attenuanti perché ho attaccato un adesivo su un palo della luce in cui c’era scritto “la marijuana non fa niente, speriamo non si annoi”, si è appena inventato nuovi fantasmagorici reati.

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Solidarietà ai 21 denunciati per il corteo sulla Palestina dell’1 ottobre scorso

La redazione

La vetrina della Casa delle donne di Parma di via Melloni.

Dopo la notizia della denuncia di 21 persone per la manifestazione spontanea della sera del primo ottobre scorso avvenuta a Parma in solidarietà con la Global Sumud Flotilla, fermata quel giorno stesso dalle forze del governo israeliano, ieri sono stati diffusi numerosi comunicati di solidarietà ai denunciati appartenenti a diversi gruppi della sinistra antagonista della città, oltre che a due assessori della giunta comunale (Francesco De Vanna e Caterina Bonetti) e due consigliere comunali (Gabriella Corsaro e Victoria Oluboyo). Li pubblichiamo di seguito, esprimendo anche la nostra totale solidarietà ai denunciati.

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Una treccia non dovrebbe diventare un campo di battaglia. Cronaca dal Rojava

Riceviamo e volentieri pubblichiamo [ndr].

In queste settimane, ciò che sta accadendo in Rojava e nel Kurdistan turco colpisce in modo diretto i corpi, le vite e la dignità delle persone, in particolare delle donne e dei bambini. Non si combatte solo con le armi, ma attraverso il controllo quotidiano, l’umiliazione sistematica e la paura normalizzata.

Scrivo da qui. Mi trovo a Mardin, nel Kurdistan turco. Da quando sono arrivata vedo passare carri militari diretti verso il confine siriano, in direzione di Nusaybin. Li vedo ogni giorno. Vedo anche ciò che raramente viene raccontato: persone fermate per strada, gruppi di amici bloccati solo perché insieme, perquisiti “per la sicurezza pubblica”. Ma quale sicurezza, quando bastano cinque o sei giovani fermi a parlare per essere trattati come una minaccia?

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No alle zone rosse! Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi: esistono soluzioni giuste

di Comitato No alle zone rosse

In città esistono problemi reali: disagio sociale, povertà, consumo di sostanze, conflitti nello spazio pubblico. Negarlo sarebbe sbagliato. Ma le zone rosse non risolvono questi problemi. Li spostano, li aggravano e colpiscono soprattutto chi è già fragile. Questo comunicato serve a spiegare cosa sono davvero, perché non funzionano e quali alternative esistono.

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Baby gang: questione di sicurezza? No, solo arrivismo politico

di Potere al popolo Parma

È davvero triste assistere al dibattito politico, anche nella nostra città. Oggi tocca alla Cavandoli che nella corsa a tre con Vignali e Bocchi deve tenere il passo. Il tema? L’unico tema possibile, l’unico di cui si possa parlare: baby gang, Parma come il Bronx, non si può più uscire la sera. I mezzi di informazione locali, ma ormai sempre più anche pagine social, chiamano al minuto d’odio contro gli immigrati.

Oggi la Cavandoli mette in relazione un episodio di cronaca avvenuto in via Farini, invocando espulsioni, “buonismo della sinistra”, integrazione fallita. Violenza&Degrado: soluzione? “Negri a casa! Ordine!”

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Fondamentale continuare a sostenere la causa palestinese. L’impianto accusatorio della procura di Genova si basa su informazioni fornite da Israele

di Potere al popolo e Comunità palestinese di Parma

Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere. La stessa Laura Cavandoli che in Consiglio comunale, in occasione della discussione sul riconoscimento dello stato di Palestina non era consapevole nemmeno che i palestinesi avessero riconosciuto Israele già con gli accordi di Oslo. Una circostanza imbarazzante, ma che dà l’idea di quanta consapevolezza ci sia da parte dell’esponente leghista locale della questione palestinese. Eppure è proprio Cavandoli a esternare pubblicamente i suoi peana in quella che sembra una strategia di delegittimazione di un movimento che ha visto una presenza di piazza che non ha eguali nella storia recente.

Prima le sanzioni contro le organizzazioni sindacali che hanno chiamatolo sciopero, poi l’arresto dell’imam di Torino, ora il teorema della procura di Genova, che stando alle notizie diffuse, costruisce il suo impianto accusatorio sulla base di informazioni fornite da Israele, lo stesso che bolla di antisemitismo e di terrorismo chiunque dissenta dalle sue politiche genocidarie.

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Il disegno di legge 1660: “non c’è più spazio per stare in mezzo!”

da Potere al popolo Parma

Domenica 19 gennaio si è tenuta presso la sala della Pubblica Assistenza di Parma un dibattito dal titolo “Esprimere dissenso non è reato, è democrazia”, promosso da DIEM 25 e Parma città pubblica per discutere del Disegno di Legge 1660, già approvato dalla Camera dei deputati e ora al vaglio del Senato. Nella prima parte della mattinata sono stati ospitati gli interventi della docente Veronica Valenti, dell’Università degli Studi di Parma, di Cristina Quintavalla, Commissione Audit sul debito pubblico di Parma, di Roberto Cavalieri, Garante regionale dei diritti dei detenuti, di Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, e di Michele Rossi, Centro Immigrazione Asilo Cooperazione internazionale di Parma e provincia (CIAC). Continue reading “Il disegno di legge 1660: “non c’è più spazio per stare in mezzo!””