Gramsci oggi: contro la “tendenza a mummificarsi e diventare anacronistici”

di Matteo Battilani

Ringraziando il blog Progetto Me-Ti, pubblichiamo una riflessione già uscita sul loro sito il 3 aprile scorso [ndr].

“Una delle manifestazioni più tipiche del pensiero settario […] è quella per cui si ritiene di poter fare sempre certe cose anche quando la «situazione politico-militare» è cambiata. Tizio lancia un grido e tutti applaudono e si entusiasmano; il giorno dopo, la stessa gente che ha applaudito e si è entusiasmata a sentire lanciare quel grido, finge di non sentire, scantona ecc.; al terzo giorno la stessa gente rimprovera Tizio, lo rintuzza, e anche lo bastona o lo denunzia. Tizio non ne capisce nulla; ma Caio che ha comandato Tizio, rimprovera Tizio di non aver gridato bene, o di essere un vigliacco o un inetto ecc. Caio è persuaso che quel grido, elaborato dalla sua eccellentissima capacità teorica, deve sempre entusiasmare e trascinare, perché nella sua conventicola infatti i presenti fingono ancora di entusiasmarsi ecc.”[1]

Una delle argomentazioni classiche che mirano a screditare qualsiasi progetto socialista non riformista nel XXI secolo è quella secondo cui il comunismo sarebbe “roba vecchia”, un’esperienza storica conclusa che sarebbe anacronistico riproporre oggi. Ancor prima di evocare tutti i suoi terribili crimini, è sufficiente collocarlo nella storia del Novecento per rimuoverlo dall’orizzonte delle alternative possibili. Questo genere di argomentazioni molto deboli e triviali ha una lunga tradizione: ciclicamente, ogni vent’anni a partire dalla fine dell’Ottocento si decretava Marx “deceduto” e il comunismo “superato” in favore di progetti più moderati ma più “realistici”. Eppure, la crisi endemica del capitalismo mondiale, la tendenza alla guerra in cui ci sta trascinando l’imperialismo e la crisi climatica globale, mettono in luce con tutta evidenza la necessità di una trasformazione radicale. Non si tratta, dunque, di una nostra tendenza ideologica precostituita, ma di una risposta ad alcune contraddizioni del modello di sviluppo capitalistico che rendono il suo superamento un’esigenza ancora attuale.

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Oltre la vittimizzazione: sabato 7 marzo la presentazione del libro L’autodifesa delle donne

di Casa delle donne e Centro studi movimenti

Elisabetta Sirani, Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno, 1659 (particolare).

Sabato prossimo, 7 marzo , alle ore 17:00, presso la Casa delle donne (via Melloni 1, Parma), si terrà la presentazione del volume L’autodifesa delle donne. Pratiche, diritto, immaginari nella storia (Viella, 2024), a cura delle storiche Laura Schettini e Simona Feci.

L’incontro intende scardinare la narrazione tradizionale che considera le donne esclusivamente soggetti passivi o “vittime naturali” della violenza maschile. Attraverso una prospettiva storica inedita, infatti, il libro raccoglie saggi che spaziano dall’età moderna ai giorni nostri, documentando come le donne abbiano sempre reagito, pianificato e messo in atto forme di resistenza e autodifesa.

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“Che fine hanno fatto?” Un nuovo corso della LUSC sugli esiti della Resistenza curato da Santo Peli

di Libera Università del Sapere Critico

Partigiani in piazza Prampolini a Reggio Emilia, 25 aprile 1945 (Archivio ISTORECO).

Cosa rimane della “grande illusione” a pochi mesi dall’ingresso trionfale dei partigiani armati nelle città italiane? Come si è passati dal sogno di un’Italia radicalmente rinnovata alla constatazione che i rapporti sociali e le dinamiche politiche erano impregnati di vischiosità e conservazione? Queste le domande a cui cercherà di rispondere il corso “Che fine hanno fatto?” Esiti politici, sociali e antropologici della guerra partigiana, a cura di Santo Peli, in collaborazione con la Sezione “Laura e Lina Polizzi” dell’Anpi di Parma, che si svolgerà dal prossimo 10 marzo al 31 marzo.

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Antonio Gramsci, un intellettuale organico. A febbraio un corso, in quattro lezioni, della Libera Università del Sapere Critico

di Centro studi movimenti

Murale di Jorit su un caseggiato popolare dell’Isolotto a Firenze, 2020.

Considerato uno dei grandi pensatori politici del Novecento, Antonio Gramsci è studiato e discusso in università e istituti di ricerca di tutto il mondo, mentre in Italia da almeno un trentennio la sua figura e le sue teorie sono marginalizzate in ambienti accademici limitati. Una damnatio memoriae determinata dal clima anticomunista che ha segnato gran parte della nostra classe dirigente e lo ho condannato a essere vuota icona della sinistra progressista. Già perché Gramsci, oltre a essere stato uno straordinario intellettuale marxista, fu un dirigente del movimento operaio, prima nelle file del Partito socialista e poi, dal 1921, di quello comunista. Massimo esponente del Pcd’I dal 1924 al 1926, fu arrestato dalla polizia fascista e detenuto in carcere e, poi, ridotto in fin di vita, in una clinica privata, dove morì nell’aprile 1937.

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Una storia del PCI parmense ancora da scrivere

di Franco Ferrari

Il centenario della fondazione del PCI, nel 2021, ha determinato la messa in commercio di testi di taglio giornalistico molto superficiali e spesso mossi più dalla necessità propagandistica di liquidarne le ragioni piuttosto che l’interesse storiografico a comprenderne la rilevanza nello sviluppo complessivo della società italiana. Per fortuna, oltre a questi, si è anche attivato uno sforzo per riprendere la ricerca al fine di illuminare questioni rimaste in ombra in una storiografia molto concentrata sulla strategia politica e il dibattito nei gruppi dirigenti, anche per per verificare come le vicende del partito si sono articolate e differenziate nelle diverse realtà locali.

