Il rivoluzionario spogliato della rivoluzione. Ancora su Guido Picelli

di William Gambetta

Guido Picelli fu un importante dirigente del Partito comunista d’Italia. Senza addentrarci nei particolari, egli fu cacciato dal Partito socialista nel settembre 1921 (per essere l’animatore degli Arditi del popolo a Parma) e, dopo un anno di attesa, fu accettata la sua iscrizione al Pcd’I (settembre 1922). Da allora fino alla morte, oltre che deputato, ne fu un esponente di rilievo. La sua vita, dunque, si intrecciò indissolubilmente a quella del comunismo degli anni Venti e Trenta. E la sua attività politica si svolse nel solco della lotta rivoluzionaria, attraverso pratiche insurrezionali e organizzazioni paramilitari[1].

Ciò nonostante la sua figura continua ad essere celebrata tanto da coloro che esaltano la democrazia liberale quanto da coloro che, pur tendendo a qualche forma di socialismo, condannano ogni radicalità “estremista” e “violenta”[2]. E dunque ogni forma di rivoluzione.

È questa una contraddizione evidente, che deve essere spiegata.

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L’atomo e il turbante, uno sguardo sull’Iran contemporaneo

di Latino Taddei

Dal 15 gennaio al 3 febbraio 2026, organizzato nell’ambito della Libera Università del Sapere Critico, si svolgerà il corso L’atomo e il turbante, diviso in quattro incontri. Le lezioni analizzeranno la situazione sociale e politica dell’Iran contemporaneo. Altre informazioni si possono trovare a questo link. Abbiamo chiesto a Latino Taddei, curatore del corso, di presentarlo con un breve articolo sul nostro blog (ndr).

L’estate di dieci anni fa l’Iran firmava, assieme a Unione Europea, Germania, Stati Uniti, Cina, Russia e Regno Unito, il JCPOA, ovvero l’accordo che prevedeva lo sviluppo controllato del nucleare civile persiano assieme alla progressiva eliminazione delle sanzioni occidentali che da decenni soffocavano l’economia iraniana.

Ricordo vivamente quei giorni di luglio, nei quali a Teheran si percepiva in maniera evidente di essere nel mezzo di un fatto storico, un passaggio fondamentale nel percorso di avvicinamento dell’Iran verso i paesi occidentali, con tutte le conseguenze del caso (economiche, politiche e diplomatiche fra tutte).

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Relazioni di potere e appropriazione dei corpi

di Cristina Quintavalla

Disegno di Franco Matticchio (particolare).

Le violenze e le molestie subite da giovani attrici impegnate in un importante Teatro cittadino, alla luce della spessa e ampia rete di complicità, connivenze, coperture, di cui ha goduto l’abusante, appaiono ancora più odiose. Non è certo una prassi inconsueta, avendo costituito negli anni il brodo di coltura in cui spesso si sono incistati la solitudine e il senso di disorientamento della vittima di abusi.

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Oltretorrente, dove ancora abitano le storie ribelli. Una visita guidata “dalle barricate di Parma alle trincee di Spagna”

di Marco Severo

Guido Picelli, Achille Benecchi, Adelino Paini, Bruno Bucci e Antonio Cieri.

Se i muri potessero parlare, forse l’intera vita pubblica ne trarrebbe oggi vantaggio. Potremmo portare in visita il nostro presente, ad ascoltare quelle pareti. Spegneremmo le cuffie dello smartphone per accostarci alle pietre della storia. All’inizio sarebbero scricchiolii fra le fessure, minimi smottamenti di sabbia di mattoni che si fanno bisbigli. Poi attraverso gli intonaci passerebbe l’eco di vecchi palpiti, di accenti di furore e d’amore.

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Un fragore che risuona ancora. Due giornate per ricordate i combattenti antifascisti del Parmense nella guerra di Spagna

della redazione

Il Comune di Parma ha organizzato due giornate per ricordare gli antifascisti del Parmense che combatterono a difesa della legittima Repubblica popolare di Spagna tra il 1936 e il 1939.

“Tra il 1936 e il 1939 – si legge in un comunicato del Comune – furono almeno 47 i volontari di Parma e provincia che combatterono a fianco della Repubblica spagnola nelle milizie antifasciste e nelle Brigate internazionali, che complessivamente riunirono oltre 50.000 volontari provenienti da 53 Paesi. Tra i tredici caduti parmigiani si ricordano Guido Picelli, protagonista delle Barricate antifasciste dell’agosto 1922, e Antonio Cieri, responsabile della difesa della zona del Naviglio”.

