C’è l’infodemia, signora mia!

di Marco Severo

Il vecchio prof di Teoria della comunicazione, alla scuola di giornalismo, era solito mettere in guardia gli allievi circa una serie di vizi e degenerazioni della professione giornalistica riscontrabili nella figura da lui definita del “riempitore di pagine”. Era un attimo e si finiva per diventare riempitori di pagine, sosteneva. Magari si partiva con le migliori intenzioni, ottime letture, idealismo e romanticismo e tutto quanto, poi niente: riempitori di pagine. Continue reading “C’è l’infodemia, signora mia!”

Black Lives Matter in assemblea: “Il razzismo è sistemico. E Parma non fa eccezione” (FOTO)

di Igor Micciola

Chi si aspettava di vedere poco più dei soliti noti, irriducibili militanti di minoranze “sinistrorse”, è stato costretto a rimandare l’appuntamento con la propria soddisfazione. O rassegnazione, secondo i casi. Ieri pomeriggio, alle 18.00 in piazzale della Pace a Parma, centinaia di persone si sono riunite intorno allo striscione “We can’t breathe – Black Lives Matter”: nelle intenzioni degli organizzatori (Art Lab, Collettivo La Rage e Post) l’evento era pensato come un’assemblea pubblica antirazzista, per dare seguito a quella piazza del 9 giugno in cui migliaia si sono inginocchiati a pugno alzato. Continue reading “Black Lives Matter in assemblea: “Il razzismo è sistemico. E Parma non fa eccezione” (FOTO)”

Per un femminismo iconoclasta

di Anna Giulia Della Puppa

Montanelli, ormai finalmente questa cosa è una dato assodato e conosciuto dai più, fu, oltre che un fascista impegnato nell’impresa coloniale d’Africa, uno stupratore e un pedofilo (e quindi un colono a tutti gli effetti). Nessuno dei suoi difensori si sogna più di dire che così non fosse. Tutti, piuttosto, invitano a “contestualizzare”: il periodo storico, la cultura del tempo… Continue reading “Per un femminismo iconoclasta”

Qualcuno ha il cellulare di Banksy?

di Marco Severo

Lo sprovveduto automobilista che, anni fa, si trovò ad attraversare l’Appennino centrale tra Lazio e Abruzzo fu colto da una specie di sincope allorché nei pressi di Antrodoco, in provincia di Rieti, levò gli occhi sopra l’orizzonte. Come un’epifania inattesa del passato, era esplosa dietro una curva un’enorme scritta sul fianco di una montagna. “Dux”, vi si leggeva. La monumentale epigrafe era composta dagli alberi dei boschi, verde cupo sul giallo dei prati estivi. L’Appennino stesso, il suo paesaggio, cielo e terra, invocavano il Duce, Benito Mussolini, il fascismo: lì, oltre mezzo secolo dopo la caduta di un regime responsabile del biennio nero, del ventennio dittatoriale, della guerra d’Etiopia, della guerra di Spagna, delle leggi razziali, della seconda guerra mondiale, della Repubblica di Salò. Continue reading “Qualcuno ha il cellulare di Banksy?”