Un’autosospensione non ci basta

di Amleta, Casa delle donne, Centro Antiviolenza di Parma, Europa Teatri, Festina Lente Teatro, Gianluca Foglia Fogliazza, Giolli Cooperativa Sociale, La Paz Antiracist Football Club, LENZ Fondazione, LOFT – Libera Organizzazione Forme Teatrali, Maschi Che Si Immischiano, Progetti&Teatro associazione culturale, Teatro del Cerchio, Teatro Necessario, Vagamonde, Zona Franca, cittadine e cittadini di Parma

Paola Donati si è autosospesa. E tutti ringraziano tutti, per il lavoro svolto, per la qualità, per la professionalità. Per “la corretta e positiva attività finora svolta”. ll Cda e i soci, addirittura, ne prendono atto “pur ritenendo che non vi siano elementi tali da poter determinare la scelta”. Ecco fatto. Siete contenti? Andiamo avanti e non parliamone più.

E allora a noi cosa resta da fare? Unirci ai ringraziamenti come se niente fosse? Come se non ci fosse la condanna di un tribunale, come se non ci fossero decine e decine di donne che in questo ultimo mese si sono unite al coro di chi in quel teatro ha subito molestie, per raccontare le proprie?

Dovremmo ringraziare la direttrice per “il suo senso di responsabilità”, arrivato dopo comunicati e interviste irricevibili per il loro tono supponente e arrogante? Il tono di chi non avrebbe fatto un passo indietro nemmeno se fosse stato l’ultimo? Dovremmo metterci l’animo in pace e tornare allegramente a Teatro Due?

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Relazioni di potere e appropriazione dei corpi

di Cristina Quintavalla

Disegno di Franco Matticchio (particolare).

Le violenze e le molestie subite da giovani attrici impegnate in un importante Teatro cittadino, alla luce della spessa e ampia rete di complicità, connivenze, coperture, di cui ha goduto l’abusante, appaiono ancora più odiose. Non è certo una prassi inconsueta, avendo costituito negli anni il brodo di coltura in cui spesso si sono incistati la solitudine e il senso di disorientamento della vittima di abusi.

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Violenze in una Fondazione teatrale di Parma: la Casa delle donne chiede il cambio della direzione

di Casa delle donne Parma

24 novembre 2025, Amleta e Differenza Donna rendono pubblica la sentenza del tribunale del lavoro di Parma che ha condannato un noto regista parmigiano e il più importante teatro di prosa della città per molestie di contenuto sessuale e violenze sessuali e al risarcimento psicologico del danno non patrimoniale. 

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Sostenere la lotta di liberazione delle donne non basta!

William Gambetta*

Appartengo a quella generazione che si è avvicinata alla politica a metà degli anni Ottanta, prima della crisi del “comunismo novecentesco” e dopo la grande ondata dei movimenti giovanili degli anni Settanta. Ho iniziato la mia “militanza” nell’arcipelago dei collettivi della sinistra antagonista, dove ho imparato i rudimenti dell’analisi, i linguaggi, i riti e le forme di lotta di quell’universo. Ad esso mi sento ancora legato. E sebbene non lo idealizzi, lo ricordo senz’altro più stimolante dell’ipocrita teatrino politico neoliberale. Che già allora, peraltro, si andava delineando.

Appartengo a quella generazione di militanti che ha fatto proprie, nonostante l’artiglieria massmediatica dell’anticomunismo dilagante, le basi del pensiero marxista (nelle sue diverse declinazioni) o quello libertario e anarchico. Una generazione di militanti che si sentiva in continuità con le lotte del decennio precedente, quelle del “lungo Sessantotto”. E che continuava a urlare la propria rabbia contro “i padroni”, “il capitalismo” e “l’imperialismo”. Fra le culture e le esperienze delle quali ci sentivamo eredi c’era senz’altro anche il femminismo, con le sue parole di liberazione dal patriarcato e dal maschilismo. Da quelle parole ho cercato di farmi guidare non solo nelle scelte politiche ma anche nella vita personale.

Qualche anno fa, poi, quasi all’improvviso, ho iniziato a sentire parole nuove, scandite da donne di un’altra generazione. Donne che, ancora, scuotono il presente. E con esso anche uomini come me.