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Una storia del PCI parmense ancora da scrivere

di Franco Ferrari

Il centenario della fondazione del PCI, nel 2021, ha determinato la messa in commercio di testi di taglio giornalistico molto superficiali e spesso mossi più dalla necessità propagandistica di liquidarne le ragioni piuttosto che l’interesse storiografico a comprenderne la rilevanza nello sviluppo complessivo della società italiana. Per fortuna, oltre a questi, si è anche attivato uno sforzo per riprendere la ricerca al fine di illuminare questioni rimaste in ombra in una storiografia molto concentrata sulla strategia politica e il dibattito nei gruppi dirigenti, anche per per verificare come le vicende del partito si sono articolate e differenziate nelle diverse realtà locali.

La Fondazione Arta DS Parma e l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma hanno dato impulso ad un lavoro di ricerca che si è condensato nel volume pubblicato dalla MUP Editore, intitolato “Il comunismo parmense dall’antifascismo alla Bolognina” (pp. 229, € 17,00), curato da Mariachiara Conti e Alessandra Mastrodonato.

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“Siamo il grido di chi non ha più voce!” La voglia di buttare fuori quello che ciascuna “ha dentro” si fa azione collettiva per il 22 novembre

di Casa delle donne Parma

Succede che a Parma quest’anno il corteo del 25 novembre, quello per la giornata contro la violenza di genere, sarà il 22 novembre. Anticiparlo al sabato è stata una scelta fatta dalle associazioni e realtà che ogni giorno lottano contro le molteplici forme di violenza presenti nelle nostre relazioni e nelle nostre vite, e il Comune di Parma, per far in modo di essere in piazza tutt3 insieme, student3 e mondo adulto, accomunati da un’unica necessità: eliminare la violenza di genere.

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L’Italia senza casa. Sabato una discussione sul diritto all’abitare all’Aquila Longhi

di Andrea Bui

Senza casa non può esserci cittadinanza e il divario di ricchezze che negli ultimi vent’anni si è prodotto nelle nostre città ci racconta di una cittadinanza sempre più legata al reddito, con costi immobiliari declinati sul mercato finanziario e lontani da salari da trent’anni al palo.

E così abbiamo un’Italia senza casa e Sarah Gainsforth ce la restituisce fornendoci numeri e statistiche utili a sostenere quello che percepiamo sulla nostra pelle da ormai molto tempo: abitare nelle nostre città è sempre più difficile. Innanzitutto per i costi proibitivi di un’abitazione: dall’inizio del secolo a oggi i prezzi delle case sono aumentati a Roma del 56%, a Milano del 70%. Questo anche perché dagli anni Novanta lo stato ha rinunciato ad avere una politica abitativa. Se gli affitti oggi valgono una quota del 16% sul totale nel 1971 valevano per il 40%, perché l’unico intervento pubblico è stata l’agevolazione del mercato immobiliare. Il risultato è stato un aumento dei prezzi vertiginoso e una crisi abitativa che risulta paradossale, visto che la cementificazione del nostro paese dal dopoguerra in avanti prosegue incessantemente senza alcun legame con l’andamento demografico.

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Né verticale né orizzontale. Il libro radicale di Rodrigo Nunes

di Andrea Bui

Venerdì 31 ottobre, alla Libreria Chourmo verrà presentato il libro di Rodrigo Nunes Nè verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica (Edizioni Alegre 2025). Con l’autore discuteranno Andrea Bui (Potere al popolo) e Erika Trombi (Casa del popolo Thomas Sankara). Di seguito pubblichiamo una recensione al volume di Andrea Bui [ndr].

Ovunque ci siano persone che non si sentono obbligate a essere o questo o quello, e che adottano tattiche e pratiche non per puntellare un’identità ma perché potrebbero funzionare, c’è speranza…”

Rodrigo Nunes compie un’operazione tanto coraggiosa quanto necessaria: non considerare la questione organizzativa come una questione identitaria, un’arena in cui si scontrano irriducibili opposizioni: “orizzontale vs verticale”, “movimento vs partito”, “autonomia vs coordinamento”. In Nè verticale né orizzontale non troveremo un modello tutto nuovo, ma una postura e uno sguardo nuovi sul tema. Innanzi tutto una postura pragmatica, che si chiede “se funziona” prima di chiedersi se “sia giusto”, una domanda necessaria viste le sconfitte da cui la sinistra sembra non riesca ad uscire. E una delle spie di questa impasse potrebbe essere proprio un dibattito sull’organizzazione che non si preoccupa dell’efficacia. L’organizzazione è stata spesso e volentieri vista come la scelta della forma giusta che aveva più a che fare con l’identità che non con il suo essere adeguata ad uno scopo.

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