A 50 anni dalla “lenzuolata” e dallo scandalo edilizio. Martedì 21 ottobre una mostra fotografica e un dibattito al Palazzo del Governatore

di Cristina Quintavalla

Il termine lenzuolata è un neologismo. Significa letteralmente “stesa di lenzuola in segno di protesta”. È quello che facemmo esattamente 50 anni fa quando su lenzuola portate da casa dalle famiglie del quartiere, quelle più lise naturalmente, scrivemmo nomi, date, dati, rogiti, composizioni societarie ecc. di una gigantesca operazione speculativa, denominata Centro Direzionale Montebello, che sarebbe diventato per la sua entità una sorta di altro cuore della città: qui in un’area pregiatissima spariva l’originaria destinazione ad edilizia economico-popolare, per concentrarvi supermercati, abitazioni private, la sede dell’Unione industriali, la sede della Democrazia cristiana, le poste, il teatro Paganini ecc.

Già così si appalesava una gigantesca operazione speculativa.

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Verità ed evidenza: Marco Travaglio tra i mulini della menzogna

di Francesco Antuofermo

Qualsiasi uomo di scienza che voglia affrontare un esperimento, sa bene che la verità non andrà ricercata in ciò che appare evidente in superficie. Le apparenze giocano brutti scherzi e si trasformano spesso in mistificazioni. Lo sapeva bene Marx ad esempio, che ha speso metà della sua vita a cercare di decifrare le leggi di movimento del capitale facendosi largo tra mille falsità e manipolazioni. Ma nonostante questo assunto elementare sia praticamente accettato in tutte le scienze, nel campo della storia sembra che molti abbiano ottenuto la licenza per agire in piena libertà, spacciando per verità assolute delle mere osservazioni personali, piegando ai propri interessi la disciplina.

A questo gioco non si è sottratto neppure Marco Travaglio il quale durante il programma di Luca Sommi “Accordi & Disaccordi, ad un certo punto sale in cattedra e comincia, con indiscussa abilità a sciorinare la sua verità sulla questione palestinese. Ma non una, tante verità. E tra le tante presunte verità, una in particolare suona così stonata da meritare una risposta adeguata.

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Crisi alla ICC Compensati di Colorno

di SI Cobas – Parma

La ICC Compensati di Colorno, azienda del settore legno e imballaggi, ha interrotto senza alcun preavviso il rapporto con la società in appalto Job Parma, rifiutandosi di pagarle l’ultima fattura destinata al versamento degli stipendi dei lavoratori. La Job Parma, a sua volta, sostiene di non avere le risorse per saldare i salari arretrati e scarica la responsabilità su ICC. Tuttavia, la responsabilità è chiaramente di entrambe le aziende: la Job Parma non ha accantonato né i fondi per il TFR né le somme necessarie a garantire i diritti dei propri dipendenti.

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Il 17 ottobre “un giorno in Palestina” a Fidenza

di Potere al popolo Fidenza

“Se dovessi morire, Fa’ che porti speranza, Fa’ che sia un racconto!” (Refaat Alarcer)

Come dice Francesca Albanese: decolonizzare la mente significa abbattere confini e barriere, far del nostro meglio per liberarci, da entrambe le parti, delle sovrastrutture che ci impediscono di restare in contatto con ciò che di più umano e vero abbiamo in comune.

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Il nuovo maschile. Lunedì 13 ottobre un incontro all’Università di Parma

di Università di Parma

Egon Schiele, Autoritratto con testa abbassata (particolare), 1912.

Come vivono gli uomini di oggi le emozioni e relazioni? Quali sono i principali cambiamenti che influenzano la loro vita affettiva, familiare e sociale? Lunedì 13 ottobre 2025, dalle ore 10.00 alle 13.30, l’Università di Parma ospiterà nell’Aula B di via Massimo D’Azeglio 85, l’incontro dal titolo “Il Nuovo Maschile: un dialogo a partire da maschilità e relazioni affettive”.

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Unione Sindacale di Base contro Bocchi: “Si vergogni delle dichiarazioni contro i lavoratori del Teatro Regio”

di Unione Sindacale di Base – Confederazione di Parma

Le dichiarazioni del consigliere comunale di FdI Priamo Bocchi riportate dalla stampa locale e sulle proprie pagine social, sono vergognose ed inaccettabili. Un attacco non solo al diritto di sciopero ma soprattutto un insulto all’intelligenza delle lavoratrici e dei lavoratori del Teatro Regio.

Il consigliere offende profondamente il buon nome delle lavoratrici e dei lavoratori del Regio che ogni giorno con professionalità e dedizione svolgono il proprio lavoro con l’obiettivo unico della riuscita di ogni evento cittadino che in questi anni ha reso grande e prestigioso il nome del Teatro.

