La scorsa notte hanno profanato, in centro a Fidenza, il cippo del partigiano Renato Guatelli. Questa mattina come gruppo di azione di PaP Fidenza, oltre a portare la nostra vicinanza e solidarietà alla nipote Renata Sutti, abbiamo voluto omaggiare con un gesto simbolico la memoria del comandante “Buff” (Medaglia d’Oro al valor militare), portando un fiore al cippo posto in suo onore l’anno scorso nel cortile antistante l’ex macello comunale.
Sono vent’anni almeno che per non parlare dei problemi sociali che si aggravano sempre più, si parla di scontri di civiltà, “difesa della nostra cultura” contro non meglio precisati attacchi che si perdono nelle nebbie del complottismo o vere e proprie bufale, tipo il Piano Kalergi. Tutti i governi che si sono succeduti nel nuovo millennio hanno puntato su un sistema economico che affermava che l’unico modo per stare bene era permettere a un pugno di uomini di arricchirsi senza limiti, a qualunque costo, gettando al vento la scuola e la sanità pubblica, cancellando i diritti sul lavoro perché non ci rendevano competitivi.
Mentre la nostra vita peggiorava, l’unico problema trattato era quello della sicurezza associato all’immigrazione. Prima erano i meridionali, poi gli albanesi, i rumeni e oggi gli islamici e gli africani. La scuola non funziona “perché ce ne sono troppi”, gli ospedali non funzionano “perché curano solo loro”, le nostre città fanno schifo “perché ci sono loro”. È un “loro” indefinito, vago, non sono nemmeno persone reali, incontrate, sono persone raccontate sulle tv, sui social, notizie di cronaca commentate e strumentalizzate da politici che comprensibilmente preferiscono indicarci un capro espiatorio, piuttosto che spiegarci come intendano risolvere i problemi.
Da anni ormai frammentazione e dispersione degli insediamenti sono un tratto distintivo dello sviluppo urbano in Italia, e Fidenza, purtroppo, né è esempio paradigmatico. Capannone dopo capannone, si continua a trasformare il paesaggio nel quale viviamo, in modo apparentemente inesorabile e al servizio del capitale privato.
Come focolai di una malattia, gli insediamenti pianificati nei decenni precedenti si completano e si espandono inesorabilmente in un vero e proprio diluvio di costruzioni e tutto questo avviene senza valutare se effettivamente il mercato sia in grado di assorbirne l’offerta, “drogata” dagli investimenti immobiliari privati usati dal comune come bancomat, in una spirale diabolica, per garantire servizi non più coperti da risorse pubbliche.
Sabato 6 dicembre abbiamo partecipato all’incontro sulla vicenda che ha coinvolto il Teatro Due e un famoso regista, condannati a risarcire due attrici per molestie e violenze sessuali, avvenute durante un corso di alta formazione. L’incontro è stato un momento pubblico e necessario per interrogarsi su cosa è successo, come è potuto succedere, perché nessuno ha fatto nulla, cosa fare ora e ci ha portato ad alcune riflessioni che intendiamo condividere con l’obiettivo di continuare a riflettere collettivamente su quanto successo e quanto succederà.
“Il carcere non è ancora la morte, benché non sia più vita”, (Adriano Sofri).
La serata organizzata da Potere al popolo Fidenza per venerdì 21 novembre, presso il circolo Ex Macello (via Mazzini 3) di Fidenza, cercherà di spalancare una finestra sulla condizione della popolazione carceraria in Italia. Oggi migliaia di persone detenute restano senza voce, in apnea. La crisi del sistema penitenziario è solo una delle criticità che le riforme dell’attuale Governo hanno aggravato. A fine agosto 2025 il sistema penitenziario è tornato a contare oltre 63 mila persone detenute per meno di 47 mila posti realmente disponibili – un tasso di sovraffollamento che ha superato il 135%. Il numero di decessi all’interno delle carceri è esorbitante: 246 nel 2024 e 199 al 21 ottobre del 2025. Tra questi i suicidi “certificati” come tali sono 68, cinque volte in più di quelli dei cittadini “liberi”.
