Il comandante anarchico. Presentazione del libro su Emilio Canzi al Barrique Piazzale Picelli il 7 maggio

da Centro studi movimenti

La vita di Emilio Canzi è una di quelle che non si scordano, per le straordinarie vicende che lo travolgono e, al tempo stesso, lo vedono protagonista.

Piacentino di nascita, classe 1893, Canzi è stato un anarchico e molto di più. Fu un giovane soldato nell’occupazione italiana in Libia, un combattente della Grande guerra, un dirigente della milizia degli Arditi del popolo, un esiliato politico in Francia, un volontario antifascista nella “rivoluzione” spagnola, un prigioniero nei lager tedeschi, un confinato del regime fascista, un partigiano delle formazioni della Resistenza piacentina, anzi il comandante partigiano di tutte quelle formazioni, il “comandante anarchico”.

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La voce di Antonio Cieri in Spagna nella stampa antifascista

di Franco Ferrari

Antonio Cieri, anarchico, nato a Vasto (Abruzzo) il 10 novembre 1898, arrivò in Spagna tra i primi italiani già alla fine di luglio del 1936, poche settimane il colpo di Stati dei generali antirepubblicani. Entrò nelle fila della Sezione Italiana della Colona Ascaso, nella quale, affiancati ad una maggioranza di anarchici, si erano integrati uomini di Giustizia e Libertà, guidati da Carlo Rosselli, nonché militanti di altre formazioni politiche. La Sezione si era costituita il 13 agosto e pochi giorni dopo una prima colonna lasciava la capitale catalana per dirigersi verso il fronte di Huesca.

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In ricordo di un anarchico. Il 7 aprile, nella piazzetta dell’Avèrta di borgo del Naviglio, un’iniziativa per ricordare Antonio Cieri

da Aicvas, Centro studi movimenti, Gruppo anarchico Cieri e Unione Sindacale Italiana

Non ancora ventenne, Antonio Cieri combatte nella Grande guerra, dove si guadagna una decorazione al valore. Tornato dal fronte trova lavoro ad Ancona nelle Ferrovie dello Stato come disegnatore tecnico. Qui, negli ambienti proletari della città, aderisce al movimento anarchico e vive l’esperienza della rivolta del giugno 1920. Proprio per punirlo della sua attività “sovversiva”, la direzione ferroviaria lo trasferisce a Parma, dove entra in contatto con la milizia antifascista degli Arditi del popolo di Guido Picelli. È lui, infatti, a guidare durante l’agosto 1922 la resistenza del rione popolare del Naviglio, dove si avvengono gli scontri più duri, contro le squadre fasciste guidate da Italo Balbo.

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