Caso Ferrarini, EcolPol Parma: “Lavoratori scomodi licenziati? Siamo pronti alla lotta”

da Ecologia Politica Parma

Lisa Ferrarini

È inaccettabile che in piena emergenza sanitaria ed economica due operai siano stati licenziati dalla Ferrarini Spa perché troppo scomodi alla nota azienda alimentare reggiana, la quale possiede anche uno stabilimento in territorio parmense.

L’azienda, inoltre, si trova da circa un paio di anni in concordato a causa di diverse centinaia di milioni di euro di debiti accumulati. Le cordate per salvarla, come già abbiamo mostrato nel riassunto dell’inchiesta di Andrea Bui, Piermichele Pollutri e Emanuele Leonardi, sono due: Pini/AMCO sostenuti dalla stessa Ferrarini e Bonterre/Grandi Salumifici Italiani sostenuti da Intesa San Paolo e Unicredit. La scelta dell’ammissibilità di uno dei concordati dopo la decisione del tribunale di Bologna, spetterà all’adunanza dei creditori e non di certo ai lavoratori dipendenti che sono creditori privilegiati. Ma nonostante questo, da diversi mesi la Ferrarini non fa altro che coinvolgere con ogni mezzo i propri dipendenti a “fare il tifo” per il gruppo Pini.

Ad opporsi è il delegato sindacale Cgil Nicola Comparato, licenziato recentemente e per anni dipendente dell’azienda, che più volte ha denunciato i metodi dell’azienda. Riunioni con i lavoratori, incontri di alcuni dipendenti con esponenti politici, pressioni di ogni genere… Tutto questo ha portato Comparato ad esplodere durante un acceso diverbio con un suo superiore molto vicino alla Ferrarini a fine novembre 2020. La lite si è rapidamente trasformata in sospensione cautelare di un mese e, infine, in un licenziamento per “giusta causa” e “insubordinazione”, per via epistolare. Ma non finisce qui. Di alcuni giorni fa è la notizia del licenziamento di un altro dipendente dell’azienda nello stabilimento parmense situato a San Michele Cavana, frazione di Lesignano Bagni, per assenza ingiustificata. Il lavoratore in questione, Dadje Zah Alain Guy, di 54 anni proveniente della Costa d’Avorio, iscritto alla CGIL, sarebbe “colpevole” di non godere di buona salute, essendo malato oncologico e colpito dal Covid, da tempo assente dal lavoro a causa della sua situazione clinica di cui l’azienda era perfettamente a conoscenza.

Lavoratori scomodi, ecco come definire i due operai protagonisti di questa assurda vicenda. Uno parla troppo, l’altro non riesce a rendere come dovrebbe. Diamo tutta la nostra solidarietà a Nicola e Alain e siamo pronti a dare tutto il nostro appoggio e sostegno per qualunque tipo di iniziativa. Crediamo che la salute dei territori passi in maniera incontrovertibile anche dalla salute dei lavoratori e delle persone che questi territori abitano. Non è un caso che la Ferrarini, con il disinteresse verso il territorio che la contraddistingue, sia anche quella che per estrarre sempre più valore, spreme i lavoratori. Questa battaglia non è solo la battaglia di questi lavoratori, è la battaglia per un modello di sviluppo diverso, che integri benessere della Terra e benessere delle persone.