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Ciò che inquieta del discorso osceno di Priamo Bocchi

Casa delle donne Parma

Commento lungo ma necessario su Priamo Bocchi e sulla crisi di virilità (perché non ci accontentiamo e perché ci sono troppi tranelli nell’eco e nel discorso del consigliere regionale).

Ciò che ci inquieta del discorso di Priamo Bocchi è che Priamo Bocchi non parla da alticcio avventore di un qualsiasi bar della nostra città sorniona, ma prende parola nello spazio pubblico e lo fa da esponente politico di Fratelli d’Italia, il partito che governa il nostro Paese e che, stando ai sondaggi, pare sfiorare il 30% dei consensi. Continue reading “Ciò che inquieta del discorso osceno di Priamo Bocchi”

Potere al Popolo a Priamo Bocchi: “la virilità è il problema, e c’è ancora molto da fare!”

da Potere al Popolo Parma

Priamo Bocchi ha ragione. Il problema è la virilità.

Un uomo insicuro e incapace di comprendere che la libertà della donna non rappresenta una minaccia, e che una donna indipendente non è un nemico da abbattere, è, certamente, un uomo che ha un problema con il concetto stesso di “virilità”, intesa come condizione di sviluppo completo e armonico e prendendo le distanze da un concetto arcaico e violento di virilità come possesso e predominio – tipico della cultura patriarcale – concetto distorto e nocivo che è dovere di tutte e tutti noi cercare di decostruire. Continue reading “Potere al Popolo a Priamo Bocchi: “la virilità è il problema, e c’è ancora molto da fare!””

Per contrappasso i maschietti dovrebbero stare un po’ “di sotto” per vedere come si sta…

di Paolo Fornaciari

Chi frequenta i giovani per lavoro mi riferisce che tranne casi isolati, razzismo e omofobia stanno diminuendo. Finalmente. Forse raggiungeremo la pace tra le genti, almeno per quanto riguarda le questioni di pelle, e la pace tra chi ha diversi gusti sessuali. Salterei nel futuro per vedere se anche la questione femminile, intesa come quell’insieme di consuetudini socialmente accettate di “superiorità” maschile subirà un’evoluzione in senso progressista. Continue reading “Per contrappasso i maschietti dovrebbero stare un po’ “di sotto” per vedere come si sta…”

La pratica odiosa del commento idiota da spogliatorio

di Marco Boschini

A noi maschi ci hanno insegnato ad essere forti, a non piangere mai, a non fare le femminucce. Io però non sono forte, piango spesso, e coltivo con cura la parte femminile che è in me. Ciononostante inciampo nella pratica odiosa e superficiale del commento idiota da spogliatoio. L’ho fatto, tante volte, e in nessuna di quelle volte ho provato a mettermi nella pelle dell’altra: come mi sentirei se fossi io l’oggetto di quell’apprezzamento non richiesto, di quello sguardo ostentato, di quell’insicurezza latente. Continue reading “La pratica odiosa del commento idiota da spogliatorio”

Violenza contro le donne e il ruolo dell’educazione: un’analisi pedagogica

di Stefano Manici

Leggo stupore nello sguardo dei miei studenti quando dico loro che è giunto il momento di prendere una posizione forte sulla violenza contro le donne; elenco una serie di fatti di cronaca, snocciolo statistiche, elaboro teoremi contro il patriarcato. “Prof, ma se l’è cercata”, “prof., guardi come era vestita…”. Continue reading “Violenza contro le donne e il ruolo dell’educazione: un’analisi pedagogica”

Siamo categoria indifendibile…

di Gianluca Foglia Fogliazza

“Le uniche palle che hanno gli uomini sono quelle che raccontano” citando me stesso in una vignetta disegnata tempo fa. Non tutti gli uomini sono così, certo che no. Ma le palle restano un marchio di fabbrica, perché “maschera di fabbrica”.

Allenatori di calcio, adulti motivazionali, maschi concettuali, giocano questa briscola sbattendola sul tavolo come se l’impatto ne aumentasse il carico. Siamo uomini da carrozzeria senza motore, da cofano lucido e prominente, ecco: un pacco. Un pacco che simula una virilità fotocopiata nel tempo, una virilità smascherata dal bisogno di usar violenza, una virilità autoproclamata. Continue reading “Siamo categoria indifendibile…”