Gramsci oggi: contro la “tendenza a mummificarsi e diventare anacronistici”

di Matteo Battilani

Ringraziando il blog Progetto Me-Ti, pubblichiamo una riflessione già uscita sul loro sito il 3 aprile scorso [ndr].

“Una delle manifestazioni più tipiche del pensiero settario […] è quella per cui si ritiene di poter fare sempre certe cose anche quando la «situazione politico-militare» è cambiata. Tizio lancia un grido e tutti applaudono e si entusiasmano; il giorno dopo, la stessa gente che ha applaudito e si è entusiasmata a sentire lanciare quel grido, finge di non sentire, scantona ecc.; al terzo giorno la stessa gente rimprovera Tizio, lo rintuzza, e anche lo bastona o lo denunzia. Tizio non ne capisce nulla; ma Caio che ha comandato Tizio, rimprovera Tizio di non aver gridato bene, o di essere un vigliacco o un inetto ecc. Caio è persuaso che quel grido, elaborato dalla sua eccellentissima capacità teorica, deve sempre entusiasmare e trascinare, perché nella sua conventicola infatti i presenti fingono ancora di entusiasmarsi ecc.”[1]

Una delle argomentazioni classiche che mirano a screditare qualsiasi progetto socialista non riformista nel XXI secolo è quella secondo cui il comunismo sarebbe “roba vecchia”, un’esperienza storica conclusa che sarebbe anacronistico riproporre oggi. Ancor prima di evocare tutti i suoi terribili crimini, è sufficiente collocarlo nella storia del Novecento per rimuoverlo dall’orizzonte delle alternative possibili. Questo genere di argomentazioni molto deboli e triviali ha una lunga tradizione: ciclicamente, ogni vent’anni a partire dalla fine dell’Ottocento si decretava Marx “deceduto” e il comunismo “superato” in favore di progetti più moderati ma più “realistici”. Eppure, la crisi endemica del capitalismo mondiale, la tendenza alla guerra in cui ci sta trascinando l’imperialismo e la crisi climatica globale, mettono in luce con tutta evidenza la necessità di una trasformazione radicale. Non si tratta, dunque, di una nostra tendenza ideologica precostituita, ma di una risposta ad alcune contraddizioni del modello di sviluppo capitalistico che rendono il suo superamento un’esigenza ancora attuale.

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Marx ottimista, noi meno. Perché rileggere Marx nel 2025

di Matteo Battilani

Monumento a Karl Marx di Chemnitz (Germania).

Mercoledì scorso è iniziato a Parma il corso della Libera Università del Sapere Critico (LUSC) di introduzione al pensiero marxiano che proseguirà fino al 5 febbraio. Tra i relatori anche Matteo Battilani di cui pubblichiamo un intervento (ndr).

“Lo sviluppo della grande industria toglie dunque di sotto i piedi della borghesia il terreno sul quale essa produce e si appropria dei prodotti. Prima di ogni altra cosa essa produce i suoi becchini. Il suo tramonto e la vittoria del proletariato sono egualmente inevitabili”.

Una cosa è certa, quando nel 1848 Marx ed Engels preconizzavano l’imminente vittoria del proletariato, ai due autori non mancava una buona dose di ottimismo. Va detto che non era una fiducia del tutto immotivata: i moti della “primavera dei popoli” scoppiarono appena due settimane dopo la pubblicazione del Manifesto del partito comunista, e nonostante gli esiti differenti da quelli prospettati dai due autori, non si può dire che la previsione di un’incombente rivoluzione fosse infondata. Continue reading “Marx ottimista, noi meno. Perché rileggere Marx nel 2025”

Capitalismo precario

di Francesco Antuofermo

Banksy, murales a Coney Island Avenue, 2028.

Centocinquant’anni fa, esattamente il 5 maggio 1875, Marx affrontando il programma del congresso del partito socialdemocratico tedesco a Gotha, una piccola città della Turingia in Germania, scrive una serie di note di biasimo che diventeranno un opuscolo dal titolo Critica al programma di Gotha. Il testo aldilà dell’utilizzo nella lotta politica immediata, divenne col tempo una sorta di bozza. Un manifesto su alcuni punti centrali di un eventuale nuovo sistema sociale fondato sulle ceneri del capitalismo e delle sue regole di funzionamento. Continue reading “Capitalismo precario”

Karl Marx: un maldestro profeta o un pensatore ancora attuale?

di Andrea Palazzino

Il 15 gennaio prossimo prenderà avvio un nuovo corso della LUSC (la Libera Università del Sapere Critico) dedicato a Karl Marx. Curato da Francesco Antuofermo, Matteo Battilani, William Gambetta e Andrea Palazzino, in quattro lezioni, il corso è una introduzione al pensiero marxiano. In vista di questa iniziativa “Voladora” pubblica un primo intervento di Palazzino. Per info sul corso si può consultare il programma LUSC a questo link [ndr].

Una delle maggiori critiche che è stata fatta al pensiero di Karl Marx è di essere uno “storicismo” (Karl Popper). Cioè di avere della storia e della società contemporanea una visione deterministica, manichea e messianica. L’accusa è di aver voluto leggere il presente per predire con certezza il futuro. Invece di fare un’analisi scientifica (come diceva di voler fare), avrebbe usato come premesse del discorso i suoi preconcetti, il suo odio di classe verso la borghesia per profetizzare un mondo utopico, parto della sua fantasia e della sua intransigenza morale. Continue reading “Karl Marx: un maldestro profeta o un pensatore ancora attuale?”