Senza casa non può esserci cittadinanza e il divario di ricchezze che negli ultimi vent’anni si è prodotto nelle nostre città ci racconta di una cittadinanza sempre più legata al reddito, con costi immobiliari declinati sul mercato finanziario e lontani da salari da trent’anni al palo.
E così abbiamo un’Italia senza casa e Sarah Gainsforth ce la restituisce fornendoci numeri e statistiche utili a sostenere quello che percepiamo sulla nostra pelle da ormai molto tempo: abitare nelle nostre città è sempre più difficile. Innanzitutto per i costi proibitivi di un’abitazione: dall’inizio del secolo a oggi i prezzi delle case sono aumentati a Roma del 56%, a Milano del 70%. Questo anche perché dagli anni Novanta lo stato ha rinunciato ad avere una politica abitativa. Se gli affitti oggi valgono una quota del 16% sul totale nel 1971 valevano per il 40%, perché l’unico intervento pubblico è stata l’agevolazione del mercato immobiliare. Il risultato è stato un aumento dei prezzi vertiginoso e una crisi abitativa che risulta paradossale, visto che la cementificazione del nostro paese dal dopoguerra in avanti prosegue incessantemente senza alcun legame con l’andamento demografico.
Venerdì 31 ottobre, alla Libreria Chourmo verrà presentato il libro di Rodrigo Nunes Nè verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica (Edizioni Alegre 2025). Con l’autore discuteranno Andrea Bui (Potere al popolo) e Erika Trombi (Casa del popolo Thomas Sankara). Di seguito pubblichiamo una recensione al volume di Andrea Bui [ndr].
“Ovunque ci siano persone che non si sentono obbligate a essere o questo o quello, e che adottano tattiche e pratiche non per puntellare un’identità ma perché potrebbero funzionare, c’è speranza…”
Rodrigo Nunes compie un’operazione tanto coraggiosa quanto necessaria: non considerare la questione organizzativa come una questione identitaria, un’arena in cui si scontrano irriducibili opposizioni: “orizzontale vs verticale”, “movimento vs partito”, “autonomia vs coordinamento”. In Nè verticale né orizzontale non troveremo un modello tutto nuovo, ma una postura e uno sguardo nuovi sul tema. Innanzi tutto una postura pragmatica, che si chiede “se funziona” prima di chiedersi se “sia giusto”, una domanda necessaria viste le sconfitte da cui la sinistra sembra non riesca ad uscire. E una delle spie di questa impasse potrebbe essere proprio un dibattito sull’organizzazione che non si preoccupa dell’efficacia. L’organizzazione è stata spesso e volentieri vista come la scelta della forma giusta che aveva più a che fare con l’identità che non con il suo essere adeguata ad uno scopo.
Venerdì 17 ottobre, all’ex Macello di Fidenza, si è tenuta una serata intensa e emozionante organizzata da Potere al Popolo Fidenza: “Un giorno in Palestina. Orizzonti narrativi per decolonizzare la mente”, voci coraggiose per denunciare il sistematico stato di apartheid a cui sono sottoposti i territori occupati palestinesi.
“Se dovessi morire, Fa’ che porti speranza, Fa’ che sia un racconto!” (Refaat Alarcer)
Come dice Francesca Albanese: decolonizzare la mente significa abbattere confini e barriere, far del nostro meglio per liberarci, da entrambe le parti, delle sovrastrutture che ci impediscono di restare in contatto con ciò che di più umano e vero abbiamo in comune.
Lunedi 22 settembre è successo qualcosa di straordinario, una mobilitazione che non si vedeva in Italia da decenni. Anche Parma non ha fatto eccezione e non ricordo una piazza così piena in un mattino di sciopero, con un meteo non certo favorevole. Non ci si aspettava che saremmo stati così tanti ed è stata una bellissima sorpresa.