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Dall’austerity al riarmo: la crisi del paradigma europeo

di Marco Baldassari


“L’Europa politica è in stallo. Le retoriche dell’integrazione sembrano svuotate, mentre crescono le fratture tra centro e periferie, tra governance e rappresentanza. Un pericoloso e cieco rilancio attraverso il riarmo sta adombrando il vecchio continente”. Di questi temi tratta il corso che inaugura il nuovo anno della Libera Università del Sapere Critico e ha come titolo Nel labirinto dell’Unione europea. Storia e critica dell’ideologia europeista curato da Marco Baldassari. Gli incontri saranno 4 da martedì 28 ottobre al 18 novembre dalle 18.30 alle 20 alla Casa delle donne di Parma (via Melloni 1). Per iscrizioni o informazioni lusc.csm@gmail.com.


Uno spettro si aggira per l’Europa: la russofobia e la retorica del riarmo. La costruzione del nemico, insieme allo “stato di eccezione” (la crisi per la sicurezza), rappresentano gli strumenti politici attraverso cui le classi dominanti cercano di affrontare la crisi del capitalismo e del suo processo di accumulazione. In questo senso, il passaggio dall’austerity al warfare che caratterizza gli ultimi quindici anni appare del tutto consequenziale e coerente con i tentativi di puntellare un edificio comunitario in fase di dissoluzione. Un declino che riguarda tanto l’UE quanto i suoi Stati membri, considerati singolarmente. Il destino che li accomuna all’interno di questa gabbia neoliberale del “vincolo esterno” è lo stesso che, in Italia in particolare ma non solo, si manifesta con un neoliberalismo conservatore, reazionario e antisociale: la variante “alt-right” di quello progressista, altrettanto esiziale e antidemocratico. Si potrebbe definire, a tutti gli effetti, un “liberalismo autoritario”.

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Sostenere la lotta di liberazione delle donne non basta!

William Gambetta*

Appartengo a quella generazione che si è avvicinata alla politica a metà degli anni Ottanta, prima della crisi del “comunismo novecentesco” e dopo la grande ondata dei movimenti giovanili degli anni Settanta. Ho iniziato la mia “militanza” nell’arcipelago dei collettivi della sinistra antagonista, dove ho imparato i rudimenti dell’analisi, i linguaggi, i riti e le forme di lotta di quell’universo. Ad esso mi sento ancora legato. E sebbene non lo idealizzi, lo ricordo senz’altro più stimolante dell’ipocrita teatrino politico neoliberale. Che già allora, peraltro, si andava delineando.

Appartengo a quella generazione di militanti che ha fatto proprie, nonostante l’artiglieria massmediatica dell’anticomunismo dilagante, le basi del pensiero marxista (nelle sue diverse declinazioni) o quello libertario e anarchico. Una generazione di militanti che si sentiva in continuità con le lotte del decennio precedente, quelle del “lungo Sessantotto”. E che continuava a urlare la propria rabbia contro “i padroni”, “il capitalismo” e “l’imperialismo”. Fra le culture e le esperienze delle quali ci sentivamo eredi c’era senz’altro anche il femminismo, con le sue parole di liberazione dal patriarcato e dal maschilismo. Da quelle parole ho cercato di farmi guidare non solo nelle scelte politiche ma anche nella vita personale.

Qualche anno fa, poi, quasi all’improvviso, ho iniziato a sentire parole nuove, scandite da donne di un’altra generazione. Donne che, ancora, scuotono il presente. E con esso anche uomini come me.

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Venerdì 3 Ottobre, Sciopero generale contro il governo terrorista di Israele e in solidarietà con il popolo palestinese

da Unione Sindacale di Base – Parma

L’attacco alla Global Sumud Flottilla è un atto di pirateria che fa nuovamente carta straccia del diritto internazionale. Le circa 40 imbarcazioni con 400 persone a bordo disposte a rischiare la vita per forzare il blocco navale illegale d’Israele in acque palestinesi ed aprire un corridoio umanitario verso Gaza, e le le azioni dell’equipaggio di terra che hanno sostenuto la loro iniziativa internazionalista, hanno fatto emergere ulteriormente la bancarotta morale dei governi occidentali.

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Con il popolo palestinese contro ogni regime criminale

di USI Parma

Il regime teocratico israeliano affonda le sue radici e la sua ragion d’essere sull’apartheid, il colonialismo e il razzismo di stampo religioso. Al contempo siamo consapevoli che ciò che ha creato Hamas è allo stesso modo basato sul fanatismo religioso e sul ricatto che per decenni ha compiuto verso il popolo palestinese. La differenza sta nel fatto che Israele occupa e sradica i palestinesi dalla loro terra nel West Bank, li segrega in un campo di concentramento a cielo aperto come Gaza. Il progetto sionista infatti ha lo scopo dichiarato di espandersi territorialmente e di creare uno Stato di soli ebrei in cui non c’ è spazio per altri popoli. Vivere come bestie, essere sterminati, disumanizzati, che conseguenze possono generarsi?

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