Nel suo programma di presentazione di libri che si ritengono utili al confronto, la Piccola Biblioteca Partigiana organizza un incontro con il Prof. Alfredo Chetta sul libro di Milena Gabanelli e Simona Ravizza, Codice rosso, dedicato alla sanità pubblica.
Il Coro dei Malfattori e la Rete Kurdistan Parma invita a una serata di solidarietà per il Rojava. Parleremo di quanto sta accadendo nell’Amministrazione Autonoma del Nord e dell’Est della Siria dove è sotto accatto il progetto del confederalismo democratico: un autogoverno costruito dal basso, fondato sulla libertà delle donne, sull’ecologia, sulla convivenza pacifica tra popoli e religioni diverse.
Sono vent’anni almeno che per non parlare dei problemi sociali che si aggravano sempre più, si parla di scontri di civiltà, “difesa della nostra cultura” contro non meglio precisati attacchi che si perdono nelle nebbie del complottismo o vere e proprie bufale, tipo il Piano Kalergi. Tutti i governi che si sono succeduti nel nuovo millennio hanno puntato su un sistema economico che affermava che l’unico modo per stare bene era permettere a un pugno di uomini di arricchirsi senza limiti, a qualunque costo, gettando al vento la scuola e la sanità pubblica, cancellando i diritti sul lavoro perché non ci rendevano competitivi.
Mentre la nostra vita peggiorava, l’unico problema trattato era quello della sicurezza associato all’immigrazione. Prima erano i meridionali, poi gli albanesi, i rumeni e oggi gli islamici e gli africani. La scuola non funziona “perché ce ne sono troppi”, gli ospedali non funzionano “perché curano solo loro”, le nostre città fanno schifo “perché ci sono loro”. È un “loro” indefinito, vago, non sono nemmeno persone reali, incontrate, sono persone raccontate sulle tv, sui social, notizie di cronaca commentate e strumentalizzate da politici che comprensibilmente preferiscono indicarci un capro espiatorio, piuttosto che spiegarci come intendano risolvere i problemi.
di Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti di Parma
Solo perché italiani? Solo perché italiani sono stati vittime delle foibe del ’43 e ’45?
Per la ricorrenza del 10 febbraio, “giorno del ricordo”, solennità civile nazionale istituita in base alla legge 92 del 2004, da vent’anni vengono attribuiti riconoscimenti e medaglie agli “infoibati”. Ma quanti sono questi riconosciuti e chi sono? Dalla documentatissima ricerca dello storico Sandi Volk, autore del libro Solo perché italiani? Un ricordo truccato (Kappa Vu, 2026) di recente pubblicazione, emerge che sono circa 800 (ottocento) e in gran parte appartenenti alle forze armate dell’Italia fascista che aveva aggredito e occupato la Jugoslavia, e delatori e collaborazionisti dei nazifascisti.
Basta ricordare anche solo alcuni tratti dell’attività di Eugenio Melandri per capire le ragioni del convegno intitolato a lui: le campagne e le iniziative che aveva condotto come parlamentare – la regolamentazione del commercio delle armi, il sostegno alla obiezione di coscienza militare e fiscale, alla eliminazione delle armi nucleari, la messa a bando delle mine antiuomo e ancora “Chiama l’Africa” e “Contro la fame cambia la vita”, la marcia a Sarajevo – per accorgerci che stiamo parlando dell’oggi, dell’impegno che oggi dobbiamo tenere. “L’attualità del pensiero e dell’azione di Eugenio Melandri” si svolgerà venerdì 30 gennaio presso la sala conferenze dei Missionari Saveriani, organizzato da Missione Oggi, Casa della pace di Parma e Associazione Missionari Saveriani.
In città esistono problemi reali: disagio sociale, povertà, consumo di sostanze, conflitti nello spazio pubblico. Negarlo sarebbe sbagliato. Ma le zone rosse non risolvono questi problemi. Li spostano, li aggravano e colpiscono soprattutto chi è già fragile. Questo comunicato serve a spiegare cosa sono davvero, perché non funzionano e quali alternative esistono.
di Comitato Società civile per il NO nel referendum costituzionale di Parma
Sabato scorso, 17 gennaio, nella Sala Arta di Via Treves a Parma, è stato ufficialmente presentato il Comitato provinciale Società civile per il NO nel referendum costituzionale, con una conferenza stampa in cui sono state dettagliate le ragioni per le quali ci si oppone alla riforma della giustizia Nordio.
Murale di Jorit su un caseggiato popolare dell’Isolotto a Firenze, 2020.
Considerato uno dei grandi pensatori politici del Novecento, Antonio Gramsci è studiato e discusso in università e istituti di ricerca di tutto il mondo, mentre in Italia da almeno un trentennio la sua figura e le sue teorie sono marginalizzate in ambienti accademici limitati. Una damnatio memoriae determinata dal clima anticomunista che ha segnato gran parte della nostra classe dirigente e lo ho condannato a essere vuota icona della sinistra progressista. Già perché Gramsci, oltre a essere stato uno straordinario intellettuale marxista, fu un dirigente del movimento operaio, prima nelle file del Partito socialista e poi, dal 1921, di quello comunista. Massimo esponente del Pcd’I dal 1924 al 1926, fu arrestato dalla polizia fascista e detenuto in carcere e, poi, ridotto in fin di vita, in una clinica privata, dove morì nell’aprile 1937.
di Amleta, Casa delle donne, Centro Antiviolenza di Parma, Europa Teatri, Festina Lente Teatro, Gianluca Foglia Fogliazza, Giolli Cooperativa Sociale, La Paz Antiracist Football Club, LENZ Fondazione, LOFT – Libera Organizzazione Forme Teatrali, Maschi Che Si Immischiano, Progetti&Teatro associazione culturale, Teatro del Cerchio, Teatro Necessario, Vagamonde, Zona Franca, cittadine e cittadini di Parma
Paola Donati si è autosospesa. E tutti ringraziano tutti, per il lavoro svolto, per la qualità, per la professionalità. Per “la corretta e positiva attività finora svolta”. ll Cda e i soci, addirittura, ne prendono atto “pur ritenendo che non vi siano elementi tali da poter determinare la scelta”. Ecco fatto. Siete contenti? Andiamo avanti e non parliamone più.
E allora a noi cosa resta da fare? Unirci ai ringraziamenti come se niente fosse? Come se non ci fosse la condanna di un tribunale, come se non ci fossero decine e decine di donne che in questo ultimo mese si sono unite al coro di chi in quel teatro ha subito molestie, per raccontare le proprie?
Dovremmo ringraziare la direttrice per “il suo senso di responsabilità”, arrivato dopo comunicati e interviste irricevibili per il loro tono supponente e arrogante? Il tono di chi non avrebbe fatto un passo indietro nemmeno se fosse stato l’ultimo? Dovremmo metterci l’animo in pace e tornare allegramente a Teatro Due?
È davvero triste assistere al dibattito politico, anche nella nostra città. Oggi tocca alla Cavandoli che nella corsa a tre con Vignali e Bocchi deve tenere il passo. Il tema? L’unico tema possibile, l’unico di cui si possa parlare: baby gang, Parma come il Bronx, non si può più uscire la sera. I mezzi di informazione locali, ma ormai sempre più anche pagine social, chiamano al minuto d’odio contro gli immigrati.
Oggi la Cavandoli mette in relazione un episodio di cronaca avvenuto in via Farini, invocando espulsioni, “buonismo della sinistra”, integrazione fallita. Violenza&Degrado: soluzione? “Negri a casa! Ordine!”