Giovedì 9 luglio “Storie di ordinario capitalismo selvaggio” a Rivamancina

di Extinction Rebellion e Collettivo Autorganizzato Universitario

Giovedì 9 luglio, alle 19, presso il bar Rivamancina in Piazzale Inzani, i gruppi di Parma di Extinction Rebellion e Collettivo Autorganizzato Universitario (CAU) presentano il libro “Storie di ordinario capitalismo selvaggio” con l’autore Lorenzo Tecleme. Miliardari che comprano isole tropicali per farne i loro Stati privati, CEO che programmano fughe nello spazio, meme che diventano criptovalute. Il capitalismo sta diventando un posto piuttosto bizzarro in cui vivere, e “Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio (Newton Compton, 2026) è il libro che lo racconta.

Scritto da Lorenzo Tecleme e nato dal podcast Unchained di Valori.it, questo libro racconta il sistema economico che si è imposto nella nostra parte di mondo a partire dal crollo dell’Unione Sovietica. Lo fa attraverso otto aneddoti assurdi, buffi o grotteschi. Dall’imprenditore delle bibite gassate che si comprò una nave da guerra fino al ventenne informatico che vuole farci fare amicizia con la sua intelligenza artificiale. Un saggio leggero ma rigoroso, che analizza il capitalismo selvaggio attraverso le teorie di Naomi Klein, Mariana Mazzucato, Yanis Varoufakis, Quinn Slobodian e molti altri.

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A Parma ci sono alternative: città di nuove alleanze. Il 17 febbraio “The Cost of Growth” all’Astra di Parma

di Nicola Cavallotti

Ripubblichiamo questo articolo già uscito su puntoevirgola.online [ndr].

Uno dei leitmotiv più in voga nella società contemporanea riprende la massima thatcheriana “There Is No Alternative”, quella postura nella quale accettiamo, di fatto, la crescita economica come unica via per lo sviluppo della società umana. Quello slogan, utilizzato più volte dalla Premier inglese negli anni ’80 (ma ampiamente ripreso da altri capi di Stato, si pensi al “Es gibt keine Alternative” della CDU, nella Germania di metà anni ’90) non solo sanciva il passaggio dello Stato dal suo ruolo di regolatore a quello di garante degli interessi privati e del mercato, era soprattutto un manifesto programmatico del progetto neoliberista: non sarebbe potuto esistere un modello alternativo alla società neoliberale, quindi alla crescita infinita. Quella tesi si inseriva in una strategia multilivello, a quel punto già decennale, che prevedeva di limitare progressivamente l’intervento pubblico, in favore del libero mercato, promuovendo la concorrenza, la deregolamentazione e la riduzione della spesa pubblica per i servizi sociali. Ma quelle quattro parole ebbero la forza di codificare il messaggio in un imperativo che non lasciava margine, ostruiva immaginazioni altre, assumeva il governo dell’inconscio collettivo.

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