La Fondazione Arta DS Parma e l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma hanno dato impulso ad un lavoro di ricerca che si è condensato nel volume pubblicato dalla MUP Editore, intitolato “Il comunismo parmense dall’antifascismo alla Bolognina” (pp. 229, € 17,00), curato da Mariachiara Conti e Alessandra Mastrodonato.

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Inaugurata la Piccola Biblioteca Partigiana di via Nullo a Parma

di Rifondazione comunista Parma

È andata molto bene l’iniziativa di presentazione della neonata Piccola Biblioteca Partigiana, l’associazione di promozione sociale che ha sede presso la sede di Rifondazione Comunista ma è autonoma dal Partito e aperta a tutti coloro che si riconoscono nei valori dell’antifascismo.

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Né verticale né orizzontale. Il libro radicale di Rodrigo Nunes

di Andrea Bui

Venerdì 31 ottobre, alla Libreria Chourmo verrà presentato il libro di Rodrigo Nunes Nè verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica (Edizioni Alegre 2025). Con l’autore discuteranno Andrea Bui (Potere al popolo) e Erika Trombi (Casa del popolo Thomas Sankara). Di seguito pubblichiamo una recensione al volume di Andrea Bui [ndr].

Ovunque ci siano persone che non si sentono obbligate a essere o questo o quello, e che adottano tattiche e pratiche non per puntellare un’identità ma perché potrebbero funzionare, c’è speranza…”

Rodrigo Nunes compie un’operazione tanto coraggiosa quanto necessaria: non considerare la questione organizzativa come una questione identitaria, un’arena in cui si scontrano irriducibili opposizioni: “orizzontale vs verticale”, “movimento vs partito”, “autonomia vs coordinamento”. In Nè verticale né orizzontale non troveremo un modello tutto nuovo, ma una postura e uno sguardo nuovi sul tema. Innanzi tutto una postura pragmatica, che si chiede “se funziona” prima di chiedersi se “sia giusto”, una domanda necessaria viste le sconfitte da cui la sinistra sembra non riesca ad uscire. E una delle spie di questa impasse potrebbe essere proprio un dibattito sull’organizzazione che non si preoccupa dell’efficacia. L’organizzazione è stata spesso e volentieri vista come la scelta della forma giusta che aveva più a che fare con l’identità che non con il suo essere adeguata ad uno scopo.

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Verità ed evidenza: Marco Travaglio tra i mulini della menzogna

di Francesco Antuofermo

Qualsiasi uomo di scienza che voglia affrontare un esperimento, sa bene che la verità non andrà ricercata in ciò che appare evidente in superficie. Le apparenze giocano brutti scherzi e si trasformano spesso in mistificazioni. Lo sapeva bene Marx ad esempio, che ha speso metà della sua vita a cercare di decifrare le leggi di movimento del capitale facendosi largo tra mille falsità e manipolazioni. Ma nonostante questo assunto elementare sia praticamente accettato in tutte le scienze, nel campo della storia sembra che molti abbiano ottenuto la licenza per agire in piena libertà, spacciando per verità assolute delle mere osservazioni personali, piegando ai propri interessi la disciplina.

A questo gioco non si è sottratto neppure Marco Travaglio il quale durante il programma di Luca Sommi “Accordi & Disaccordi, ad un certo punto sale in cattedra e comincia, con indiscussa abilità a sciorinare la sua verità sulla questione palestinese. Ma non una, tante verità. E tra le tante presunte verità, una in particolare suona così stonata da meritare una risposta adeguata.

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Il nuovo maschile. Lunedì 13 ottobre un incontro all’Università di Parma

di Università di Parma

Egon Schiele, Autoritratto con testa abbassata (particolare), 1912.

Come vivono gli uomini di oggi le emozioni e relazioni? Quali sono i principali cambiamenti che influenzano la loro vita affettiva, familiare e sociale? Lunedì 13 ottobre 2025, dalle ore 10.00 alle 13.30, l’Università di Parma ospiterà nell’Aula B di via Massimo D’Azeglio 85, l’incontro dal titolo “Il Nuovo Maschile: un dialogo a partire da maschilità e relazioni affettive”.

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Fare alleanze ribelli per costruire un mondo desiderabile

Potere al popolo Parma

(Foto di Simona Spaggiari).

«Il femminismo è uno dei movimenti politici più vitali del nostro tempo, e lotta per una società che è la stessa che chiede anche chi lotta contro il genocidio in Palestina, contro il razzismo, per la libertà e l’uguaglianza. Per questo nel marzo del 2019 a Madrid, come gruppo eterogeneo di attiviste di vari movimenti, ci siamo riunite per chiederci quale mondo desideravamo e quale percorso di lotta costruire insieme per raggiungerlo. L’arrivo della pandemia ci ha impedito di vederci fisicamente e abbiamo deciso di mettere per iscritto alcune riflessioni condivise in questo libro» Così Clara Serra, attivista e femminista spagnola, già membro dell’assemblea regionale di Madrid per Podemos, ha raccontato venerdì 9 maggio in piazzale Inzani la nascita del libro Alianzas rebeldes. Por un feminismo más allá de la identidad, appena tradotto in italiano da progetto Me-Ti col titolo Alleanze ribelli. Per un femminismo oltre l’identità (qui la scheda del libro).

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