La sera del primo ottobre, mentre a Gaza continuava il genocidio, tra tonnellate di bombe e la fame usata come arma di guerra, decine di migliaia di persone in tutto il Paese scesero in piazza in difesa della Global Sumud Flotilla, che proprio in quelle ore veniva attaccata dalla marina israeliana. La notizia del blocco della flotta scatenò rabbia e una forte indignazione anche nella nostra città, dove duemila persone scesero in strada per protestare contro l’ennesima azione criminale del governo Netanyahu, ricercato, assieme al suo ministro Gallant, dalla Corte Penale Internazionale.
di Comunità palestinese di Parma e solidali, Casa delle donne, Ciac, La Paz Antiracist Football Club, Potere al Popolo e USB Confederazione di Parma
In un momento in cui in molte città d’Italia il movimento di solidarietà con il popolo palestinese è sotto attacco, chiamiamo alla coesione e alla resistenza contro la repressione di stato e il tentativo di criminalizzazione delle pratiche che uniscono i popoli contro i dettami imperialisti e coloniali. Le mobilitazioni a terra dello scorso autunno hanno trasformato un’azione civile in un mandato popolare. Le piazze hanno dato legittimità a una missione che agisce al di fuori delle istituzioni – proprio perché queste non agiscono, rendendoci complici del genocidio del popolo palestinese.
In città si discute da diversi giorni delle 21 denunce che hanno colpito alcuni dei partecipanti al corteo del 1° ottobre scorso. Quella sera, come in tante altre città, c’è stata una manifestazione spontanea contro l’assalto delle forze israeliane alla Global Sumud Flotilla, l’arresto del suo equipaggio e il sequestro di medicine e alimenti destinati alla popolazione palestinese stremata.
Alla manifestazione, che dall’Oltretorrente si è diretta prima in centro storico e poi alla stazione, si sono aggregate “più di 1500 persone” (secondo i giornalisti presenti)[1]. Un corteo pacifico ma profondamente indignato non solo per l’aggressione alla Flotilla ma anche per i due anni di bombardamenti su Gaza che hanno fatto 72 mila vittime, per la maggior parte donne e bambini. Un corteo che aveva come obiettivo quello di spingere il governo Meloni ad attivarsi per fermare il genocidio, bloccare l’invio di armi e di ogni altro supporto al governo di Netanyahu.
Per questo, dunque, dicevamo, la Procura ha denunciato 21 persone e in città si è scatenato il dibattito[2]…
Se Rodari fosse ancora vivo riscriverebbe le sue fiabe all’incontrario. Le originali aiutavano i nostri figli e nipoti a vedere il mondo da un altro punto di vista, rovesciato, a rompere gli schemi, le narrazioni dominanti e consolidate. L’incontrario era apertura al diverso, all’insolito, libero pensiero e libera fantasia, in cui ci fosse posto per tutti e tutte, belli/brutti, capaci/incapaci, poveri/ricchi bianchi/neri, normali e strani, palestinesi ed ebrei.
Oggi invece l’incontrario è il mondo visto dall’élite della civiltà e della razza più alta, delle classi resesi egemoni con la forza, con la corruzione, con l’intrigo, della religione universale (quella del rosario di Salvini e dell’omelia a Berlusconi, che era “…un uomo amante della vita”!!!), della famiglia naturale (pedofili e stupratori, ma pur sempre con una regolare famiglia).
Continuano ad essere diffusi nuovi attestati di solidarietà ai 21 denunciati per il corteo spontaneo della sera del primo ottobre a Parma. Di seguito pubblichiamo quelli del Centro studi movimenti, del Comitato provinciale dell’Anpi e dell’Unione sindacale di base di Parma.
Venerdì 17 ottobre, all’ex Macello di Fidenza, si è tenuta una serata intensa e emozionante organizzata da Potere al Popolo Fidenza: “Un giorno in Palestina. Orizzonti narrativi per decolonizzare la mente”, voci coraggiose per denunciare il sistematico stato di apartheid a cui sono sottoposti i territori occupati palestinesi.
L’attacco alla Global Sumud Flottilla è un atto di pirateria che fa nuovamente carta straccia del diritto internazionale. Le circa 40 imbarcazioni con 400 persone a bordo disposte a rischiare la vita per forzare il blocco navale illegale d’Israele in acque palestinesi ed aprire un corridoio umanitario verso Gaza, e le le azioni dell’equipaggio di terra che hanno sostenuto la loro iniziativa internazionalista, hanno fatto emergere ulteriormente la bancarotta morale dei governi occidentali.
Il regime teocratico israeliano affonda le sue radici e la sua ragion d’essere sull’apartheid, il colonialismo e il razzismo di stampo religioso. Al contempo siamo consapevoli che ciò che ha creato Hamas è allo stesso modo basato sul fanatismo religioso e sul ricatto che per decenni ha compiuto verso il popolo palestinese. La differenza sta nel fatto che Israele occupa e sradica i palestinesi dalla loro terra nel West Bank, li segrega in un campo di concentramento a cielo aperto come Gaza. Il progetto sionista infatti ha lo scopo dichiarato di espandersi territorialmente e di creare uno Stato di soli ebrei in cui non c’ è spazio per altri popoli. Vivere come bestie, essere sterminati, disumanizzati, che conseguenze possono generarsi?
È un giudizio condiviso che le manifestazioni per la Palestina, culminate il 22 settembre, abbiano raggiunto un successo mai visto nella storia recente, non solo per i numeri dei manifestanti, ma anche per il sostegno della popolazione civile, che al passaggio dei cortei, solidarizzava e si riconosceva in qualche modo negli slogan dei manifestanti, applaudendo, facendo suonare le sirene, i clakson, alzando i pugni….
Stanno prendendo posizione contro il genocidio in corso intere categorie sociali, in forza del lavoro che svolgono, del ruolo che rivestono, del posto che occupano nella società. Non si era mai visto che anche i preti, in quanto tali, organizzassero un corteo e decidessero di manifestare, di prendere la parola nello spazio pubblico per dire che la neutralità non è un’opzione ma complicità. Come a dire che non potrei più fare il prete e predicare, il medico e curare, l’artista e recitare, l’insegnante e insegnare, senza prendere posizione, senza dire da che parte sto della storia. Senza dire perché preghiamo, insegniamo, curiamo, a quale fine, per quale umanità, per quale convivenza di uomini, donne, popoli, per quali diritti, e quali punti di riferimento certi. Come se la neutralità o l’indifferenza tradissero la precarietà di ogni senso, lo sfaldamento di quei riferimenti che ci guidano lungo il sentiero percorso nella nostra vita, perché poggi su un senso.
di Partito della Rifondazione Comunista, Comitato per la pace di Fidenza e altre associazioni
Mobilitazione straordinaria per Gaza: scendiamo in piazza contro l’invasione e il genocidio del popolo Palestinese, venerdì 26 settembre, alle ore 18:30, in piazza Garibaldi, davanti al Comune di Fidenza.